lunedì 8 ottobre 2012

SOCIALISMO E USUROCRAZIA


Chavez viene riconfermato Presidente del Venezuela. Il Paese latino americano continuerà dunque sulla strada del socialismo nazionale combattendo l’imperialismo a stelle e strisce e gli squali della grande finanza apolide.
In Europa nelle stesse ore nasce l’ ESM, il meccanismo europeo di stabilità. Il Paese in questo momento più direttamente interessato è la Spagna di Mariano Rajoy, il quale, però, esita nel chiedere aiuti. E il motivo di tale esitazione è semplice. Il Premier iberico potrebbe infatti accettare un soccorso sia per la ricapitalizzazione delle banche che per dare ossigeno al crescente debito pubblico (l’ESM ha infatti capacità di intervenire sul mercato primario dei titoli di Stato) ma a quale prezzo? E’ questa la domanda che Rajoy si sta facendo. Accettare liquidità dall’ESM significherebbe infatti cedere ulteriori pezzi di sovranità.
E’ un’Europa allo sbando ma gli esempi da seguire ci sono, basta guardare oltre oceano.

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sabato 15 settembre 2012

BOND ILLIMITATI


Sincere gratulazioni dai media italiani per il Mario della BCE e, di conseguenza, anche il popolo, timidamente, per quanto possa avere capito, applaude alle misure adottate dal Signor Draghi.
Acquisto di Bond illimitati è la parola d’ordine arrivata da Francoforte con il solo niet da parte della Germania.
Ma cosa significa in soldoni? Signfica che il debito dei Paesi più esposti potrà essere acquistato dalla BCE la quale, ovviamente, chiederà in cambio delle manovre volte a smantellare quel che resta dello stato sociale per, secondo lorsignori, dare maggiore competitività sul mercato del lavoro. Inoltre, a differenza di ciò che è stato scritto da diversi giornali, il denaro in circolazione non aumenterà, perché uno dei cavilli all’acquisto di Bond è quello di sterilizzarli. Detto in parole povere, parallelamente alle operazioni di immissione di liquidità, vi sarà un drenaggio della massa monetaria per prevenire lo spauracchio dell’inflazione. Mantenere rarefazione monetaria è infatti uno degli scopi principali del sistema bancario, che in questo modo, ha facoltà di tenere in pugno i governi. Agli usorocrati infatti interessa dare all’ammalato il necessario ossigeno per tenerlo in vita senza farlo alzare dal lettino dell’ospedale, rendendolo in questo modo, debole e ricattabile.
Non ci resta che invocare l’eutanasia sperando in una nuova vita.

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martedì 24 luglio 2012

CAUSE NASCOSTE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE


Come in ogni realtà oggettiva esiste un aspetto formale, esteriore, e un aspetto nascosto. La storia, ovviamente, non fa eccezione. Nei testi ufficiali spesso e volentieri si raccontano gli avvenimenti come fossero quadrati, quando, in realtà, si dovrebbe parlare di cubi. Ciò che viene a mancare è troppo spesso la profondità.
Un conflitto rilevante come la Grande Guerra del ’14-’18 mosse chiaramente interessi di influenti lobby apolidi.
Stando alla storiografia ufficiale fu l’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip a innescare quella bomba ad orologeria che era diventata l’Europa: le manie di grandezza dell’imperatore tedesco Guglielmo II, le mire espansionistiche della Russia verso Costantinopoli e quelle dell’Austria sui Balcani; i conflitti coloniali tra Francia e Gran Bretagna e gli strascichi della Guerra Franco-Prussiana 1.

Grazie alle rivelazioni del colonnello americano Curtis B. Dall pubblicate nel libro “F.D. Roosevelt, il mio suocero sfruttato”, si evince che il grande finanziere di Wall Street, nonché influentissimo personaggio della politica americana, B. Baruch, nell’estate del 1912 avvicinò il candidato presidente USA Wilson, dettandogli le linee guida espressione della volontà dell’alta finanza. A Wilson venne affiancato E.M. House, colui che spinse per l’entrata in guerra e che rappresentò personalmente il Presidente nei negoziati della conferenza di pace.
Era palese l’interesse che la finanza aveva nell’entrare in una guerra prevalentemente europea, sedersi al tavolo dei vincitori significava infatti un ampliamento del mercato statunitense nel vecchio continente.
Fu così che solo cinque mesi dopo essere stato eletto Presidente con lo slogan “ He kept out of war ” (egli ci ha tenuti fuori dalla guerra), Wilson firmava il 6 Aprile 1916 la dichiarazione di guerra alla Germania. Ma c’è di più; ed è sempre Curtis B. Dall che ci viene in sostegno con il suo libro quando parla di un accordo segreto, sotto forma di contratto, che House firmò con gli inglesi. Questo accordo prevedeva una precisa clausola: una volta che gli USA fossero entrati in guerra a fianco dell’Inghilterra, quest’ultima avrebbe garantito ai sionisti, al momento opportuno,la Palestina.
Notevole fu poi il sostentamento che le grandi banche americano-israelite diedero al compimento della rivoluzione bolscevica. Rovesciare il sistema zarista significava da un lato vendicare le persecuzioni che gli ebrei soffrirono in Russia e, dall’altro lato, punire il regime zarista “reo”, unico paese in Europa, di rifiutare l’istituzione di una Banca Centrale.

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1  La Guerra Franco-Prussiana (1870-1871) determinò la nascita dell’Impero Tedesco. Le dure sanzioni in seguito al Trattato di Francoforte alimentarono quel revanscismo che segnò la politica francese in funzione anti tedesca fino alla rivincita del 1919 con il Trattato di Versailles.

mercoledì 18 luglio 2012

NON C'E' FINE ALLA CRISI


Ben Shalom Bernanke, Presidente della Federal Riserve, parla male dell’Europa, per lui ci vorrà molto, troppo tempo, prima che passi la recessione. Conseguenza: ieri la borsa di Milano ha chiuso con un – 0,94, la peggiore. Vabene solo Madrid; evidentemente il piano di austerità del Premier Rojoy che, tradotto, significa un taglio di 65 miliardi alle spese nei prossimi due anni, eccita i mercati. E intanto le agenzie di rating danno voti come fossero professori statali sottopagati e cornuti. Lo stesso Draghi ha lamentato un modus operandi discutibile da parte di queste agenzie private intrise di conflitti di interesse.
Insomma sempre la solita storia, noiosa e nauseabonda.
Siamo nelle sabbie mobili e l’unica corda che il sistema ci propone di afferrare  per tirarci fuori da questo pantano è un cappio.

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ESALTIAMO LO SCHIAFFO ED IL PUGNO


Ha fatto scandalo lo schiaffone rifilato dal leader di CasaPound a Filippo Rossi, direttore del “Futurista”. Lungi da noi accodarci a coloro che biasimano il gesto (magari con un tweet che fa pure trendy; Saviano docet), ci sentiamo invece di esaltarlo: questa è la politica che ci piace, vitale, virile, d'azione; nulla a che spartire con il piattume a cui ci sta abituando l'italiano medio.
Semmai verrebbe da domandarsi a che pro dirigere una rivista che si chiama il “Futurista”, se preso un pugno, si corre immediatamente da “mamma” polizia e a piangere sui giornali.
Futurismo è slancio vitale e assalto; è la sede dell'Avanti che brucia, l' Ardito “che scaglia le bombe fischiettando i ricordi del Varietà”, nulla a che spartire con “Futuro e Libertà” o “Farefuturo” che, con quell' avanguardia artistica, condividono solo poche lettere.


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venerdì 13 luglio 2012

RIVOLTE OPERAIE NELLA DDR


Novembre 1948. La Commissione Economica Tedesca assume autorità amministrativa. Il 7 Ottobre 1949 viene proclamata la fondazione della Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Il 9 Ottobre dello stesso anno l’Unione Sovietica lascia il suo quartier generale di Berlino est.

Fra il Luglio del 1950 (III congresso del Partito Socialista Unificato di Germania,SED), e il Luglio 1952 (II conferenza del SED), si gettarono le basi per la costruzione di un modello socialista sovietico. Venne introdotta l’economia pianificata e il settore industriale completamente statalizzato; ma ciò che più di ogni altra cosa toccò la popolazione, portandola alla rivolta, furono le decisioni prese in campo industriale e agricolo. Agli agricoltori che infatti possedevano più di 100 ettari di terreno vennero espropriati i loro appezzamenti, inoltre, in concomitanza con l’aumento dei prezzi e il razionamento del cibo attraverso i buoni alimentari, venne deciso un incremento della produttività pari al 10% che, tradotto, significava più lavoro a parità di retribuzione. Ovviamente, come era prevedibile aspettarsi, le manifestazioni di piazza non tardarono ad arrivare. Alle richieste per l’annullamento di queste norme inique si affiancarono veri e propri reclami sul versante propriamente politico. Elezioni libere, unità della Germania e il ritiro del Segretario Generale del SED Walter Ulbricht 2.
I primi segnali di forte scontento arrivarono il 15 giugno del 1953 quando una sessantina di operai di Berlino est iniziarono uno sciopero per protestare contro l’annuncio di un taglio di stipendi in caso di un mancato aumento della produttività. Ma fu fra il 16 e il 21 Giugno che si concentrarono le manifestazioni più imponenti. Si mobilitarono più di 150 mila persone e furono coinvolti più di 700 paesi e 600 aziende agricole.
La rivolta fu risolta nel sangue. Come consuetudine nel risolvere le controversie dei suoi paesi satellite, l’URSS inviò a Berlino est circa 600 carri armati modello T-34 imponendo lo stato di emergenza in 167 distretti della DDR. Dopo aver ripreso formalmente il governo nella Repubblica Democratica Tedesca, i militari sovietici, coadiuvati dalla Volkspolizei, (la polizia popolare) riuscirono in pochi giorni a reprimere la ribellione. Il prezzo pagato in vittime fu molto alto. Solo nel 1990, a riunificazione avvenuta, consultando i documenti si apprese che le vittime furono più di 100, 15 mila gli arrestati e circa 2500 i condannati ad una pena definitiva molto severa.
Secondo il giornale ufficiale del SED, il Neues Deutschland, le rivolte furono causate da provocatori nazisti inviati da Berlino Ovest. Ovviamente questa era solo propaganda in pieno periodo di denazificazione. Ma fu proprio con questa propaganda che i comunisti dell’est innalzarono qualche anno dopo uno dei simboli più vergognosi della storia europea. Il muro di Berlino.

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NOTE 


SED :  Partito dominante nella DDR formato nel 1946 nel settore di occupazione sovietico dalla fusione del Partito Socialista di Germania e il Partito Comunista di Germania di chiara matrice sovietica.

Walter Ulbricht: Presidente della DDR dal 1960 al 1973, membro e segretario generale del SED dal 1950 al 1971. Durante il Terzo Reich trovò rifugio in URSS per poi tornare in Germania con l’Armata Rossa nel 1945. Durante la sua presidenza venne edificato il muro di Berlino.

lunedì 9 luglio 2012

PAMPLONA 2012. IL TRIONFO DELLA MEDIOCRITA'


Anche quest'anno a Pamplona si celebra la tradizionale festa di San Firmino con tanto di “corsa pazza” davanti ai tori. Al contrario di Hemingway, però, non riusciamo a vedere nulla di positivo in spettacoli come la corrida o questa “corsa” che, anziché essere una manifestazione del sublime, la ricerca di una “più che vita”,  è il tipico prodotto deviato di questa triste società consumistica.
La componente rituale e religiosa della tauromachia, pratica antichissima presso i popoli mediterranei se pensiamo agli affreschi di Cnosso in cui è rappresentata la pratica del salto del toro, è totalmente esacerbata. Al suo posto la ricerca di adrenalina di centinaia di turisti ebbri di sangria, forse neanche capaci di intendere e volere, troppo annoiati dal solito tran tran quotidiano e alla ricerca di una storia da raccontare agli amici al bar.
Detto questo che almeno i tori abbiano una buona mira...


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lunedì 25 giugno 2012

PERSEVERARE E' DIABOLICO


“Malgrado i passi avanti nella ricapitalizzazione, molte banche seguitano a operare con un alto grado di leva finanziaria, comprese quelle che appaiono ben capitalizzate, ma in realtà presentano enormi posizioni in derivati. Gli istituti di maggiori dimensioni continuano ad avere interesse ad accrescere la leva finanziaria senza prestare la debita attenzione alle conseguenze di un possibile fallimento: data la loro rilevanza sistemica, essi confidano che il settore pubblico si farà carico delle ripercussioni negative”. Questa è parte della relazione che la Banca dei Regolamenti Internazionali ha presentato ieri a Basilea. Preoccupa il fatto che i grandi istituti finanziari non abbiano assolutamente fatto tesoro dell’ultima grande bolla finanziaria scoppiata nel 2008. Dormono sonni tranquilli coccolati dall’idea di un sempre pronto salvataggio pubblico; ed è proprio questo il punto cardine da risolvere. La Banca dei Regolamenti Internazionali, facendo propria una direttiva comunitaria dello scorso 6 Giugno, sta pensando infatti di passare dal cosiddetto bail out (salvataggio pubblico) al bail in. In sostanza scaricare in parte i costi sugli azionisti e gli obbligazionisti riducendo in questo modo i sacrifici che la collettività, suo malgrado, deve affrontare a causa della spregiudicatezza del sistema finanz-capitalista.

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giovedì 21 giugno 2012

EURO MALATTIA


Nonostante le reticenze di Olli Rehn, (commissario europeo per gli affari economici e monetari) che paragona la proposta del Premier italiano come una aspirina che non può curare il male, tiene comunque banco l’idea lanciata da Mario Monti. Utilizzare il fondo salva stati per acquistare sul mercato secondario i titoli di Stato dei paesi periferici non appare più una chimera anche per la Merkel che, dopo un no iniziale, si dice ora possibilista.
Non servirà a molto, si gioca infatti sempre con le regole di usuropoly, e per quanto la proposta di Monti possa abbassare la febbre dello spread, non si distruggerà di certo il morbo di Maastricht che infetta l’Europa.

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sabato 16 giugno 2012

SEMPRE PIU' DELICATA LA QUESTIONE SIRIA

Russia e Cina si oppongono a un intervento di “pace” della NATO in Siria e bloccano due risoluzioni delle Nazioni Unite sulla questione. 

Sulla sponda "democratica",gli Stati Uniti in primis, con l‘aiuto di Turchia, Arabia Saudita, Francia, Qatar e Israele, alimentano intanto la guerra civile in Siria armando sistematicamente i “ribelli”. 
Sempre più vicino pare l’intervento militare nel tormentato Paese mediorientale. Dopo la strage di Houla, anche il neo-eletto Hollande si siede sulla sponda interventista.

Il blocco yankee accusa il governo di Bashar al-Assad di questo massacro, senza oltretutto avere in mano alcuna prova evidente.

Anche Merkel & Company stanno apertamente discutendo di un possibile intervento militare cercando, senza successo, di indurre la Russia a fare concessioni sulla questione, rinunciando al veto.
Sia Mosca che Teheran intanto rifiutano l’imponente riarmo militare dell’Azerbaijan, promosso da Stati Uniti, Israele e Turchia. 

I tamburi di guerra in Medio Oriente, e il fatto che i Paesi europei, tra cui Germania e Francia, siano schierati con gli Stati Uniti, spingeranno sempre più la Russia a un’alleanza con la Cina. La partita pare dunque si debba sempre più giocare su precari equilibri geopolitici. 


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mercoledì 13 giugno 2012

ALLE BANCHE SPAGNOLE, 100 MLD


La Spagna tiene fuori dal prestito la troika e scioglie il nodo politico dell’Eurogruppo per ottenere i 100 miliardi di prestito. Il Fondo Monetario Internazionale avrà solo funzione di vigilanza. Restano ora da risolvere le modalità e le condizioni dell’aiuto finanziario.
Un’iniezione di liquidità non da poco per il sistema bancario spagnolo che potrebbe tirarsi fuori dagli impicci. A far paura alla Germania restano però le condotte deprecabili delle maggiori banche spagnole che negli ultimi anni hanno fatto scoppiare una bolla immobiliare senza precedenti.
Staremo a vedere. Per adesso limitiamoci a prendere la medicina che la dottoressa Merkel sta somministrando alla moribonda Europa.
Aspettando che qualcuno finalmente legalizzi l’eutanasia per questo malconcio e vecchio continente infettato dal più inguaribile dei mali. L’Usura.

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martedì 29 maggio 2012

LA GUERRA PRIVATA


La guerra è sempre stata un business per regni e imperi, democrazie, dittature e qualsiasi altra forma di Stato; ma nel tempo d’oggi, dominato dal libero mercato (che poi di libero ha ben poco, visto che tale regime altro non fa che concentrare il capitale nelle mani di poche corporations), la guerra è diventata un business anche per compagnie private. Aziende quotate in borsa che, dall’inizio degli anni 90, stanno facendo veri affari d’oro con i conflitti bellici presenti su tutto il globo.
È stato il forte cambiamento negli ultimi decenni della natura stessa della guerra, nonché la “rivoluzione privatizzatrice” figlia delle politiche liberiste degli anni ’80, i cosiddetti reaganismo e thatcherismo, a favorire la libera azione nella sfera economica riducendo l’intervento statale anche nei gangli vitali della cosa pubblica.
Trovandoci di fronte ad un comparto industriale relativamente giovane, è difficile ad oggi quantificare il numero di PMF presenti sul mercato. Se da un lato c’è una tendenza all’accorpamento di varie aziende, dall’altro lato c’è un costante incremento di nuove aziende tendenzialmente ridotte nelle dimensioni, specie nei Paesi dove ancora il controllo e la regolamentazione di questo settore è carente.
Ma come avviene il reclutamento in queste aziende private? Con la fine della guerra fredda e la scarsa remunerazione delle forze armate di quasi tutti i Paesi, le PMF godono di un continuo flusso di assunzioni. Gli stipendi che offrono poi sono dalle 2 alle 10 volte superiori a quelli degli eserciti o delle polizie ufficiali, se poi a questo si aggiunge un trattamento assicurativo pensionistico di buon livello e la possibilità di divenire comproprietari dell’azienda tramite formule di stock options l’affare è presto che servito.
Un’altra condizione che ha favorito il boom delle aziende militari private è la struttura leggera e dinamica di quest’ultime. Le PMF non essendo costrette a tenere sotto contratto un elevato numero di impiegati, si avvalgono specialmente di personale qualificato disponibile ad incarichi saltuari. Inoltre questa struttura cosi agile e leggera permette loro di piazzare sedi nelle situazioni più favorevoli, dato che una lista di potenziali clienti o impiegati non necessita di essere gestita da un luogo particolare; per di più sempre più PMF stabiliscono la loro sede nei paradisi fiscali come le Cayman o le Seychelles avvicinandosi alle tendenze generali dell’economia mondiale.
I maggiori clienti delle PMF sono individuabili principalmente in due settori: le ONG (organizzazioni non governative) e le multinazionali. Per quanto riguarda il primo caso, sono le stesse ONG che ricercano personale privato altamente specializzato per la difesa dei volontari o i dipendenti e per prevenire eventuali danneggiamenti o saccheggi delle risorse destinate alle popolazioni nelle zone di crisi. Nel caso delle grandi multinazionali, specie del settore industriale estrattivo-minerario, dove bisogna necessariamente estrarre e trattare il materiale sul posto, e visti i crescenti pericoli in quei Paesi e la scarsa disponibilità di protezione delle strutture statali locali, sempre più colossi industriali tendono non solo a servirsi di PMF, ma a integrarle in maniera più stabile nelle loro attività. Veri e propri eserciti di occupazione a difesa degli interessi capitalistici. Compagnie private sono state coinvolte anche nelle tristi vicende dello scandalo di Abu Ghraib, la prigione irachena teatro di torture e abusi fisici e psichici durante la seconda guerra del golfo. Le compagnie in questione sono Titan Corporation, specializzata nella fornitura di traduttori e CACI che usualmente si occupa di information technology. Alcuni dei loro dipendenti in alcuni casi hanno gestito in prima persona interrogatori e attività della prigione. E se i responsabili dell’esercito hanno subito una corte marziale per quanto successo, è probabile che gli operatori di Titan e CACI non saranno mai giudicati a causa di un vuoto di legislazione in merito.

Dati bibliografici: “Mercenari S.p.A.”

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giovedì 24 maggio 2012

OLTRE IL DOGMA LIBERISTA


Lavorare e fare sacrifici per finanziare il debito. Un debito infinito.
Infinito perché il denaro è a prestito, e per ogni prestito ci sono interessi da pagare. Semplice, lineare, non fa una grinza.
Quando andiamo a chiedere un mutuo, le banche vogliono garanzie e, come garanzie, per contro di un prestito virtuale, si è virtuale, non erogano soldi veri, chiedono beni reali.
Ora, proviamo a ragionare. Se in questo, che è un sistema bancario privato, i prestiti avvengono dietro garanzia, per quale motivo, nazionalizzando il sistema bancario non si potrebbero usare come garanzie, ad esempio, i lavori pubblici che lo Stato si impegnerebbe a realizzare? Non sono forse più reali i ponti, le scuole o le autostrade rispetto alle riserve auree? Non è forse più economicamente intelligente agganciare la creazione del denaro alla costruzione fisica di una società invece che ai derivati o alle varie forme di speculazione? La risposta è ovviamente si.
Il punto è che in un sistema così strutturato avrebbero troppo da perdere gli squali della finanza, i quali, ovviamente, agiterebbero lo spauracchio dell’inflazione come scoglio insormontabile per l’attuazione di una struttura economica basata sul credito anziché sul debito. Come se lo Stato per dogma, il dogma liberista, non fosse in grado di regolare stabilità dei prezzi e base monetaria circolante. E per Stato, si badi, non si va intendendo quello corrotto e cameriere del potere economico, bensì lo Stato forte, classe dirigente di una Nazione divenuta corpo unico, tendente nella medesima direzione, oltre i particolarismi individuali espressione dell’attuale società-massa.

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martedì 22 maggio 2012

ELEZIONI SERBE


Le elezioni serbe hanno immolato sull’altare della crisi finanziaria Boris Tadic. Dopo otto anni alla guida del Paese è stato infatti sconfitto dal suo rivale Tomislav Niklovic.
Con questo risultato si va consolidando  il fronte euro scettico del vecchio continente.
Niklovic dal 2008 è alla guida del Partito Progressista Serbo, una svolta moderata rispetto al suo curriculum politico che lo vide protagonista come vice primo ministro di Milosevic, sul finire degli anni 90.
Nonostante non sia più il leader del Partito Radicale Serbo, il neo Presidente mantiene alcuni paletti, retaggio del suo recente passato iper nazionalista, sia in politica interna che in quella estera.
Anche se non ha dichiarato espressamente la volontà di uscire dall’euro, Niklovic non sarà di certo un alfiere della moneta unica. Vi sarà un forte consolidamento dei rapporti con la Russia e probabilmente si accentueranno le tensioni con il Kosovo. Ma soprattutto il nuovo capo dello Stato dovrà fronteggiare i problemi che attanagliano il Paese; con una disoccupazione al 25%, l’inflazione all’11% e una corruzione smisurata avrà un duro lavoro da fare.

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martedì 15 maggio 2012

GAME OVER ITALIA


E bravo Monti!
L’uomo che doveva portarci fuori dalla crisi, l’uomo che doveva ridare fiducia ai mercati.
Bene, le lacrime&sangue hanno portato solo maggiore povertà e accentuato la sfiducia dei mercati.
L’Istat pubblica oggi dati sconfortanti; il prodotto interno lordo crolla del – 1,3% su base annua e lo spread veleggia sempre al di sopra dei 400 punti, 422 per la precisione.
Magari se il professore scendesse dalla cattedra cercando di capire che il popolo italiano non è costituito da numeri, ma da carne ossa e sangue, forse si renderebbe conto che l’Europa, così come è stata voluta dai suoi colleghi tecnocrati, è stata sconfitta dalla storia.

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mercoledì 9 maggio 2012

GIOVANI E PROFESSORI


Ci sono i professori al governo. E poi ci sono quelli più sfigati, rimasti a fare il loro inutile lavoro nelle Facoltà. Accade così che oggi, alla Cattolica di Milano, il titolare della cattedra di demografia si sia inventato un convegno per risolvere un problema ormai evidente: come possono contare i giovani in politica? La questione nasce da un dato assodato, confermato dall'ultima tornata elettorale: i giovani (sotto i 35) sono demograficamente una minoranza. Non potranno mai più contrastare le decisioni, a spettro assai limitato, degli ultra-sessantenni. Insomma, la sterilità del paese, oltre che sui conti pubblici e privati, incide, scientificamente, anche sulla rappresentatività. Ha senso questa democrazia, dove chi dovrebbe contare di più (naturaliter), invece conta di meno? Come tutelare questa nuova minoranza? Il professor tal dei tali della Cattolica proporrà un complicato calcolo ponderato dei voti under 30, derogando alla sacra e falsa legge democratica - una testa, un voto. A questo punto, diciamo noi, perchè non abolirlo direttamente questo fallimento carnevalesco e lasciar libero corso ai giovani, ai belli e ai forti?
 
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martedì 8 maggio 2012

ELEZIONI COMUNALI: LA DISFATTA DEI PARTITI


224.106.
E’ il numero, vastissimo, degli astenuti alle ultime comunali genovesi, pari al 44,48% degli aventi diritto al voto.
E non sono certo cittadini di serie b, anzi, sono il termometro dell’enorme sfiducia che il popolo nutre verso il sistema politico; e il prossimo sindaco dovrà tenere conto di questa maggioranza relativa della città.
Andando ad analizzare le percentuali, tenendo conto di tutti gli iscritti e non solo dei votanti, ecco come si presenta lo scenario. Desolante per tutti i partiti.

 

ASTENUTI            44,48%

DORIA                25,3%
MUSSO                7,85%
PUTTI                7,26%
VINAI                6,64%
RIXI                 2,46%


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venerdì 4 maggio 2012

LADRI DI NOTTE


I ladri, solitamente, agiscono di notte. Per svariati motivi. Il primo, non essere visti. Non sono da meno gli istituti finanziari. Ladri legalizzati. Così, negli ultimi giorni, per l'ennesima volta in poco tempo, gli accrediti delle banche della zona Ue presso la Bce, i così detti depositi overnight, quelli fatti di notte, al riparo da occhi e tasche indiscrete, sono saliti oltre gli 800 miliardi alla volta.
Ma cos’è un overnight? Un overnight è un deposito interbancario a brevissima scadenza per investire le eccedenze di liquidità. E non è un caso che questi depositi siano saliti cosi vertiginosamente nell’ultimo periodo. Draghi infatti, come ricorderete, ha prestato al sistema bancario circa 1000 miliardi al tasso dell’1%. Le banche, ovviamente, non essendo vincolate all’utilizzo di questa liquidità, hanno deciso di utilizzare questa marea di denaro non già per aiutare famiglie e imprese, ma per tappare i propri buchi di bilancio o per riacquistare le proprie obbligazioni.
Una truffa colossale, su cui si basa la rapacità delle crisi indotte dal circuito finanziario. Una truffa che andrà avanti indistrubata sino a quando l'intero sistema monetario non tornerà nelle mani dei popoli europei. Allora, di notte, sarà depositata giustizia.


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giovedì 3 maggio 2012

LA MORALE DEL BORGHESE


L’allenatore della Fiorentina reagisce in modo scomposto nei confronti di un suo giocatore reo di avergli mancato di rispetto. Due settimane prima gli ultras genoani interrompono la partita per fermare lo scempio calcistico a cui stavano assistendo.
Questo basta ad una società svirilizzata per gridare, tramite gli amplificatori di regime (giornalisti, pseudo intellettuali e opinionisti),  all’allarme violenza.
No cari signori, quella che voi chiamate violenza è, molto più semplicemente, VITA.
C’è ancora qualcuno a cui batte il cuore nonostante i vostri tentativi di intorpidire le coscienze. C’è ancora qualcuno che si ribella alla vostra finta democrazia farcita di parole vuote.
Voi continuate a masturbarvi guardando la vita dallo spioncino. Stupidi borghesi.

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ADELANTE PRESIDENTE!


Evo Morales, seguendo l'esempio dell'argentina Kirchner, ha deciso di procedere con la nazionalizzazione della Transportadora de Electricidad S.A. (la rete elettrica), di proprietà di Red Electrica Internacional, filiale del gruppo spagnolo Red Electrica. La sede dell'azienda a Cochabamba, è stata prontamente presidiata dalle forze militari boliviane dopo l'annuncio ufficiale.
Duro colpo per le multinazionali apolidi: il blocco social-nazionale dell'America latina può realmente costituire una spina nel fianco del capitalismo internazionale. D'altronde, come ebbe a dire lo stesso Peron: “L'ora dei popoli, l'ora delle rivoluzioni nazionali in America Latina prima o poi arriverà, si tratta di un processo irreversibile”.
Avanti così!


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mercoledì 2 maggio 2012

POPULISTI E DEMAGOGHI? PERCHE' NO.


Ultimamente, e forse l'argomento sarebbe più degno di un trattato di sociologia, tutti gli esponenti dei partiti cosiddetti “responsabili”, coadiuvati dall'apparato massmediatico al completo, hanno lanciato il loro anatema contro l'anti-politica.
Napolitano, feticistico guardiano della Costituzione, in occasione dei festeggiamenti del 25 aprile, ha messo in guardia dalla deriva populistica che potrebbe essere messa in scena dal demagogo di turno (leggasi Grillo). Morale: nulla sostituirà i partiti. O meglio, nulla deve sostituire i partiti.
Eppure qualcosa devono temere i guardiani della democrazia se, accendendo la televisione e avendo la ventura di ascoltare le dichiarazioni di un qualsivoglia politico, una battuta contro questi sedicenti capi- popolo non si risparmia mai. E' una tendenza bipartisan che accomuna tutti, da Cicchitto a Vendola.
Lo stesso scandalo Lega, se da una parte ha provato che il sistema democratico è corrotto a tutti i livelli (e ce n'era bisogno?), da un'altra ha mostrato, ancora una volta, la sospetta messa in moto, praticamente sincronica, del tandem magistratura-giornalisti, coeso contro l'unico partito di “pseudo-opposizione”. E con tanto di video-choc rubati da autisti, per giunta. Alto spionaggio, roba da Guerra Fredda. Ma, scherzi a parte, ciò che inquieta è il trovarsi di fronte all'ennesima inchiesta “alla Woodcock”: una bolla di sapone molto scenografica, non in grado di mettere realmente in pericolo il “sistema”, ma capace, se vogliamo, di provocare seri danni d'immagine.
Per cui, quando sentiamo piovere critiche sul Movimento Cinque Stelle e sul suo leader, bollato addirittura come “pericoloso”, pur essendo spiritualmente lontani da quell'afflato democratico che caratterizza i militanti del movimento sotto accusa, non possiamo che provare una certa simpatia per il comico genovese.
Chi è nemico di Monti e di coloro che l'appoggiano è nostro amico.

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venerdì 27 aprile 2012

LA BATTAGLIA PER L'ELISEO (PARTE SECONDA)


Fuori dai giochi il partito anti sistema di Marie Le Pen, rimangono due possibilità.
Hollande o Sarkozy?
Hollande.
I 4 punti in materia economica sui quali il leader socialista punta sono di grande interesse. Andiamoli ad analizzare nello specifico.

1)  Ritrattazione del fiscal compact ovvero il patto di bilancio

Le rigide regole imposte dall’Europa con il fiscal compact rischiano di soffocare ogni tentativo di crescita.
Portare il debito al 60% del Pil, limitare il rapporto deficit/pil dello 0,5 annuo (1% per i paesi il cui debito è al di sotto del 60%) e le conseguenti severe pene in caso di non rispetto di questi parametri hanno come unico scopo quello di restare schiavi dell’”economia debito”. La ritrattazione del patto di bilancio è necessaria.

2)  Creazione degli eurobond

Creare Titoli di Stato unici europei permetterebbe di arginare la speculazione dei mercati andando incontro ai Paesi più in difficoltà.

3)  Tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax)

Ottima soluzione per dare un segnale del primato politico sull’economia. Da concordare però a livello globale per evitare il “fuggi fuggi” degli investitori dall’Europa verso mercati più appetibili.
         
4) Utilizzo dei fondi strutturali inutilizzati dell’Europa e  una maggiore attenzione della Banca Europea degli Investimenti (BEI) per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Queste, in sintesi le proposte di Hollande, ovviamente avversate da "Sarkò", chino ai voleri dell'eurocrate Merkel.


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giovedì 26 aprile 2012

LA BATTAGLIA PER L'ELISEO


Il primo turno di queste elezioni presidenziali francesi pare confermare la solita alternanza tra centro-destra e centro-sinistra; dualismo costante da de Gaulle in poi.
Poche le sorprese quindi: Hollande è in vantaggio su Sarkozy per due punti percentuali, come da pronostico. Ora l'obiettivo dei due candidati alla presidenza è quello di far convergere, entro il 6 maggio, il maggior numero di voti alla propria causa. A questo proposito particolarmente ghiotto risulta essere l'elettorato “frontista”.
Con uno stupefacente 18% il partito di Marie Le Pen è ormai la terza forza politica del Paese: un francese su cinque vota Front National. Voti decisivi, quindi, per il futuro presidente di Francia. Ma se Hollande potrà già contare sull' appoggio del massone Jean Luc Mélenchon e del suo Front de Gauche (pseudo partito d'opposizione che per bocca del suo leader, già dopo le prime proiezioni provvisorie, prometteva supporto al Partito Socialista), più difficile sarà per il leader dell'UMP pescare i voti del Front National.
Quella della Le Pen è una formazione politica decisamente “anti-sistema”, anti-mondialista, per nulla allineata ai diktat europei tanto cari all’attuale Presidente franco-ungherese che, con il suo misero carisma, risulta quantomeno improbabile che riuscirà a “sedurre” questi elettori.
Tenendo conto che solo il primo maggio, per la tradizionale sfilata del FN sotto la statua di Giovanna D'Arco a Parigi, scopriremo le intenzioni della leader del partito, possiamo ipotizzare già ora che non ci stupirebbe se decidesse di optare per una linea “astensionista”.
La sconfitta di Sarkò, infatti, potrebbe portare seri problemi in seno al suo stesso partito. Una sua disintegrazione, inoltre, faciliterebbe la nascita di una nuova formazione politica nazional-popolare, magari capeggiata proprio da Marie Le Pen: questa avrebbe i numeri per diventare il secondo partito di Francia. Perciò rimaniamo sintonizzati...


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martedì 24 aprile 2012

IMU E FONDAZIONE BANCARIE


Come già scritto in un nostro precedente articolo, il Patto Europeo sul debito prevede l’obbligo di rientrare verso il tetto del 60% del Pil al ritmo di 1/20 l’anno per la parte eccedente. Tradotto significa che l’Italia, avendo un debito del 120%, e un punto di Pil pari  circa 15 mld, dovrà sborsare ogni anno circa 45 miliardi di euro per i prossimi vent’anni.
45 miliardi frutto di lacrime & sangue, di devastazione del welfare, di cassintegrazione,di suicidi, tanti, troppi suicidi.
Poi si viene a sapere dall’ufficio statistico del Ministero del Tesoro che le banche, tramite le loro fondazioni (enti benefici a sentire le parole dell’usurocrate Monti) posseggono il 67% del patrimonio immobiliare dello Stato. Ma a lorsignori non viene fatto pagare l’Imu.
Considerando che il loro valore di mercato si aggira sui 400 mld di euro, sarebbero 40 i mld che si ricaverebbero tassando anche questi “enti benefici”. Giusti giusti per soddisfare le richieste del Patto Europeo sul debito. E invece no. A pagare saremo sempre noi.

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mercoledì 18 aprile 2012

MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA', ATTENZIONE!

L'Europa ha bisogno di crisi, di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessione di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario”. Queste le testuali parole di Mario Monti tratte da un'intervista reperibile tranquillamente sul web (vedi video http://www.youtube.com/watch?v=HORaWaxi6io&feature=player_embedded#!). Parole profetiche. Però, anziché parlare di “passi avanti”, il professore avrebbe dovuto dire “passi da gigante”.
Il M.E.S. (o E.S.M. per gli anglofoni) è un fondo di salvataggio europeo nato dalle modifiche al Trattato Europeo approvate nel marzo 2011. Avrebbe dovuto entrare in funzione a partire dal 2013, ma la crisi finanziaria in atto, ha portato il Consiglio di Bruxelles a decidere di anticiparne l'entrata in vigore a luglio. Peccato che il 99% dei cittadini europei, complice il silenzio dei mass-media, ne ignori totalmente l'esistenza e le finalità.
Lo scopo che tale organismo si prefigge è quello di erogare prestiti ai paesi della zona Euro che non possono più adempiere ai loro obblighi finanziari. I più informati tra di voi penseranno che sostituisca semplicemente il vecchio Meccanismo europeo di Stabilità finanziaria (MESF) e il Fondo europeo di Stabilità finanziaria (FESF), ma non c'è nulla di più sbagliato.
Se è vero che inizialmente disporrà di un capitale di 700 miliardi di euro, all'articolo 10 del trattato del MES (testo integrale consultabile al seguente link: http://www.european-council.europa.eu/media/582311/05-tesm2.en12.pdf), si precisa che tale importo potrà essere mutato dal Consiglio dei Governatori (i 17 ministri delle Finanze dell'eurozona); inoltre, all'articolo 7, si chiarifica che gli stati facenti parte del trattato, si impegneranno a pagare qualsiasi somma irrevocabilmente, a sette giorni dalla richiesta. Ciò implica che il MES potrà esigere, immediatamente, qualsiasi cifra senza che nessun parlamento nazionale si possa opporre! Nessun governo o legge potrà farlo. Incredibile?
No, e per rendersene conto basta leggere direttamente l'articolo 27 del trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità: l'MSE avrà piena capacità legale e giudiziaria per domandare e godere di qualunque immunità di fronte a qualunque provvedimento giuridico. Infatti: “Il MES, i suoi beni, conti e risorse, ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario se non nella misura che il MES rinuncia espressamente alla sua immunità ai fini di eventuali procedimenti o dalle condizioni di qualsiasi contratto, compresa la documentazione degli strumenti di finanziamento”. Ma non solo: “La proprietà, i conti, e le attività del MES, ovunque si trovino e chiunque li detenga, sono esenti da perquisizione, requisizione, confisca, espropriazione o qualunque altra forma di sequestro, prelievo o preclusione da dirigente, l'azione giudiziaria, amministrativa o legislativa”.
Come se non bastasse, tutti i governatori e i membri dello staff, saranno immuni da ogni tipo di provvedimento legale riguardo alle loro azioni e potranno beneficiare del fatto che, tutti gli archivi del MES e tutti i documenti da esso detenuti, saranno inviolabili.
L' applicazione di queste norme permetterà all'Europa delle banche di dotarsi di una vera e propria corazza di ferro, assolutamente inscalfibile. Corazza che, sottolineiamolo, sarà pagata in gran parte dai cittadini italiani con il versamento dei 129 miliardi di euro necessari alla creazione del nuovo organo sovranazionale europeo (la nostra è la cifra più alta dopo Germania e Francia).
Sappiamo bene che per competere contro USA e Cina non ci si può asserragliare dietro uno sterile e vetusto campanilismo, ma l'UE, nata sotto l'ombra dell'Alleanza Atlantica e creata a immagine e somiglianza del modello americano, non è l'Europa che vogliamo. Essa sarà libera e indipendente, non schiava dell'usura internazionale.


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martedì 17 aprile 2012

NUOVA E...VITA PER L'ARGENTINA

La “presidenta” argentina Kirchner ha chiuso il conto con la Repsol. Ypf, una delle principali aziende petrolifere del paese, fino ad oggi controllata dal colosso multinazionale spagnolo, è stata definitivamente nazionalizzata. La Kirchener riporta così l'Argentina nel solco della tradizione peronista, confermando il blocco social-nazionale dell'america latina.
Alla crisi imposta dai soliti guru della ciclicità finanziaria si risponde così: con la politica, coi fatti, con la difesa degli interessi popolari e nazionali. Le chiacchiere stanno a zero. Que te vaya bien, Presidenta!

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lunedì 16 aprile 2012

LAUREA IN MEDICINA? UNO STATUS SYMBOL

Pochi giorni fa abbiamo avuto modo di assistere ad uno strano spettacolo. Una marea di giovani, più di 8000, hanno congestionato il traffico di Roma. Qualcuno ha  addirittura parlato di 22 km di coda,  una sorta di record insomma. Ma a cosa si doveva questo straordinario concentramento? Alle prove d'ammissione per la Facoltà di Medicina dell'università Cattolica. L'ateneo, infatti, registra un incremento dei partecipanti del 13% rispetto al primato dell'anno precedente. Un successo dunque, come giustamente ha rimarcato il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università romana, ma vediamo di fare un ragionamento più ampio.
Dal 2010 sono sempre di più gli studenti che decidono di puntare su corsi di studio pertinenti all'area sanitaria (26,3%) o a quella scientifica (20,8%). Ben lungi dall'essere folgorati sulla via di Damasco dalla nobile vocazione di curare i malati, questi aspiranti medici compiono un ragionamento ben più pragmatico. In tempi di crisi economica e di materialismo imperante, dove lo spread e gli indici borsistici la fanno da padrone, si ricerca nel “pezzo di carta” l'indubbia garanzia d'accesso al mondo del lavoro. Senza dubbio sono gli studi medici a permettere un discorso di questo tipo; gli stessi garantiscono una quasi totale corrispondenza tra titolo di studio e ambito lavorativo in cui trovare sbocco. Al contrario lauree di tipo umanistico, quando permettono di trovare un posto di lavoro, non è nel campo di specializzazione per cui ci si è formati. Anzi, molti laureati, in particolar modo “triennalisti”, ricoprono ruoli nei quali la laurea non è nemmeno richiesta.
Tenendo presente ciò non è sbagliato vedere in questi test d'ingresso dei “viaggi della speranza”, termine che forse richiama alla mente “barconi” carichi di migranti nel mezzo del Mediterraneo, ma tuttavia calzante. Non a caso, se osserviamo ancora una volta i dati forniti dalla Cattolica, ciò che salta all'occhio è che gli iscritti al test provengono da ogni regione d'Italia e in particolare dal Sud.
Quanto detto finora dovrebbe far riflettere sulla qualità delle riforme avvenute nel campo dell'istruzione pubblica dal dopoguerra ad oggi. Pur procedendo ultimamente quasi a ritmo di una all'anno, queste“riforme” non hanno fatto che tradursi in una serie di tagli, sempre più decisi, dei fondi destinati all'istruzione e alla ricerca. Nell'immaginario collettivo si è inoltre formata l'idea che l'università sia una tappa forzata per entrare nel mondo del lavoro; ciò è dimostrato dal fatto che tra i neo-diplomati quelli che decidono di non intraprendere una carriera universitaria siano una netta minoranza (sarà  indice del fatto che le scuole superiori non formano più precise figure professionali?).
Se queste sono le vere problematiche relative alla scuola, uno stato “ragioniere”, non in grado di pensare in maniera astratta alle problematiche relative all'educazione e alla formazione dell'individuo, ma preoccupato solamente di risolvere situazioni contingenti e perciò non volto al futuro, non può essere la soluzione.
Abbiamo bisogno di una svolta radicale, di slancio rivoluzionario. Piaccia o meno a tutti coloro che sono ancora affetti da cretinismo parlamentare.

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sabato 14 aprile 2012

MARIO MONTI VOLONTARIO?

Ieri, intervenendo agli stati generali del volontariato della Protezione Civile, dopo avere annunciato l’aumento della benzina di 5 centesimi al litro per fronteggiare le emergenze, il premier ha avuto anche l’ardire di fare questa considerazione:

«Colgo un'assonanza tra la vostra funzione di volontari per la messa in sicurezza del territorio e la mia funzione di volontario, assieme al sistema politico e parlamentare, per la messa in sicurezza del Paese»

Mario Monti vaffanculo.

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giovedì 12 aprile 2012

MONTI NON E' PIU UN TECNICO

Secondo Mario Monti le nuove tensioni sullo spread fra titoli italiani e tedeschi andrebbero imputate alla Confindustria e alla Spagna. Un ragionamento molto poco tecnico, molto poco accademico, e molto, troppo politico per una specie di dictator finanziario privo di sostegno popolare. A Monti non è andato giù l'imbarazzo degli imprenditori, per una riforma del lavoro giudicata drammatica per le tasche delle piccole e medie imprese, costrette a sostenere indenizzi fuori dal mondo, data l'attuale crisi economica. La Spagna è un di più, buttato lì per gettare lo sguardo sull'erba del vicino, come nelle peggiori sitcom demagogiche degli ultimi vent'anni. Chi si salva da ogni manovra e critica, sono sempre loro, gli istituti finanziari. Unici intaccabili per un governo sempre meno tecnico e sempre più, cialtronescamente, politico.


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mercoledì 11 aprile 2012

DEBITO PUBBLICO E SCIOPERO FISCALE

Il debito pubblico italiano è composto per oltre l’80% dalla cosiddetta  spesa per interessi il cui ammontare è direttamente proporzionale ai titoli di debito in circolazione ed al livello dei tassi di interesse. Significa, in poche parole, che il disavanzo annuale del bilancio dello Stato è provocato in larghissima parte dalla posizione debitoria che ci ritroviamo ad avere con i creditori che sono formati per ¾ da banche e istituti finanziari di cui più della metà non italiani.
In buona sostanza i sacrifici che vengono imposti al popolo servono per pagare gli interessi imposti dalle scellerate politiche economiche prese sopra la testa di tutti noi.
L’unica soluzione per uscire da questo impasse è riappropriarsi della sovranità monetaria. Lavorare e fare sacrifici lacrime&sangue per pagare gli interessi è invece quello che ci obbligano a fare. E intanto dall’inizio dell’anno sono già una ventina i suicidi figli della crisi.
Un forte segnale, che deve però essere unitario, è quello dello sciopero fiscale.
In Irlanda i cittadini sono scesi in piazza rifiutandosi di pagare la nuova imposta sulla proprietà immobiliare tanto caldeggiata dalla troika composta da Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.
Imprenditori, operai, artigiani, liberi professionisti,cassintegrati,disoccupati non è più il tempo delle divisioni, uniti facciamo paura.
Siamo ad un punto di non ritorno, o si combatte il sistema o ne si è complici.

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martedì 10 aprile 2012

ARTICOLO 18, IL PASTICCIO E' SERVITO.

Il licenziamento per motivi economici diventa possibile in Italia. I professori esultano, Cgil e Pd pure; Confindustria un po' meno. Perciò vediamo di fare un po' di chiarezza.
Le critiche mosse dagli industriali riguardano il tema del “reintegro”, parola che avrebbero volentieri fatto sparire dal vocabolario. In realtà, come giustamente ha sottolineato Monti, “sarà possibile solo in casi estremi e improbabili”. Il giudice, al quale spetta l'ultima parola in merito al licenziamento, se tra lavoratore licenziato e imprenditore non si è trovato un accordo davanti alla Direzione territoriale del lavoro, ha 30 giorni di tempo per fissare la prima udienza ed arrivare rapidamente ad una decisione. Il magistrato ha quindi poco tempo per risolvere un problema che si presenta estremamente complesso; avrà sì il massimo potere di accertamento sui motivi addotti dall'azienda in “crisi”, ma il reintegro rimarrà sempre uno strumento secondario nelle sue mani, a fronte di un risarcimento predeterminato dalla legge. Infatti solo se il licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori il reintegro è obbligatorio; per motivi disciplinari, invece, il reintegro non lo è e si può disporre anche del solo indennizzo .
Sintetizzando quindi, anche se non sussistono ragioni economiche, e l'azienda non ha fatto nulla per ricollocare il lavoratore in un altro ruolo o in un altro luogo (ad esempio una filiale in un'altra città), a quest'ultimo non spetta altro che un indennizzo compreso tra le 12 e le 24 mensilità e valutato secondo le contingenze del caso. Se l'imprenditore, però, riesce a giustificare e motivare in maniera adeguata il licenziamento, al dipendente non spetta né il reintegro né l'indennizzo.
Arrivati a questo punto non capiamo l'esultanza dei cosiddetti partiti e sindacati “di sinistra” che a parole dovrebbero essere dalla parte dei poveri lavoratori.
Per il licenziato sarà arduo trovare una nuova occupazione perché non esiste in Italia un adeguato sistema di tutele sociali che permetta o favorisca una ricollocazione nel breve termine.
Poiché le imprese avranno maggiore interesse ad abbassare i “costi” assumendo giovani, meno pretenziosi in termini economici e maggiormente sfruttabili, per un uomo di mezza età licenziato oggi la situazione sarà a dir poco disperata. Poche prospettive di trovare una nuova occupazione, età pensionabile ancora lontana, depressione; le premesse per farla finita, purtroppo, ci sono tutte.


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venerdì 6 aprile 2012

LEGA LADRONA?

Dopo il “caso” Lusi lo scandalo sui rimborsi elettorali è piombato sulla Lega. La creazione di Umberto Bossi che è riuscita ad uscire indenne da “mani pulite” e, per anni, ha fatto della battaglia contro la corruzione politica un vero e proprio leitmotiv, è probabilmente affetta dagli stessi vizi denunciati negli avversari politici.
“Gli manteniamo moglie e figli. Se lo sanno i militanti è finito”. Così parlava Belsito, ex tesoriere della Lega, in un'intercettazione, riferendosi al Senatùr. L'ex buttafuori, nella stessa conversazione intercettata, parla di soldi elargiti alla Bossi's Family; denaro servito per pagare tre lauree, il diploma del “Trota”, macchine di lusso e, dulcis in fundo, le ristrutturazioni della villa a Gemonio. Pochi spiccioli forse, ma le accuse (tutte da dimostrare, ricordiamolo), hanno portato alle dimissioni del “padre” della Lega Nord. Gesto comprensibile per salvare la faccia, visto che, volente o nolente, la sua famiglia sembra pesantemente coinvolta.
Eppure il coup de théâtre probabilmente non basterà perché il danno d'immagine sembra già fatto; ne avremo conferma alle prossime amministrative. Sempre se ci sarà qualcuno a votare...


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giovedì 5 aprile 2012

Caos IMU

L'acconto dell' Imu, Imposta Municipale Unica, dovrà pagarsi a giugno. Questa è una delle poche certezze che riguardano la sostituta della vecchia Ici, candidata, già da ora, ad essere la tassa più odiata dagli italiani.
Per ora conosciamo le aliquote di riferimento del primo pagamento: 0,4% per quanto riguarda la prima casa e 0,76% per gli altri immobili. Fin qui tutto chiaro. Il problema sta nel fatto che, per garantirsi i 21 miliardi di euro previsti dal pagamento dell'imposta, il Governo calcolerà in un secondo momento le aliquote definitive (quelle necessarie per il saldo di fine anno), tenendo conto di quanto “incassato” a giugno. Ai Comuni, inoltre, sarà lasciata la possibilità, a dicembre, di far variare le aliquote per l'abitazione principale dallo 0,2% allo 0,6%. Dato che le casse comunali sono notoriamente “a secco”, crediamo improbabile la scelta di un prelievo minimo.
Questo significa che a fine anno potrebbe accadere di tutto. I proprietari di case, infatti, si troveranno di fronte ad un'incognita non da poco; oltre a non sapere come il Governo potrebbe comportarsi e quali regole potrebbe decidere di varare durante l'estate, già da questo momento, conti alla mano, è prevedibile un elevato divario tra tributo minimo e massimo possibile. Quando si parlava di “lacrime e sangue”, quindi, non si esagerava.
Il mondo del lavoro e dell’impresa anche su questo fronte sarà il più tartassato; saranno in media 1.500 euro in più quelli che dovranno sborsare le imprese manifatturiere artigiane e industriali. Va un po’ meglio per uffici e negozi commerciali che dovranno pagare in più rispettivamente 949 e 569 euro. Retro front del Governo invece,dopo le pressioni di Coldiretti, per quanto riguarda stalle, capannoni e fienili montani, per loro il gettito non dovrà superare un contributo aggiuntivo pari a 224 milioni di euro, un quarto rispetto alla stima iniziale di un miliardo.
Gli unici a non rimetterci saranno i proprietari di case sfitte, si parla, per una casa di 100 mq, di un risparmio fra i 12 euro di Bari e i 18 euro di Roma.
Curiosità: le fondazioni bancarie, perché riconosciute come associazioni no-profit, non dovranno pagare l'Imu; gli anziani ricoverati in ospizio, invece, dovranno pagare l'Imu se proprietari di una casa. Non solo, pagheranno anche un'aliquota più elevata qualora avessero spostato la loro residenza nella casa di riposo, perché l'abitazione di proprietà risulterebbe una seconda casa. Inquietante,no?


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lunedì 2 aprile 2012

GIBSON, MATTEO E LA TRADUZIONE MANCATA

Ieri sera, in occasione della domenica delle palme, La 7 ha trasmesso The Passion, pellicola del 2004 firmata Mel Gibson. Ai tempi della sua uscita, negli Usa, le polemiche furono feroci. Gibson, sospettato di simpatie antisemite, venne accusato dalla Anti Defamation League di veicolare nel ricordo della passione, i peggiori stereotipi antiebraici. Vi era una frase, in particolare, al centro delle accuse: il noto passo evangelico di Matteo (27, 25), nel quale "tutto il popolo" di Caifa rispondendo al rito ebraico di Pilato (il lavarsi le mani come rinuncia a qualsiasi responsabilità), accetta che "il suo sangue" ricada su di esso e sulla sua discendenza. Ebbene, minuziosamente tradotto da aramaico, ebraico e latino, il film di GIbson andato in onda ieri su La7 ha subito un piccolo taglio didascalico, lasciandoci privi delle parole di risposta del popolo eletto alla condanna di Gesù. Piccole censure, postconciliari.
 
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sabato 31 marzo 2012

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI SPAGNOLI

In Spagna, il governo conservatore di Mariano Rajoy, ha intenzione di portare il rapporto deficit/Pil al 5,3% entro la fine del 2012. Così impone il diktat della Troika e, i fedeli sudditi, alacremente, eseguono. Anche qui si sta ripetendo lo stesso copione visto in Grecia, Portogallo e Italia, con tanto di analoghe “soluzioni” alla “crisi” finanziaria: sacrifici, tagli e tasse. Questi “teorici dell' austerity”, che si tratti di Monti o del ministro del Lavoro spagnolo Fatima Banez, non hanno intenzione di cedere un passo, segno che la situazione greca non ha insegnato nulla a nessuno di loro. Lì la popolazione ha dovuto sopportare due durissime riforme finanziarie e, nonostante questo,  il rischio default rimane sempre altissimo. Lo stesso può accadere in Spagna; i lavoratori spagnoli l'hanno capito. Infatti, il rischio che i 20 miliardi di euro di “sacrificio” non bastino a portare il deficit pubblico ai livelli imposti dall'Ue, è alto. Alcuni economisti ipotizzano, già ora, la necessità di una seconda manovra. Cosa non impossibile, se l'economia non dovesse crescere ai ritmi sperati. Inoltre, per ammissione dello stesso governo, questo provvedimento costerà il taglio di 640000 posti di lavoro; dato allarmante, se si pensa che la Spagna ha già un tasso di disoccupazione del 23%.
Possiamo quindi condannare gli sporadici episodi di violenza che si sono verificati durante lo sciopero generale del 29 Marzo? Oggettivamente no.

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venerdì 30 marzo 2012

LE BANCHE CHIAMANO, IL GOVERNO RISPONDE.

In silenzio, quatto quatto, il Governo fa dietro front sulla questione delle commissioni bancarie e le reinserisce in mezzo al pacchetto “salva-Italia”.
L’Abi, (associazione bancaria italiana) non l’aveva presa per niente bene e, dopo la scenata isterica con conseguenti dimissioni del presidente, ecco che “San Monti” protettore degli istuti finanziari fa il miracolo. I 10 miliardi di euro che le banche paventavano di perdere senza più commissioni, adesso torneranno fra le loro avide mani.
Ingordi banchieri che fra dicembre e febbraio, come da noi puntualmente riferito, ricevettero dalla BCE quasi 300 miliardi di euro in due tranche all’1% potendo cosi speculare sui buoni del tesoro che ad oggi si aggirano sul 5%.
Nulla di nuovo sotto il sole, ma nel frattempo, dopo Atene, anche la Spagna sta iniziando a insorgere.

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giovedì 29 marzo 2012

SULLA CORPORAZIONE PROPRIETARIA

Le recenti polemiche riguardanti l'articolo 18 tra sindacati, Confindustria e Governo ci fanno, ancora una volta, rimpiangere i bei tempi andati. Non è semplice nostalgismo il nostro. E' palese, capitandoci di rileggere oggi le tesi di Ugo Spirito sulla “corporazione proprietaria”, proposte al Convegno di Studi sindacali e corporativi del 1932 a Ferrara, constatare come allora si cercasse, quantomeno, di elaborare teorie economiche alternative, in grado di fornire alla società i mezzi necessari per sperare in un futuro migliore. Non semplici tagli agli ammortizzatori sociali, flessibilità del lavoro o “più tasse per tutti”.
La “corporazione proprietaria” consisteva nel passaggio del capitale dagli azionisti ai lavoratori. Essi sarebbero diventati proprietari della corporazione per la parte loro spettante, in conformità dei particolari gradi gerarchici. In questo modo si sarebbe progressivamente eliminato il conflitto tra datore di lavoro e lavoratore: entrambe le figure coinciderebbero con il vantaggio immediato di avere un reale interesse, da ambo due le parti, per il rendimento del proprio lavoro, in quanto questo si convertirebbe immediatamente in un aumento di reddito. Conciliazione quindi, comproprietà. Non più residui “classistici”. Stato organico, non burocrate e controllore, ma realtà stessa della corporazione, essendo quest'ultima connessa all'organismo statale attraverso il Consiglio nazionale delle corporazioni.
Tematiche incomprensibili per un “bocconiano” doc come il professor Monti e compagnia bella, purtroppo.


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mercoledì 28 marzo 2012

CHE FINE HA FATTO L'EUROPA NAZIONE?

Era l'idea guida di un'intera generazione politica. Più e oltre il neofascismo. Una pratica ideologica priva di orpelli intellettuali e sentimentalismi. La capacità visionaria di inserire politicamente l'Europa all'interno delle nuove dinamiche globali. Niente male vista la spartizione cino-americana del mondo attuale. Ma che fine ha fatto l'Europa Nazione?
 
Annichilito da Maastricht prima e da Lisbona poi, il nazionalismo europeo è scomparso dal dibattito programmatico. Oggi i movimenti della destra radicale del vecchio continente sembrano tornati a forme passate di revanscismo patriottico, mentre la più addolcita e ipocrita formula dell'Europa dei popoli pervade i programmi dell'intero arco costituzionale, dalla Lega (dove milita l'unico esponente italiano della Jeune Europe) a SeL, dalla Linke alla Cdu, dall'Ump al Ps.
 
Così, mentre vengono rispolverati slogan anti-tedeschi o anti-italiani, cadono nel dimenticatoio le responsabilità, queste si europee, delle oligarchie finanziarie continentali prone ai voleri di oltre-oceano: mentre ci si domanda quante colpe abbia la Germania nel tutelare la propria economia e quante l'Italia, la Spagna, la Francia, nel difendere i propri debiti, passano sottovoce le responsabilità vigliacche di chi ha voluto un sistema comunitario così debole e indifeso.
 
Tornano i miopi nazionalismi a scapito dell'unico nazionalismo possibile. Un errore clamoroso, ingrato nei confronti della storia, sciocco di fronte le infinite potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione. Imperdonabile aver lasciato l'europeismo ai guru del funzionalismo tecnocratico.
 
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