martedì 10 aprile 2012

ARTICOLO 18, IL PASTICCIO E' SERVITO.

Il licenziamento per motivi economici diventa possibile in Italia. I professori esultano, Cgil e Pd pure; Confindustria un po' meno. Perciò vediamo di fare un po' di chiarezza.
Le critiche mosse dagli industriali riguardano il tema del “reintegro”, parola che avrebbero volentieri fatto sparire dal vocabolario. In realtà, come giustamente ha sottolineato Monti, “sarà possibile solo in casi estremi e improbabili”. Il giudice, al quale spetta l'ultima parola in merito al licenziamento, se tra lavoratore licenziato e imprenditore non si è trovato un accordo davanti alla Direzione territoriale del lavoro, ha 30 giorni di tempo per fissare la prima udienza ed arrivare rapidamente ad una decisione. Il magistrato ha quindi poco tempo per risolvere un problema che si presenta estremamente complesso; avrà sì il massimo potere di accertamento sui motivi addotti dall'azienda in “crisi”, ma il reintegro rimarrà sempre uno strumento secondario nelle sue mani, a fronte di un risarcimento predeterminato dalla legge. Infatti solo se il licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori il reintegro è obbligatorio; per motivi disciplinari, invece, il reintegro non lo è e si può disporre anche del solo indennizzo .
Sintetizzando quindi, anche se non sussistono ragioni economiche, e l'azienda non ha fatto nulla per ricollocare il lavoratore in un altro ruolo o in un altro luogo (ad esempio una filiale in un'altra città), a quest'ultimo non spetta altro che un indennizzo compreso tra le 12 e le 24 mensilità e valutato secondo le contingenze del caso. Se l'imprenditore, però, riesce a giustificare e motivare in maniera adeguata il licenziamento, al dipendente non spetta né il reintegro né l'indennizzo.
Arrivati a questo punto non capiamo l'esultanza dei cosiddetti partiti e sindacati “di sinistra” che a parole dovrebbero essere dalla parte dei poveri lavoratori.
Per il licenziato sarà arduo trovare una nuova occupazione perché non esiste in Italia un adeguato sistema di tutele sociali che permetta o favorisca una ricollocazione nel breve termine.
Poiché le imprese avranno maggiore interesse ad abbassare i “costi” assumendo giovani, meno pretenziosi in termini economici e maggiormente sfruttabili, per un uomo di mezza età licenziato oggi la situazione sarà a dir poco disperata. Poche prospettive di trovare una nuova occupazione, età pensionabile ancora lontana, depressione; le premesse per farla finita, purtroppo, ci sono tutte.


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