Lavorare
e fare sacrifici per finanziare il debito. Un debito infinito.
Infinito
perché il denaro è a prestito, e per ogni prestito ci sono interessi da pagare.
Semplice, lineare, non fa una grinza.
Quando
andiamo a chiedere un mutuo, le banche vogliono garanzie e, come garanzie, per
contro di un prestito virtuale, si è virtuale, non erogano soldi veri, chiedono
beni reali.
Ora,
proviamo a ragionare. Se in questo, che è un sistema bancario privato, i
prestiti avvengono dietro garanzia, per quale motivo, nazionalizzando il
sistema bancario non si potrebbero usare come garanzie, ad esempio, i lavori
pubblici che lo Stato si impegnerebbe a realizzare? Non sono forse più reali i
ponti, le scuole o le autostrade rispetto alle riserve auree? Non è forse più
economicamente intelligente agganciare la creazione del denaro alla costruzione
fisica di una società invece che ai derivati o alle varie forme di
speculazione? La risposta è ovviamente si.
Il punto è che in
un sistema così strutturato avrebbero troppo da perdere gli squali della
finanza, i quali, ovviamente, agiterebbero lo spauracchio dell’inflazione come
scoglio insormontabile per l’attuazione di una struttura economica basata sul
credito anziché sul debito. Come se lo Stato per dogma, il dogma liberista, non
fosse in grado di regolare stabilità dei prezzi e base monetaria circolante. E
per Stato, si badi, non si va intendendo quello corrotto e cameriere del potere
economico, bensì lo Stato forte, classe dirigente di una Nazione divenuta corpo
unico, tendente nella medesima direzione, oltre i particolarismi individuali
espressione dell’attuale società-massa.
Idee in Movimento
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