mercoledì 2 maggio 2012

POPULISTI E DEMAGOGHI? PERCHE' NO.


Ultimamente, e forse l'argomento sarebbe più degno di un trattato di sociologia, tutti gli esponenti dei partiti cosiddetti “responsabili”, coadiuvati dall'apparato massmediatico al completo, hanno lanciato il loro anatema contro l'anti-politica.
Napolitano, feticistico guardiano della Costituzione, in occasione dei festeggiamenti del 25 aprile, ha messo in guardia dalla deriva populistica che potrebbe essere messa in scena dal demagogo di turno (leggasi Grillo). Morale: nulla sostituirà i partiti. O meglio, nulla deve sostituire i partiti.
Eppure qualcosa devono temere i guardiani della democrazia se, accendendo la televisione e avendo la ventura di ascoltare le dichiarazioni di un qualsivoglia politico, una battuta contro questi sedicenti capi- popolo non si risparmia mai. E' una tendenza bipartisan che accomuna tutti, da Cicchitto a Vendola.
Lo stesso scandalo Lega, se da una parte ha provato che il sistema democratico è corrotto a tutti i livelli (e ce n'era bisogno?), da un'altra ha mostrato, ancora una volta, la sospetta messa in moto, praticamente sincronica, del tandem magistratura-giornalisti, coeso contro l'unico partito di “pseudo-opposizione”. E con tanto di video-choc rubati da autisti, per giunta. Alto spionaggio, roba da Guerra Fredda. Ma, scherzi a parte, ciò che inquieta è il trovarsi di fronte all'ennesima inchiesta “alla Woodcock”: una bolla di sapone molto scenografica, non in grado di mettere realmente in pericolo il “sistema”, ma capace, se vogliamo, di provocare seri danni d'immagine.
Per cui, quando sentiamo piovere critiche sul Movimento Cinque Stelle e sul suo leader, bollato addirittura come “pericoloso”, pur essendo spiritualmente lontani da quell'afflato democratico che caratterizza i militanti del movimento sotto accusa, non possiamo che provare una certa simpatia per il comico genovese.
Chi è nemico di Monti e di coloro che l'appoggiano è nostro amico.

Idee in Movimento

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