Ultimamente,
e forse l'argomento sarebbe più degno di un trattato di sociologia, tutti gli
esponenti dei partiti cosiddetti “responsabili”, coadiuvati dall'apparato
massmediatico al completo, hanno lanciato il loro anatema contro
l'anti-politica.
Napolitano,
feticistico guardiano della Costituzione, in occasione dei festeggiamenti del
25 aprile, ha messo in guardia dalla deriva populistica che potrebbe essere
messa in scena dal demagogo di turno (leggasi Grillo). Morale: nulla sostituirà
i partiti. O meglio, nulla deve sostituire i partiti.
Eppure
qualcosa devono temere i guardiani della democrazia se, accendendo la
televisione e avendo la ventura di ascoltare le dichiarazioni di un
qualsivoglia politico, una battuta contro questi sedicenti capi- popolo non si
risparmia mai. E' una tendenza bipartisan che accomuna tutti, da Cicchitto a
Vendola.
Lo
stesso scandalo Lega, se da una parte ha provato che il sistema democratico è
corrotto a tutti i livelli (e ce n'era bisogno?), da un'altra ha mostrato,
ancora una volta, la sospetta messa in moto, praticamente sincronica, del
tandem magistratura-giornalisti, coeso contro l'unico partito di
“pseudo-opposizione”. E con tanto di video-choc rubati da autisti, per giunta.
Alto spionaggio, roba da Guerra Fredda. Ma, scherzi a parte, ciò che inquieta è
il trovarsi di fronte all'ennesima inchiesta “alla Woodcock”: una bolla di
sapone molto scenografica, non in grado di mettere realmente in pericolo il
“sistema”, ma capace, se vogliamo, di provocare seri danni d'immagine.
Per
cui, quando sentiamo piovere critiche sul Movimento Cinque Stelle e sul suo
leader, bollato addirittura come “pericoloso”, pur essendo spiritualmente
lontani da quell'afflato democratico che caratterizza i militanti del movimento
sotto accusa, non possiamo che provare una certa simpatia per il comico
genovese.
Chi
è nemico di Monti e di coloro che l'appoggiano è nostro amico.
Idee
in Movimento
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