Vi considerate fascisti?
Come singole individualità viviamo qui ed ora, ma la nostra idea si incarna nell’azione all’interno di una comunità organica di destino, travalicando lo spazio e il tempo, abbeverandosi alla sorgente di un fascismo rivoluzionario che è ancora esempio e sintesi di giustizia sociale, rispetto delle naturali gerarchie e tensione verticale, in aperta antitesi con la visione materialista economico-centrica. Ma sarebbe limitante confinare le radici nel solo fenomeno fascista. Il concetto dell’azione diretta in ottica antiparlamentare e antiborghese del sindacalismo rivoluzionario di Sorel piuttosto che l’idea di “mutualismo” di Proudhon sono sicuramente concetti che fanno parte del nostro bagaglio culturale.
Come vi ponete di fronte alle limitazioni delle libertà personali durante il regime fascista?
Onestamente non abbiamo la presunzione di erigerci a giudici della storia ; sessant’anni di antifascismo per di più non aiutano certo ad una serena disquisizione dei fatti. In ogni caso, per dipanare eventuali dubbi a proposito, noi siamo per la libertà di parola e opinione, ci mancherebbe altro, siamo altresì contro l’abuso della libertà quand’essa diviene strumento in mano ai bassi istinti.
Siete anticomunisti?
Il comunismo si colloca metastoricamente come fase post capitalista in un’ottica dialettica all’interno del materialismo storico. Non si pone dunque parallelamente ma sulla stessa linea della fase capitalista, con il limite che naturalmente ne deriva, ovvero con una continuità nel porre i processi economici come centro e motore della Storia. In quest’ottica siamo anti comunisti, o, per meglio dire, non comunisti.
La vostra posizione nel campo della politica estera?
I media di regime vogliono farci credere che come in un film hollywoodiano ci siano i buoni che combattono contro i cattivi e che per combattere i cattivi sia lecita ogni forma di nefandezza. Bombardamenti, torture e bugie vengono passate al pubblico come azioni legittime se in funzione di “esportazione di democrazia e civiltà”. E’ palese che la realtà sia ben differente da quella che vediamo sul TG1.
La vostra idea riguardo l’immigrazione?
L’immigrazione alla quale stiamo assistendo negli ultimi decenni è figlia delle politiche liberiste portate avanti dalle cosiddette democrazie occidentali, e, come per tutto ciò che va contro l’ordine naturale, è portatrice di caos. L’unica vera soluzione sta alla radice del problema. L’abbattimento del sistema turbo capitalista. Il resto sono solo dei pagliativi che riempiono le tasche di caritas e confindustria. Un caso a parte è invece il fenomeno cinese, rullo compressore totalitarista pronto a fagocitare e conquistare silenziosamente spazi e mercati.
Le vostre soluzioni alla crisi economica?
Crisi che colpisce ovviamente le fasce deboli e ricattabili della società, giovani,studenti, lavoratori salariati e pensionati. Le soluzioni si articolano su due piani: macro soluzioni e micro soluzioni. Il primo piano riguarda ciò che concerne il sistema capitalista nei suoi massimi sistemi e le cui soluzioni sono riscontrabili nella statalizzazione delle banche centrali con la conseguente emissione di moneta credito e non più debito, nel blocco delle delocalizzazioni, nel tetto massimo di guadagno da parte di manager pubblici e privati con conseguente redistribuzione della ricchezza fra i lavoratori,nella socializzazione delle imprese ed equa ripartizione degli utili fra le varie parti produttive. Il secondo piano riguarda tutto ciò che nel nostro piccolo è di nostra competenza per arginare questa crisi; anche tenere un comportamento personale critico al sistema, a partire dalla scelta del cibo che finisce sulle nostra tavole, può contribuire ad un graduale cambiamento della società.