Il
primo turno di queste elezioni presidenziali francesi pare confermare la solita
alternanza tra centro-destra e centro-sinistra; dualismo costante da de Gaulle
in poi.
Poche le sorprese
quindi: Hollande è in vantaggio su Sarkozy per due punti percentuali, come da
pronostico. Ora l'obiettivo dei due candidati alla presidenza è quello di far
convergere, entro il 6 maggio, il maggior numero di voti alla propria causa. A
questo proposito particolarmente ghiotto risulta essere l'elettorato
“frontista”.
Con uno
stupefacente 18% il partito di Marie Le Pen è ormai la terza forza politica del
Paese: un francese su cinque vota Front National. Voti decisivi, quindi, per il
futuro presidente di Francia. Ma se Hollande potrà già contare sull' appoggio
del massone Jean Luc Mélenchon e del suo Front de Gauche (pseudo partito
d'opposizione che per bocca del suo leader, già dopo le prime proiezioni
provvisorie, prometteva supporto al Partito Socialista), più difficile sarà per
il leader dell'UMP pescare i voti del Front National.
Quella
della Le Pen è una formazione politica decisamente “anti-sistema”,
anti-mondialista, per nulla allineata ai diktat europei tanto cari
all’attuale Presidente franco-ungherese che, con il suo misero carisma, risulta
quantomeno improbabile che riuscirà a “sedurre” questi elettori.
Tenendo
conto che solo il primo maggio, per la tradizionale sfilata del FN sotto la
statua di Giovanna D'Arco a Parigi, scopriremo le intenzioni della leader
del partito, possiamo ipotizzare già ora che non ci stupirebbe se decidesse di
optare per una linea “astensionista”.
La
sconfitta di Sarkò, infatti, potrebbe portare seri problemi in seno al suo
stesso partito. Una sua disintegrazione, inoltre, faciliterebbe la nascita di
una nuova formazione politica nazional-popolare, magari capeggiata proprio da
Marie Le Pen: questa avrebbe i numeri per diventare il secondo partito di
Francia. Perciò rimaniamo sintonizzati...
Idee in Movimento
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