sabato 17 marzo 2012

NIETZSCHE, O DEL RADICALISMO ANTIBORGHESE

Dopo l'articolo sul Nietzsche negatore dell'ordine, ecco, come risposta, un diverso punto di vista sull'opera del filosofo tedesco.

Nietzsche è stato ed è ancora, il filosofo più odiato. Irrazionalista, aristocratico, antidemocratico, antiborghese, antisocialista, anticristiano. Nietzsche rappresenta il grande tramonto del progresso europeo, o meglio la sintesi romantica della riscoperta dell’intuizione e della volontà. L’inattuale per eccellenza, il radicale dell’antiumanitarismo: la bestemmia del XIX secolo. Odiato dai preti di tutte le metafisiche, egli ha posto nuovamente al centro di ogni cosa la prova dell’essere, come divenire, come eterno scontro e ritorno dell’agonismo e della capacità creativa. Odiato dai politici del più frigido dei mostri (lo stato), ha posto infatti i generatori di popoli al di sopra di ogni diritto e libertà. Odiato da tutti i moderati e saggi, ha nuovamente imposto la volontà di superare se stessi quale obiettivo reale, tangibile, immanente di superiorità e diversità fra gli uomini. Volontà di potenza come volontà di tramonto, volontà di volontà, nel rovesciare la staticità del velo borghese, marxista e cristiano. Odiato da tutte le moltitudini per quella “morale dei Signori”, opposta fieramente alla trionfante morale degli schiavi: oggi unica, menzognera e totalitaria verità della globalizzazione dei diritti umani, biblici e borghesi.
Purtroppo l’Italia non ha mai potuto leggere serenamente Nietzsche. Messo all’indice da un cattolicesimo tornato alla casa madre dell’ebraismo dopo il concilio vaticano II; osteggiato dall’idealismo liberale, crociano e post-crociano, fortissimo nelle università; avversato dallo statalismo (gentiliano e marxista) di un paese troppo stato e mai nazione; trasformato in libertarismo sessantottardo dalla propaganda di Vattimo o bandito come “pensiero negativo” da Cacciari, Nietzsche ebbe fortuna nel nostro paese per un ristretto periodo di tempo: agli inizi del ‘900, quando irrazionalismo e sindacalismo rivoluzionario scaldavano i fogli e i salotti del paese. Papini su tutti. Senza dimenticare La Filosofia della Forza, scritto giovanile sul pensiero nietzscheano di un giovane leader socialista, Benito Mussolini.
Nietzsche, così, resta una bestemmia comprensibile solo in tedesco: solo dopo aver letto Lutero, dopo aver compreso il percorso romantico della filosofia anti-idealista germanica, il nichilismo e la sua trasvalutazione in pensiero attivo. Come ha ricordato pochi giorni fa Franco Giorgio Freda, presentando la nuova edizione dello Zarathustra, Nietzsche resta il maestro ispiratore della rivoluzione nichilista, della rivoluzione nazional-socialista, come Marx fu ispiratore di quella bolscevica.
Idee in Movimento


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