E’ chiaro che dietro all’incarcerazione dei militari italiani nello stato indiano del Kerala c’è molto di più che una semplice sparatoria, anche se è costata la vita a delle persone. Sotto campagna elettorale si cerca di accaparrare voti in Italia come in India. Lo scontro serrato tra il National Congress e il Partito Comunista indiano, che si concluderà con le elezioni del 18 marzo, potrebbe essere la chiave per leggere questo braccio di ferro tra Italia e India.
Certo dispiace vedere i nostri militari farne le spese. Per il diritto internazionale, infatti, la questione non dovrebbe neanche porsi, dato che l’incidente è avvenuto in acque internazionali (quindi fuori dalla giurisdizione indiana) e nel corso di una missione internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite, per un sevizio di tutela dei traffici commerciali contro la pirateria; la giurisdizione, in questi casi, è del Paese cui appartengono le persone coinvolte (quindi l'Italia, perché sono accusati militari italiani).
Per adesso i diplomatici italiani sono riusciti ad ottenere piatti di spaghetti per i nostri. Non ci stupiamo. In fondo la nostra classe politica è stata in grado di esprimere solo personaggi mediocri (Monti è solo l’ultimo di una lunga serie), non in grado di trovare una soluzione originale alla crisi economica, ma capaci soltanto di proporre misure di austerity e macelleria sociale, in linea con i diktat europei.
Nell’augurare la nostra solidarietà ai marinai italiani ci auguriamo che almeno il parmigiano sulla pasta sia abbondante…
Idee in Movimento
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