Proponiamo qui di seguito un paio di estratti da “Un giorno della mia vita”, resoconto della vita in carcere del patriota irlandese Bobby Sands. Morì in carcere, nei famigerati H-blocks, a seguito di uno sciopero della fame. L'allora Primo Ministro Margaret Thatcher, tenendo fede alla sua immagine di lady di ferro, si mostrò sorda alle richieste degli scioperanti. La cosa provocò la morte di dieci di loro, compreso Bobby Sands.
Fu una rivolta nazionalpopolare la sua. Lotta contro il capitalismo più demente che proprio negli anni '80 aveva un sicuro avamposto nella Gran Bretagna conservatrice. Lì, a suon di liberalizzazioni e privatizzazioni, la disoccupazione era raddoppiata nel giro di poco tempo.
Ancora una volta, in uno scenario in cui a dominare è il caos, è la Nazione a costituire un sicuro baluardo contro la deriva sociale, culturale ed economica.
Idee in Movimento
«[...] Una volta mio nonno mi disse che imprigionare un'allodola è uno dei crimini più crudeli, perché l'allodola è tra i simboli più alti di libertà e felicità. Sovente parlava dello spirito dell'allodola, riferendosi alla storia di un uomo che aveva rinchiuso uno dei suoi tanto amati amici in una piccola gabbia.
L'allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più a squarciagola, né aveva
più nulla di cui essere felice. L'uomo che aveva compiuto tale atrocità, così come la definiva mio
nonno, esigeva che l'allodola facesse ciò che lui desiderava: cioè cantare più forte che poteva,
obbedire alla sua volontà, cambiare la sua natura per soddisfare il suo piacere e vantaggio.
L'allodola si rifiutò. L'uomo allora si arrabbiò e diventò violento. Cominciò a far pressioni
sull'allodola affinché cantasse, ma inevitabilmente non ottenne alcun risultato. Così ricorse a
mezzi più drastici. Coprì la gabbia con un telo nero, privando l'uccello della luce del sole. Le
fece patire la fame e la lasciò marcire in una sporca gabbia, eppure lei si rifiutò ancora di
obbedirgli. Alla fine l'uomo la uccise.
Come giustamente diceva mio nonno, l'allodola possedeva uno spirito: lo spirito di libertà e di
resistenza. Desiderava ardentemente essere libera e morì prima di essere costretta ad adeguarsi
alla volontà del tiranno che aveva cercato di cambiarla con la tortura e la segregazione. Io sento
di avere qualcosa in comune con quell'uccello, con la sua tortura, la sua prigionia e la morte a
cui alla fine andò incontro. Possedeva uno spirito che non si trova facilmente neppure tra di noi,
i cosiddetti esseri superiori, gli uomini.
Prendete un comune prigioniero. Il suo obiettivo principale è quello di rendere il suo periodo di
detenzione più facile e confortevole possibile. Un comune prigioniero non metterà mai a rischio
un solo giorno di condono. Alcuni arriveranno persino a umiliarsi, a strisciare e a tradire altri
detenuti, pur di salvaguardare se stessi o accelerare il proprio rilascio. Costoro obbediranno alla
volontà di chi li ha catturati. Diversamente dall'allodola, canteranno ogni qualvolta verrà chiesto
loro di farlo e salteranno ogni volta che sarà loro ordinato di muoversi.
Sebbene abbia perduto la sua libertà, un prigioniero comune non è disposto a giungere alle
estreme conseguenze per riacquistarla, e neppure per difendere la propria dignità di uomo. Si
adegua, in modo tale da garantirsi un rilascio a breve scadenza. Se invece rimane in carcere per
un periodo abbastanza lungo, alla fine diviene un prodotto dell'istituzione, una sorta di
macchina, non più in grado di pensare con la propria mente, sotto il pieno potere e controllo di
chi lo ha incarcerato.
Nella storia che raccontava mio nonno questa era la fine che avrebbe dovuto fare l'allodola. Ma
lei non aveva bisogno di cambiare, né intendeva farlo, e morì affermando proprio questo.
Tutto ciò mi riporta direttamente alla mia situazione: sento di avere qualcosa in comune con quel
povero uccello. La mia posizione è in totale contrasto con quella di un prigioniero comune che
abbia deciso di conformarsi alle regole: io sono un prigioniero politico, un combattente per la
libertà. Allo stesso modo dell'allodola anch'io ho combattuto per la mia libertà, non solo in
carcere, dove ora mi ritrovo a languire, ma anche fuori, dove il mio paese è tenuto prigioniero.
Sono stato catturato e incarcerato, ma, come l'allodola, anch'io ho visto cosa c'è al di là delle
sbarre della mia gabbia.
Ora mi trovo nel Blocco H, dove mi rifiuto di cambiare per adeguarmi a coloro che mi
opprimono, mi torturano, mi tengono prigioniero e vogliono disumanizzarmi.
Al pari dell'allodola non ho alcun bisogno di cambiare. E' la mia ideologia politica e i miei
principi che i miei carcerieri vogliono mutare. Hanno distrutto il mio corpo e attentato alla mia
dignità. Se fossi un prigioniero comune mi presterebbero pochissima, o addirittura nessuna
attenzione, ben sapendo che mi conformerei ai loro capricci istituzionali.
Ho perso oltre due anni di condono. Non me ne importa nulla. Sono stato privato dei miei
vestiti e rinchiuso in una cella fetida e vuota, dove mi hanno fatto patire la fame, picchiato e
torturato. Come l'allodola, anch'io ho paura che alla fine possano uccidermi. Ma, oso dirlo, allo
stesso modo della mia piccola amica possiedo lo spirito di libertà, che non può essere
soppresso neppure con il più orrendo dei maltrattamenti. Certamente posso essere ucciso, ma,
fintantoché rimango vivo, resto quel che sono, un prigioniero politico di guerra, e nessuno può
cambiare questo.»
«[...]Sono un prigioniero politico perché sono l'effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra. Io difendo il diritto divino della nazione irlandese all'indipendenza sovrana, e credo in essa, così come credo nel diritto di ogni uomo e donna irlandese a difendere questo diritto con la rivoluzione armata. Questa è la ragione per cui sono carcerato, denudato, torturato.
Nella mia mente tormentata c'è al primo posto il pensiero che l'Irlanda non conoscerà mai pace
fino a quando la presenza straniera e oppressiva della Gran Bretagna non sarà schiacciata,
permettendo a tutto il popolo irlandese di controllare, unito, i propri affari e di determinare il
proprio destino come un popolo sovrano, libero nella mente e nel corpo, definito e distinto
fisicamente, culturalmente ed economicamente.
Credo di essere soltanto uno dei molti sventurati irlandesi usciti da una generazione insorta per
un insopprimibile desiderio di libertà. Sto morendo non soltanto per porre fine alla barbarie dei
Blocchi H o per ottenere il giusto riconoscimento di prigioniero politico, ma soprattutto perché
ogni nostra perdita, qui, è una perdita per la Repubblica e per tutti gli oppressi che sono
profondamente fiero di chiamare la generazione insorta»
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