martedì 10 gennaio 2012

PENSIERI PROIBITI

Questa non è solo e tanto una provocazione. E’, a tutti gli effetti, una presa d’atto: la costituzione del 1946 ha capitolato. Morta, andata. Kaput. Essa, infatti, nata per garantire al paese un assetto consociativo post-corporativo, si è trasformata in una Repubblica presidenziale a direzione oligarchica e straniera. Con buona pace della tanto declamata sovranità popolare.
Certo, lorsignori costituzionalisti, la creme de la creme del radicalismo chic, dai giornaloni italioti sono spariti: non una virgola sull’interpretazione delle prerogative del Presidente della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano, non un accenno sul ruolo delle Camere, ridotte oggi, altro che bivacco per rumorosi astanti in camicia nera, a scrivanie per testi scritti in lingua inglese. Non una parola sui conflitti di interesse che regnano in questa maleodorante dittatura bancaria.
Questo è quanto. La democrazia di Pci e Dc non c’è più. Si è trasformata nella sostanza e non solo nell’interpretazione. Non sono più i partiti, espressione popolare, a dettare l’agenda politica ma altre realtà istituzionali non previste dalla carta nazionale. Il patto, quindi, è sciolto. Non c’è spazio per riserve nemmeno per gli sciocchi sostenitori del contratto sociale: strappato, scarabocchiato, divenuto carta da culo per l’aristocrazia in loden con sede a Bruxelles.
Aggiungiamo, dunque, una richiesta impellente. Oltre al resto, ecco ci venga fatto il favore di un’ulteriore dimenticanza: quella della dodicesima disposizione transitoria. Tanto, morta per morta questa servante costituzione partigiana, si mettano le cose in chiaro: senza più processi alle idee.

Idee in movimento

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