Tutto l’apparato mediatico legato al NWO si è scagliato, all’unisono, contro la nuova costituzione ungherese. Solo questo fattore potrebbe giustificare il nostro interessamento verso l’argomento. Il testo fortemente “antisistema” voluto dal premier Viktor Orbán,, il cui partito, Fidesz, vanta i 2/3 dei seggi del parlamento ungherese , non può che provocare orrore nei cuori dei tecnocrati dell’Unione Europea.
L’euroscetticismo del leader ungherese era già noto, ma quando si è passati dalle parole ai fatti è scattata la solita, triste, campagna mediatica in difesa dei valori democratici. Campagna che non avrebbe avuto atto se non fossero stati toccati i “sacri” dogmi liberisti; in questo senso va vista la riforma che ha messo sotto tutela governativa la Banca Centrale ungherese. Questo è il vero problema, il casus belli, non certo i forti toni patriottici e cristiani che compongono il preambolo alla carta costituzionale, l’ ”irrendentismo”, l’identificazione della nazione politica con quella etnica; valori certo derisi in una società in cui è sempre più evidente la piega mondialista, ma che, soli, non avrebbero causato questa reazione. Infatti c’è anche chi parla di sanzioni economiche.
Ovviamente le contraddizioni di chi si indigna per una riforma presa da un partito che gode di una maggioranza assoluta nel suo paese, e parla di “dittatura della maggioranza” quando fa comodo, ci fanno ridere. Difatti preferiamo stare dalla parte di chi non si adegua al sogno globalizzante tanto caro all’America, di chi lotta contro gli amorfi speculatori e si oppone al meltin pot, credendo in uno Stato etico.
Ebbene l’Ungheria sta osando, noi?
Idee in Movimento
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