La scena è questa: una giovane donna esce fresca fresca dall’ufficio. Il suo non dev’essere un lavoro usurante perché le basta un’occhiata ben data per vedere la bandiera italiana aggrovigliata intorno al pennone che sovrasta la piazza; via scarpe e sciarpa, la giovane patriota sale l’albero della cuccagna, fra lo stupore dei suoi concittadini, per liberare il tricolore. Ora tutti sorridono, il gesto è compiuto e lo stendardo nazionale sventola nuovamente fiero.
Pubblicità progresso, direte voi; il governo Monti, stanco di rimpinguare di liquidità le nostre banche in combo con il governatore e collega Goldman Sachs Mario Draghi, ci chiede un piccolo sforzo, una gabella in più ma, ‘sta volta, per costruire strade nuove, ponti, ospedali, scuole, università, mettere in sicurezza il paese, rilanciare l’occupazione. Una pubblicità di orgoglio nazionale.
E invece, no. Mentre il tricolore sventola appare maestoso il simbolo di Unicredit. L’intento è tanto infantile quanto raccapricciante. Mi si gela il sangue, sale la nausea. Per questi signori, strapieni di titoli tossici fino al midollo, esponenti della banca italiana più esposta alla bolla dei derivati del 2007, partecipare all’aumento di capitale del loro ricettacolo d’immondizia significherebbe “aiutare l’Italia”. Sarebbe un gesto di responsabilità civica, sostenere, ancora, come se non avessimo già dato abbastanza, la banca “made in italy nel mondo”. Ossia la banca italiana che, più di tutte, dopo aver speculato con i nostri risparmi nelle economie sottosviluppate dell’est europeo, dopo essere divenuta la banca degli zingari (sic!), dopo aver succhiato da mamma-Stato i crediti per restare a galla, trova ancora il coraggio di ripresentarsi agli italiani in un moto di grande appartenenza nazionale: oro alla patria! Ora alla sua banca! Alla “nostra” banca!
Non ci si crede. Sembra di essere tornati indietro di secoli, al nazionalismo straccione dell’Italietta liberale e mafiosa. Al becero patriottismo guglielmino tanto odiato dalle avanguardie nazionali tedesche. E ci si domanda come possa restare ancora in piedi questo sistema fatto di menzogna, disonore e parassitismo antipopolare.
Nessun commento:
Posta un commento