Sessanta anni di egemonia culturale marxista hanno fatto si che i termini corporazione e corporativismo abbiano assunto un valore negativo. Nella accezione comune sono diventati espressione di interessi particolari in contrasto con il bene comune.
E’ fin troppo ovvio che quando noi parliamo di corporativismo intendiamo tutt’altro.
Numerose sono state in passato le esperienze storiche e le elaborazioni dottrinarie al riguardo: dalla Roma classica al Medioevo, fino alla Dottrina sociale della Chiesa ed al tentativo di restaurazione dello Stato intrapreso dal Fascismo.
Noi intendiamo riconoscere la fondamentale funzione sociale dei “corpi intermedi” in cui si articola naturalmente la comunità umana.
L’uomo, essere per sua natura socievole, quando si rapporta con gli altri componenti di una comunità, non costituisce una semplice somma di individui e nemmeno una massa amorfa, ma, come per cerchi concentrici, dà vita a realtà funzionali sempre più ampie. A partire dalla famiglia, primo nucleo della società, per estendersi alle associazioni di chi compie un medesimo lavoro.
Riconoscere valore giuridico a tali “corpi intermedi”, inserendoli nelle istituzioni dello Stato, significa creare una concreta partecipazione alla vita pubblica, partecipazione fondata sui criteri della competenza e della responsabilità. Gli stessi criteri di partecipazione e responsabilità devono informare l’organizzazione del lavoro anche a livello di singola impresa, premesso che l’impresa deve essere considerata una società di uomini e non di capitali, questi uomini dovranno concorrere tutti, ciascuno secondo le proprie competenze e capacità, alla gestione della stessa, senza, per altro, venire meno ad una necessaria organizzazione gerarchica.
Il capitale sarà, quindi, quel bene strumentale che è e deve essere, restituendo al lavoro l’aspetto sacro di continuatore dell’opera divina e ridando vita ad un’Italia ordinata e prospera nuovamente cosciente della sua missione nel mondo.
Il corporativismo, perciò, non è difesa di interessi settoriali, ma è simile ad una orchestra: con il concorde contributo di ognuno si potrà tendere alla realizzazione di quei fini superiori di cui un vero Stato deve essere interprete: fini di elevazione morale e materiale della comunità nazionale.
Idee in movimento
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