lunedì 30 gennaio 2012

LE PRIMARIE REPUBBLICANE MADE IN USA

L’imponente macchina elettorale americana è ormai avviata, obiettivo? Trovare lo sfidante repubblicano di Obama per le Presidenziali 2013. Ancora una volta gli Americani ci mostrano quanto ridicola e triste possa divenire la caccia al voto: vince chi riesce ad accontentare il più grande numero di fessi, a suon di vane promesse.
Ma questo non avviene in qualsiasi stato europeo, direte voi? E’ in parte vero, se non mancasse quella spettacolarizzazione, degna di uno show televisivo, in cui gli americani sono maestri. Ha ragione, quindi, Fidel Castro, quando definisce le primarie Repubblicane una “gara di idiozia e di ignoranza”; dopo aver visto i vari Romney e Gingrich gareggiare in fanatismo cristiano per conquistare lo zoccolo duro repubblicano del South Carolina, non si può che concordare con le posizioni del lider maximo, vedendo gli stessi candidati del Grand Old Party tentare di conquistare il voto degli ispanici della Florida (dove vivono migliaia di rifugiati cubani), grazie a roboanti minacce contro Cuba e il suo governo. Insomma: democrazia a suon di bombe. E’ quel che promettono gli aspiranti Presidenti USA, seguendo alla lettera il copione libico.
Ammiratori degli Stati Uniti d’America, riflettete…

Idee in Movimento.

domenica 29 gennaio 2012

C'EST LA VIE.

Fascismo è squadrismo,marcia su Roma, stato organico, marmo contro palude, modernità contro immobilismo passatista; ma Fascismo è soprattutto una categoria spirituale non catalogabile negli schemi del piano materiale, dunque eterno. E’ l’esuberanza giovanile che si incarna in un popolo, una rosa rossa nata in trincea. E’ il volere andare oltre, la ricerca dell’impresa e l’audacia. E’ il bacio rubato ad una donna e il fuoco che arde dentro. Fascismo è  un albero con radici profonde e rami che si innalzano al cielo. E’ velocità, orgoglio e coraggio. Fascismo è conoscere e amare il ruolo che il destino assegna, è ricerca della bellezza. Fascismo è ai nemici in fronte il sasso agli amici tutto il cuore. È fermezza e irrequietezza. Corsa, salto e un sorriso.
Fascismo è vita; vissuta e donata.

Idee in Movimento

giovedì 26 gennaio 2012

LA SINISTRA (IM)POPOLARE

Le proteste che stanno esplodendo in tutta Italia non piacciono alla sinistra chic, quella di governo, PD in primis. «Dentro il movimento dei forconi c’è criminalità e deriva becera e violenta» ha sentenziato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del PD in Senato. E’ la sinistra dei Bersani, quella che legge Repubblica ed il Fatto Quotidiano; quella sinistra centrista e moderata, fatta da uomini responsabili, fiduciosa verso il governo dei professori; è questa sinistra che ha preso, ancora una volta, le distanze dal popolo. Non ci stupiamo, per noi non è una scoperta recente. Abbiamo sempre saputo che i vari Prodi, D’Alema e Bersani non costituivano altro che un’opposizione fittizia, necessaria per dare una parvenza democratica al sistema, in realtà espressione dei grandi interessi finanziari e delle lobbies di speculatori. Sottolineiamolo: parliamo di quelle vere, non di tassisti.
Ha ragione, quindi, Marco Rizzo, quando critica da sinistra i suoi vecchi alleati. Si doveva riconoscere la bontà della protesta, frutto dell’esasperazione dei lavoratori, non condannarla e ghettizzarla.
Eppure, quando al governo c’era Berlusconi, erano tutti pronti a manifestare nelle piazze: sindacati, studenti, donne; ora che c’è Mario Monti invece è arrivato il momento dei distinguo, dei “ma”, della diffidenza… Fortuna che c’è chi si è stufato dei giochi dei partiti. Loro, i veri indignati, sono l’espressione più autentica della nazione. Per chiunque lo neghi è sempre valido il detto: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.


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martedì 24 gennaio 2012

ETICA NAZIONAL COMUNISTA

C’è spazio per Marx fra queste pagine? Certamente si.
Non siamo marxisti, poiché non amiamo il caos progressista che il “marxismo”, a dispetto dell’opera del pensatore di Treviri, ha voluto veicolare ideologicamente. Eppure in Marx noi ritroviamo quell’idea di forza collettiva, di volontà popolare (vox populi vox dei), tipiche dell’identità europea. Così quando leggiamo l’intervento del filosofo tedesco sul New York Tribune del 1853, non possiamo che scoprire una prospettiva etica sovrana e collettiva:

« Sappiamo che dietro ogni tiranno c'è un ebreo, come c'è un gesuita dietro ogni papa. Come l'esercito dei gesuiti uccide ogni libero pensiero dal quale il desiderio degli oppressi potrebbe avere possibilità di successo, così l'utilità delle guerre promosse dai capitalisti cesserebbe, se non fosse per gli ebrei che rubano i tesori dell'umanità. ... Il fatto che gli ebrei siano diventati tanto forti da mettere in pericolo la vita del mondo, ci induce a svelare la loro organizzazione, i loro scopi, affinchè il loro lezzo possa risvegliare i lavoratori del mondo a combatterli e ad eliminare un simile cancro »

Karl Marx aveva le idee chiare. Così come Engels, quando affermava che “per noi, le condizioni economiche determinano tutti i fenomeni storici, ma la razza è anch'essa un dato economico...".

Idee chiare, per ricordare al mondo come l’occidente europeo sia sempre stato la culla di quell’etica di civiltà anti-individualista, forgiatrice di sviluppo e armonia per i suoi popoli.

Idee chiare, Idee in Movimento.

venerdì 20 gennaio 2012

TEMPO E DERIVATI

Il tempo non è altro che uno strumento della borghesia capitalista per assoggettare l’uomo alla schiavitù del lavoro alienante. “Time is money” dice un raccapricciante detto, il tempo è denaro per chi fa della vita una rincorsa al guadagno fine a se stesso e che vede nella speculazione borsistica l’apoteosi del degrado umano. Dunque combattiamo il tempo, il tempo chiuso in rigidi schemi di produzione. Lo scorrere delle sensazioni, dei cicli naturali, della vita e della morte non ha bisogno di lancette. Un ritorno alle origini dunque, ai reali bisogni.
La visione materialista, nella duplice declinazione marxista-capitalista, incasella l’uomo. Lo rende un automa, impone ad esso finalità innaturali.
Essere, non esistere, riappropriarci della nostra più intima essenza. Creare comunità dove il senso viene ricercato nei rapporti umani, nella solidarietà fra chi ha deciso di condurre un cammino dal comune destino. Tutto oramai è ingabbiato, non esiste un solo luogo nella terra che non sia di proprietà di qualche nazione o privato. Ci hanno chiusi nello spazio tempo, ci hanno messo un orologio al polso, un cartellino da timbrare.
Hanno deciso di farci lavorare in catene di montaggio rendendo alienante e frustrante ciò che dovrebbe nobilitare l’uomo.
Non bastano i soldi, la gente si fa strozzare dagli usurai che solo per convenzione vengono divisi in legali, le banche, e in illegali. E chi è il complice, l’amico più fidato dell’usuraio? Il tempo.

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giovedì 19 gennaio 2012

GAME OVER (NIGHT)

Mario Draghi, per giustificare il prestito di lungo termine all'1% concesso al sistema bancario, ha recentemente definito la situazione economica europea come "gravissima". Termine particolare per la prima carica monetaria del continente. Gravissimo suona infatti come irrecuperabile. Strano, quindi, che il garante della stabilità dell’euro, cioè della sua fiducia, si lasci scappare frasi tanto emotive.
Ma la situazione è davvero così disastrosa? Da un punto di vista dell’economia reale, certo. Inflazione, tasse e ristrettezza del credito ci hanno portato in piena recessione, se non in piena stagflazione. I consumi sono in picchiata, gli investimenti pure, così come il mercato del lavoro. Dunque, anche per gli istituti di credito la situazione dovrebbe essere assai dura. Ne siamo sicuri?
A guardare i dati si potrebbe rimanere sorpresi: in questi giorni, infatti, secondo Milano Finanza, gli istituti di credito dell'Eurozona hanno effettuato depositi overnight presso la Banca centrale europea per 528,184
miliardi di euro, in rialzo rispetto ai 501,93 miliardi di euro di lunedì (16/01), aggiornando i massimi storici per il quarto giorno consecutivo.
Per i neofiti, ricordiamo che il deposito overnight presso la Bc è quel deposito di liquidità posto a garanzia dello scambio interbancario; ossia i nostri soldi usati a probabile copertura delle passività bancarie. Morale? Le banche europee sono sostanzialmente ricche. Tanto ricche da permettersi di aumentare a suon di record le riserve della Bce per ricompensarla del generoso prestito all’1%. Per chiarire, il sistema creditizio europeo, come quello americano, è drogato di liquidità. Un eccesso costante che riserva frazionaria, moltiplicatore e bassi tassi d’interesse, spingono oltre ogni limite, gradino per gradino.
Il quesito, allora, è d’obbligo: perché non vediamo un mutuo? Perché gli imprenditori si suicidano a causa delle richieste anticipate delle banche di rientrare dai debiti? Perché le banche non si prestano denaro ma riempiono i conti della Bce? Perché Mario Draghi dipinge la situazione come nefasta?
A pensar male, di solito, ci si azzecca. Gli usurai dei tempi antichi richiamavano il credito per poi spogliare dei beni reali la propria vittima. A noi la situazione, poundianamente, sembra proprio la stessa.

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mercoledì 18 gennaio 2012

RIVOLTA!

Finalmente in Italia qualcosa si sta muovendo. Stanchi dei sacrifici imposti da questo governo “usurocrate” i lavoratori siciliani hanno deciso di bloccare i punti cruciali del trasporto regionale per chiedere la defiscalizzazione dei carburanti e dell’energia elettrica, il blocco delle procedure esecutive di Equitalia, l’intervento della Giustizia affinché si penalizzi e si lotti contro il “taroccaggio” dei prodotti locali ; perché non si può vivere con uno stipendio da fame quando il costo della vita è in continuo aumento. Sono agricolotori, autotrasportatori, artigiani ed allevatori il nerbo del “Movimento dei forconi”, ma ci sono anche studenti, disoccupati e semplici simpatizzanti che si stanno avvicinando per protestare, uniti, contro il sistema. Ricordiamo che non solo sull’isola sono in atto proteste, ma in tutta Italia. I tassisti, ad esempio, stanno muovendosi, compatti, per esprimere il loro sdegno nei confronti della “lenzuolata” voluta da Monti. Abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro dissenso verso questi provvedimenti “spalma ricchezza”, per cui non possiamo che giudicare con favore le manifestazioni di dissenso messe in atto dalla categoria.
E’ arrivato il tempo di erigere delle barricate, di prendersi con prepotenza degli spazi  per ricevere l’attenzione di questa marcia classe politica. Soprattutto è tempo di decidere da che parte stare: con il popolo o contro di esso. Erigere sterili barriere ideologiche, in questo momento, è dannoso quanto stupido: i più svegli avranno notato la cappa di omertà messa in atto dai mass-media, dato che della rivolta nessuno parla. Tutto questo passa in secondo piano, relegato a servizi di una trentina di secondi al telegiornale e a poche righe sui quotidiani.
La carta del “Divide et Impera” si dimostrerà ancora una volta quella vincente?  Ci auguriamo di no. Tuttavia almeno capiremo, una volta per tutte,  chi sta dalla parte dell’oppressore e dell’usuraio, magari camuffandosi da “alternativo” e da “ribelle”, facendo i rivoluzionari, ma solo a parole, beninteso.

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martedì 17 gennaio 2012

IL NAZIONALISMO STRACCIONE

La scena è questa: una giovane donna esce fresca fresca dall’ufficio. Il suo non dev’essere un lavoro usurante perché le basta un’occhiata ben data per vedere la bandiera italiana aggrovigliata intorno al pennone che sovrasta la piazza; via scarpe e sciarpa, la giovane patriota sale l’albero della cuccagna, fra lo stupore dei suoi concittadini, per liberare il tricolore. Ora tutti sorridono, il gesto è compiuto e lo stendardo nazionale sventola nuovamente fiero.
Pubblicità progresso, direte voi; il governo Monti, stanco di rimpinguare di liquidità le nostre banche in combo con il governatore e collega Goldman Sachs Mario Draghi, ci chiede un piccolo sforzo, una gabella in più ma, ‘sta volta, per costruire strade nuove, ponti, ospedali, scuole, università, mettere in sicurezza il paese, rilanciare l’occupazione. Una pubblicità di orgoglio nazionale.
E invece, no. Mentre il tricolore sventola appare maestoso il simbolo di Unicredit. L’intento è tanto infantile quanto raccapricciante. Mi si gela il sangue, sale la nausea. Per questi signori, strapieni di titoli tossici fino al midollo, esponenti della banca italiana più esposta alla bolla dei derivati del 2007, partecipare all’aumento di capitale del loro ricettacolo d’immondizia significherebbe “aiutare l’Italia”. Sarebbe un gesto di responsabilità civica, sostenere, ancora, come se non avessimo già dato abbastanza, la banca “made in italy nel mondo”. Ossia la banca italiana che, più di tutte, dopo aver speculato con i nostri risparmi nelle economie sottosviluppate dell’est europeo, dopo essere divenuta la banca degli zingari (sic!), dopo aver succhiato da mamma-Stato i crediti per restare a galla, trova ancora il coraggio di ripresentarsi agli italiani in un moto di grande appartenenza nazionale: oro alla patria! Ora alla sua banca! Alla “nostra” banca!
Non ci si crede. Sembra di essere tornati indietro di secoli, al nazionalismo straccione dell’Italietta liberale e mafiosa. Al becero patriottismo guglielmino tanto odiato dalle avanguardie nazionali tedesche. E ci si domanda come possa restare ancora in piedi questo sistema fatto di menzogna, disonore e parassitismo antipopolare.

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lunedì 16 gennaio 2012

MARIO MONTI E I SUOI SERVI

«E’ arrivato il momento di dimostrare unità e compattezza con un sostegno palese e stabile all’esecutivo, voglio fatti, chiedo un sì convinto alle riforme strutturali».» Parole dell’usurocrata Monti.
Insomma,quello che chiede il premier ai leader di Pd, Pdl e terzo polo non è altro che un ossequioso sissignore. Liberalizzazioni e riforma del mercato del lavoro sono i due punti fondamentali dove il massone non vuole cedere di un metro.
Si sta usando la crisi per far meglio digerire queste manovre impopolari; manovre figlie del dogma liberista che si sta arrampicando sugli specchi della storia.
Il capitalismo ha una formidabile capacità di rigenerarsi e lo fa usurando le sue prede, i lavoratori.
Bersani, Alfano e Casini chineranno ovviamente la testa al volere di “Sua Maestà” e i sudditi continueranno a votare, votare e votare. Che bella illusione!
Sveglia gente, la democrazia rappresentativa, specie in questo periodo di commissariamento, dove come presidente del consiglio si è insediato il capo dei capi della Trilateral europea, è qualcosa che si avvicina molto al reato di circonvenzione di incapace.
E’ ora di prendere in mano la situazione ed essere protagonisti della Res Publica; basta delegare, è il momento di essere protagonisti.

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domenica 15 gennaio 2012

SEGNALI D'EUROPA

Un programma chiaro, un po’ di coraggio e una parlata maschia. Così Marine Le Pen vola nei sondaggi verso un potenziale del 30% dell’elettorato. Per i francesi risulta credibile il messaggio del nuovo Fronte Nazionale: fuori dall’Unione europea con la volontà di creare una Banca centrale in grado di sostenere l’economia reale transalpina. Un messaggio potente, in tempi di crisi e declassamento, che parte da una leadership consolidata ed apprezzata: il FN di Marine non è più il partito di pancia, tutto xenofobia e Giovanna D’Arco creato dal padre. Il Fronte di oggi è un partito tanto radicale quanto razionale: ha abbandonato le infinite suggestioni geopolitiche della vecchia guardia, gli intellettualismi della nouvelle droite e ha optato, invece, per un profilo più concreto, fatto di dati, numeri e prospettive macroeconomiche. In questo modo il messaggio sovranista non appare onirico, irrazionale o peggio, frutto di anacronistiche visioni del passato, ma, al contrario, attuale, necessario ed auspicabile. Se Marine riuscirà a scardinare la gabbia elettorale del sistema francese il Fronte Nazionale sarà il vero punto di riferimento di un’Europa diversa.
Diversa e non allineata ai dogmi monetaristi liberali come lo è l’attuale Ungheria: al di là delle scelte del presidente Orban, scelte di difficile inquadramento ideologico, essendo questi fino a pochi anni fa uno dei tanti esponenti dell’economia di mercato a tutela atlantista, il popolo magiaro sta lanciando messaggi importanti. E’ notizia di queste ore: migliaia di ungheresi sono scesi in piazza, assieme al partito Jobbik, per chiedere l’immediata uscita dall’Unione europea. Segnali forti, insomma, segnali d’Europa vera che noi riprendiamo con grande interesse. Altro che occupy wall street, altro che primavere arabe.

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sabato 14 gennaio 2012

LA COLONIZZAZIONE PETROLIFERA DEL DELTA DEL NIGER

Ci sono, nel mondo, angoli di terra funestati da immani tragedie ambientali e sociali che i media, vassalli del potere, non hanno particolare interesse a far risaltare nel modo giusto. Uno di questi angoli di terra è il Delta del Niger.
Questo territorio, a partire dal 1959, è ostaggio di compagnie petrolifere senza scrupolo (le prime ad insediarsi e ancora oggi presenti sul posto sono la Shell e la Chevron) che hanno recato e stanno recando danni incalcolabili alla popolazione locale in combutta con il governo nigeriano che, in questa vicenda, assume un ruolo quantomeno ambiguo concedendo licenze e autorizzazioni alle aziende petrolifere, attuando contemporaneamente una forte politica repressiva nei confronti della popolazione locale che si oppone a questo stato di cose.
Per quanto riguarda la ribellione armata alla colonizzazione petrolifera, il maggior gruppo attivo è il MEND (Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger) che porta oramai avanti da anni una lotta atta a destabilizzare i rapporti fra governo e multinazionali. Attacchi, sabotaggi e sequestri sono gli strumenti utilizzati da questo gruppo armato che si portò alla ribalta delle cronache nazionali italiane quando, quattro anni fa, rapirono tre tecnici dell’AGIP che furono poi rilasciati incolumi dopo tre mesi di detenzione.
Le rivendicazioni di questa popolazione, circa trenta milioni di persone, sono sacrosante; 50 anni di occupazione da parte delle multinazionali hanno portato alla compromissione delle fonti di ricchezza locali, basate principalmente sulla pesca. Si calcola che, dati di Amnesty International, dal 1959 sono stati riversati nell’ambiente dai nove ai tredici milioni di barili di petrolio, tragedia ambientale seconda solo a quella recente che ha colpito il Golfo del Messico. Un altro abuso contestato dalla popolazione è il gas flaring, ovvero la combustione del metano nell’atmosfera, una pratica altamente inquinante, definita illegale da una sentenza della magistratura nigeriana e ovviamente ignorata dai signori del petrolio. Ha del surreale poi la conversazione fra Ann Pickard,vice presidente esecutivo Shell per l’Africa e Robin Sanders, ambasciatrice USA in Nigeria. Il dialogo, estratto e diffuso da Wikileaks, ci racconta di come la Shell si lamenti della sicurezza gravemente minacciata dagli attacchi dei pirati alle petroliere e della corruzione dei funzionari nigeriani che operano vendite sottobanco di barili di greggio. Come dire, la decenza è per questi signori inversamente proporzionale al potere di cui dispongono.
Il paradosso è poi rappresentato dall’estrema fonte di guadagno di questo business, 600 miliardi di dollari dall’inizio della campagna estrattiva, che pongono il Paese al quinto posto nel mondo in questo settore, ricchezza, questa, nemmeno annusata dagli abitanti del luogo, visti dal grande capitale come semplici virus, scorie che disturbano il profitto.

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venerdì 13 gennaio 2012

LE BATTAGLIE DI RETROGUARDIA DEL SECOLO XIX

Dopo aver cavalcato, come le altre testate giornalistiche d’altronde, l’ondata di polemiche diretta contro Casapound in seguito ai fatti di Firenze, non ci stupiamo dell’ennesima crociata antifascista del Secolo XIX. Questa volta si tratta di un appello volto a tutelare l’opera e la memoria di Ezra Pound, con tanto di firma da parte di 42 intellettuali; insomma, un atto di solidarietà verso la stessa figlia, Mary de Rachewiltz, che vorrebbe intraprendere un’azione legale contro il centro sociale. Perché? si tratterebbe, secondo lei e gli “intellettuali” del quotidiano, di un’ appropriazione indebita e strumentale del nome di suo padre.
Ma chi sono questi esponenti del mondo culturale che gridano giù le mani da Pound?. Mistero. Forse illustri sconosciuti. Già, perché ci vuole coraggio per lanciarsi in una campagna di questo tipo, sostenendo che esiste un modo, politicamente corretto ovviamente, di leggere la vita e le opere di uno scrittore. Questi signori, ideologicamente, si pongono sullo stesso piano di coloro che sessant’anni fa lo rinchiusero in un manicomio, trattandolo come un pazzo. Quante volte i giornalisti politically correct hanno definito la sua battaglia contro l’usura  “ossessione”, oppure bollato sue frasi come “deliranti”? per non parlare della sua simpatia per il Fascismo: superficiale, fraintesa, confusa. Eccovi servita, toccato il punto dolente, la stupefacente metamorfosi da geniale poeta a vecchio rincoglionito da curare.
Questa volta la nostra solidarietà non va solo a Casapound ma anche a questi 42 cervelli annacquati.

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giovedì 12 gennaio 2012

MARX, NIETZSCHE E FINCANTIERI

Genova è al centro di sommesse cronache nazionali. Parliamo di Fincantieri. Il tono usato dai media è particolare, si direbbe un poco annoiato. I servizi, i pezzi, presentano tutti lo stesso punto di vista che lascia il pubblico con la sensazione di dover osservare, tanto per educazione, la morte in diretta di una riserva indiana, gli ultimi giorni di un fenomeno d’acciaio stancamente trascinatosi nell’epoca moderna del paradiso Apple.
Gente che deve morire. E’ questo il messaggio. Gente per cui non c’è più spazio vitale. Operai. Ovvio, di fronte all’economia virtuale degli smartphone e dei tablet, laddove la tecnica assomiglia alla magia, che senso ha continuare a costruire navi? Città di mare o no. Nell’epoca del capitalismo informatico e globale che senso ha viaggiare o combattere fra le onde?
E la sinistra? Presente si. Ma sembra un proforma. Una stanca litania di un rituale privo di significato poiché privo di forza e volontà. Classe per sé o classe in sé? Si chiederebbe Marx. Ma per cosa, se, dopo Dio, oggi muore anche l’Operaio? Le mani non servono più, l’intelligenza neanche. Questo nostro capitalismo inietta nell’animo la più atroce delle alienazioni: l’impotenza dell’inutile.
Aggiornatevi! Urlano verso Sestri Ponente conservatori e progressisti. Ascoltatevi il discorso di Steve Jobs. Un po’ di spirito di impresa! Ma quale impresa più bella di costruire un guscio per sfidare il mare: potenza, crescita, civiltà. Quello era il significato della Superba, dei Poeti dei Santi e dei Navigatori.
Tutto finito. A sentire loro, che vivono di fortuna e non di ingegno e sudore, dovrebbero sorgere Silicon Valley, ogni due per tre. Tutti con la stessa identica risposta. Se il capitalismo funzionasse sul serio avremmo già esaurito da tempo valli e silicio.
Ma, ecco il punto, sono proprio i nipotastri dei marxisti, che oggi leggono il Fatto e conoscono il Capitale tramite wikiquote, che odiano il passato, credono nella mela smangiucchiata, siedono in parlamento, in Comune, nei Tribunali, nei giornali e che conoscono Nietzsche solo per l’omosessualità di Vattimo, ecco sono proprio loro, a condannare l’Operaio e la sua stupenda lotta di conservazione.
Conservazione della specie. Della razza, umana. Quella razza in via di estinzione: razza di Signori, sulla vita, sulla materia, sull’acciaio e sui mari da solcare. Morto l’Operaio, non ci resterà che la morale degli schiavi.
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martedì 10 gennaio 2012

PENSIERI PROIBITI

Questa non è solo e tanto una provocazione. E’, a tutti gli effetti, una presa d’atto: la costituzione del 1946 ha capitolato. Morta, andata. Kaput. Essa, infatti, nata per garantire al paese un assetto consociativo post-corporativo, si è trasformata in una Repubblica presidenziale a direzione oligarchica e straniera. Con buona pace della tanto declamata sovranità popolare.
Certo, lorsignori costituzionalisti, la creme de la creme del radicalismo chic, dai giornaloni italioti sono spariti: non una virgola sull’interpretazione delle prerogative del Presidente della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano, non un accenno sul ruolo delle Camere, ridotte oggi, altro che bivacco per rumorosi astanti in camicia nera, a scrivanie per testi scritti in lingua inglese. Non una parola sui conflitti di interesse che regnano in questa maleodorante dittatura bancaria.
Questo è quanto. La democrazia di Pci e Dc non c’è più. Si è trasformata nella sostanza e non solo nell’interpretazione. Non sono più i partiti, espressione popolare, a dettare l’agenda politica ma altre realtà istituzionali non previste dalla carta nazionale. Il patto, quindi, è sciolto. Non c’è spazio per riserve nemmeno per gli sciocchi sostenitori del contratto sociale: strappato, scarabocchiato, divenuto carta da culo per l’aristocrazia in loden con sede a Bruxelles.
Aggiungiamo, dunque, una richiesta impellente. Oltre al resto, ecco ci venga fatto il favore di un’ulteriore dimenticanza: quella della dodicesima disposizione transitoria. Tanto, morta per morta questa servante costituzione partigiana, si mettano le cose in chiaro: senza più processi alle idee.

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lunedì 9 gennaio 2012

AVANTI RAGAZZI DI BUDA

Tutto l’apparato mediatico legato al NWO si è scagliato, all’unisono, contro la nuova costituzione ungherese. Solo questo fattore potrebbe giustificare il nostro interessamento verso l’argomento. Il testo fortemente “antisistema” voluto dal premier Viktor Orbán,, il cui partito, Fidesz, vanta i 2/3 dei seggi del parlamento ungherese , non può che provocare orrore nei cuori dei tecnocrati dell’Unione Europea.
L’euroscetticismo del leader ungherese era già noto, ma quando si è passati dalle parole ai fatti è scattata la solita, triste, campagna mediatica in difesa dei valori democratici. Campagna che non avrebbe avuto atto se non fossero stati toccati i “sacri” dogmi liberisti; in questo senso va vista la riforma che ha messo sotto tutela governativa la Banca Centrale ungherese. Questo è il vero problema, il casus belli, non certo i forti toni patriottici e cristiani che compongono il preambolo alla carta costituzionale, l’ ”irrendentismo”, l’identificazione della nazione politica con quella etnica; valori certo derisi in una società in cui è sempre più evidente la piega mondialista, ma che, soli, non avrebbero causato questa reazione. Infatti c’è anche chi parla di sanzioni economiche.
Ovviamente le contraddizioni di chi si indigna per una riforma presa da un partito che gode di una maggioranza assoluta nel suo paese, e  parla di “dittatura della maggioranza” quando fa comodo, ci fanno ridere. Difatti preferiamo stare dalla parte di chi non si adegua al sogno globalizzante tanto caro all’America, di chi lotta contro gli amorfi speculatori e si oppone al meltin pot, credendo in uno Stato etico.
Ebbene l’Ungheria sta osando, noi?

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domenica 8 gennaio 2012

CORPORATIVISMO, UNA DOTTRINA ATTUALE

Sessanta anni di egemonia culturale marxista hanno fatto si che i termini corporazione e corporativismo abbiano assunto un valore negativo. Nella accezione comune sono diventati espressione di interessi particolari in contrasto con il bene comune.
E’ fin troppo ovvio che quando noi parliamo di corporativismo intendiamo tutt’altro.
Numerose sono state in passato le esperienze storiche e le elaborazioni dottrinarie al riguardo: dalla Roma classica al Medioevo, fino alla Dottrina sociale della Chiesa ed al tentativo di restaurazione dello Stato intrapreso dal Fascismo.
Noi intendiamo riconoscere la fondamentale funzione sociale dei “corpi intermedi” in cui si articola naturalmente la comunità umana.
L’uomo, essere per sua natura socievole, quando si rapporta con gli altri componenti di una comunità, non costituisce una semplice somma di individui e nemmeno una massa amorfa, ma, come per cerchi concentrici, dà vita a realtà funzionali sempre più ampie. A partire dalla famiglia, primo nucleo della società, per estendersi alle associazioni di chi compie un medesimo lavoro.
Riconoscere valore giuridico a tali “corpi intermedi”, inserendoli nelle istituzioni dello Stato, significa creare una concreta partecipazione alla vita pubblica, partecipazione fondata sui criteri della competenza e della responsabilità. Gli stessi criteri di partecipazione e responsabilità devono informare l’organizzazione del lavoro anche a livello di singola impresa, premesso che l’impresa deve essere considerata una società di uomini e non di capitali, questi uomini dovranno concorrere tutti, ciascuno secondo le proprie competenze e capacità, alla gestione della stessa, senza, per altro, venire meno ad una necessaria organizzazione gerarchica.
Il capitale sarà, quindi, quel bene strumentale che è e deve essere, restituendo al lavoro l’aspetto sacro di continuatore dell’opera divina e ridando vita ad un’Italia ordinata e prospera nuovamente cosciente della sua missione nel mondo.
Il corporativismo, perciò, non è difesa di interessi settoriali, ma è simile ad una orchestra: con il concorde contributo di ognuno si potrà tendere alla realizzazione di quei fini superiori di cui un vero Stato deve essere interprete: fini di elevazione morale e materiale della comunità nazionale.

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sabato 7 gennaio 2012

ANARCO CAPITALISMO E UTILI IDIOTI

David Friedman,  noto economista libertario statunitense, andrà in scena a teatro interpretato dall’attore Massimiliano Finazzer.
In questo periodo di crisi, in cui il libero mercato è sotto l’occhio del ciclone, ecco che il sipario si apre quasi un po’ per provocazione, con una esaltazione del capitalismo radicale, quel anarco capitalismo che vede nello Stato solo un leviatano che costringe i suoi cittadini in una gabbia di burocrazia, leggi e limitazioni.
Non è casuale il finanziamento semi occulto che le lobby anarco capitaliste (lo speculatore Soros in primis) indirizzano verso i movimenti di contestazione con la “A” cerchiata. Lo Stato è nemico comune sia degli speculatori in doppio petto che dei giovani seguaci di Bakunin. Il fatto, ovvio, è che il coltello dalla parte del manico non è di certo in mano ai riottosi delle piazze,manovalanza inconsapevole o, per meglio dire, utili idioti.
Il mondialismo si nutre dell’uguaglianza e del meltin pot per avere consumatori allineati alla dittatura del consumo.
Ciò che al grande capitale fa veramente paura è uno Stato organico, socializzatore, corporativo, etico, sganciato dalle logiche del mercato.
Uno Stato fascista.


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giovedì 5 gennaio 2012

PERCHE' LA RIVOLUZIONE

Una rivoluzione può essere utile. Può ad esempio eliminare alcune storture: la benzina a 2 euro, gli oligopoli industriali e finanziari, le cricche. Una rivoluzione può fare molto, in questo senso. Può togliere di là e portare di qua. Può chiudere fuori per aprire dentro. Può aiutare a crescere, sistemare e mettere in ordine. Può far star meglio. Può, inoltre, obbligare il mondo a fare i conti con essa. Ma le rivoluzioni non si fanno per questi semplici motivi: si può vivere da schiavi e morire come tali senza nemmeno protestare. La storia è un cimitero di civiltà morte su se stesse per l’avidità, l’incapacità di pochi e la pigrizia di molti. Non solo pigrizia, più che pigrizia, in questo caso è doveroso parlare di vecchiaia. I popoli muoiono perché vecchi, stanchi, grassi e presuntuosi. E’ questo il senso della tecnica: l’inutilità dello spirito, della volontà, della giovinezza.
Perciò la politica risulta essere tutto il contrario della tecnica: essa è lotta di fondazione, è lotta per la vita. E’ il senso, irrazionale e inconscio, di stare con i propri simili secondo norme e volontà percepite come giuste e sane. E’, in buona sostanza, cameratismo. Per questo non ci vergogniamo della nostalgia, né di coloro che quasi un secolo fa ebbero la titanica intuizione di piegare la tecnica alla loro meravigliosa giovinezza; per questo, ancora oggi ci permettiamo il lusso di scrivere di finanza e di moneta, di libertà e tirannia, di volontà e schiavitù. Perché vogliamo credere ancora a quella giovinezza, a quell’intuizione rivoluzionaria fermata e demonizzata nel 1945. Non sappiamo a chi darà ragione, infine, la storia. Poco importa, a noi ci dà ragione tutto il resto.

Idee in movimento

mercoledì 4 gennaio 2012

PER UN'ALTRA REPUBBLICA

L’ipocrisia antifascista ha colpito ancora sul finire del 2011. L’Unità, a cui fa eco, immancabilmente, il nostro “amatissimo” Secolo XIX, denuncia dalle sue colonne Mario Vattani (aka Katanga), console d’Italia ad Osaka, reo di essersi esibito con il suo gruppo, i Sotto Fascia Semplice, ad un concerto per Casapound.
La polemica scatenata da questi novelli inquisitori ha avuto un’eco notevole, tanto che il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha chiesto che il console venga deferito alla commissione disciplinare del ministero. Addirittura un deputato del Pd, Roberto Morassut, presenterà un’interrogazione parlamentare sul “caso”.
Tanta foga ci fa sorridere. I partigiani della democrazia dovrebbero scandalizzarsi, semmai, per la situazione politica attuale; il governo Monti, non eletto dal popolo ma bensì dai “mercati”, è già di per sé una negazione dei valori che questi pennivendoli credono di difendere. Che un governo, qualunque esso sia, debba avere il placet degli speculatori per essere legittimo è semplicemente pazzesco. Ai giornali dei benpensanti, però, questa verità non piace; meglio darsi alla caccia alle streghe, con scoop degni di una rivista di gossip, demonizzando chi non si conforma al pensiero unico.
Per quanto ci riguarda siamo felici di combattere per un’altra Repubblica.

Idee in Movimento

martedì 3 gennaio 2012

CONTANTI, PENSIONI E BANCHIERI.

In Italia ci sono ancora più di due milioni di pensionati che scelgono liberamente di ritirare la loro pensione in contanti. Due milioni di italiani che hanno lavorato una vita e che adesso i soldi che negli anni hanno versato all’INPS li vogliono tenere sotto il materasso. A questa gente, brava gente, le banche non piacciono. Ma ecco che come una doccia fredda arriva una brutta notizia dal governo usurocratico del clan Trilateral&Bilderberg. Bene, il capo clan Mario Monti ha deciso che i 450 mila pensionati che ricevono più di mille euro al mese non potranno più ricevere la pensione cash. Dovranno aprire obbligatoriamente un conto corrente bancario o postale. La guerra al contante è solo all’inizio, quei fastidiosi pezzetti di carta non piacciono per niente al sistema bancario che si sa, ha un debole per la moneta scritturale, quella elettronica, quella che non esiste.
Questa dittatura criminale di stampo finanziario sta tirando decisamente la corda, e prima o poi si spezzerà, ma non saranno di certo Berlusconi o la Lega Nord a spezzarla. Chi vogliono prendere in giro i secessionisti padani? Anni di governo e mai una presa di posizione seria contro il sistema capitalista finanziario, mai una proposta di legge sulla nazionalizzazione della Banca Centrale o sul ripristino della sovranità monetaria.
La rivolta deve essere nazional popolare.

Idee in Movimento