mercoledì 28 dicembre 2011

POMPEI. PIU' DEL VESUVIO FECE L'INCURIA.

E’ da poco passato Natale ma Coldiretti e Codacons ci informano che per i regali sono stati spesi 400 milioni di euro in meno rispetto all’anno scorso. Tragico, no? Per questo, in un clima da “recessione”,  parlare di altro, ad esempio di cultura, sembrerà fuori luogo. Ad ogni modo pensiamo che sia giusto dare risalto ad una situazione paradossale: si tratta dei nuovi crolli di Pompei.
Non stiamo parlando di quello relativo alla celeberrima Scuola dei Gladiatori, ma di quelli recentissimi della casa di Loreio Tiburtino e di un muro romano realizzato nei pressi di Porta di Nola; la soprintendente speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei si è premurata a dire che si tratta di elementi dallo scarso valore artistico ed archeologico. Probabile, ma la credibilità ormai è ai minimi storici. E’ incredibile che uno dei siti archeologici più importanti e famosi del mondo, con una media di oltre due milioni di visitatori l’anno, non abbia (o non riceva?) i soldi per la manutenzione ordinaria. Siamo consapevoli che la situazione degli altri siti archeologici italiani è probabilmente peggiore, ma ovviamente questo non fa notizia ed i giornali non ne parlano.
Ma se già i vari governi degli anni passati, eletti democraticamente, hanno lavorato male, puntando sull’immagine e tagliando i fondi necessari alla cura, fondamentali, dei beni culturali, come possiamo pensare che questo governo “golpista” agisca in modo differente? Ovviamente noi conosciamo già la risposta. L’unica speranza, almeno per Pompei, sta nei fondi europei (circa cento milioni di euro) sbloccati dal commissario europeo per le Politiche regionali, Johannes Hahn, ed in arrivo nel 2012. Per le altre situazioni “a rischio” si vedrà. Magari una volta date in pasto ai mercati le ultime quote statali di Eni, Enel e Finmeccanica si sbloccherà qualche altro maxi-fondo speciale europeo…

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LA POLITICA CHE FA PAURA

 La lettera di condoglianze al popolo coreano scritta da Marco Rizzo, segretario dei Comunisti-Sinistra popolare, ha creato il panico fra i media nazionali.
L’anticomunismo italiota si è unito, da destra a sinistra, nello stigmatizzare la solidarietà anti-occidentale dell’ex deputato del Pdci e il suo slancio Juche. Come ogni autore di atti politici fuori dal coro, Rizzo è stato puntualmente deriso, messo all’angolo e posto di fronte all’anatema per eccellenza: il totalitarismo antistorico.
Kim Yong- il
Si imputa infatti al capo-fazione torinese l’appartenenza comunista? Certo che no. Nel paese di Repubblica, del Manifesto, di Vendola, di Gad Lerner, di Scalfari, di Vattimo, dei Telese e dei Parenzo, insomma di tutte le cricche politico-editoriali del radicalismo-chic, sarebbe davvero un gran bel paradosso. No, la colpa di Rizzo sta nel tipo di comunismo da lui difeso e propugnato. Un comunismo inaccettabile per l’establishment in loden, poiché radicalmente antiamericano, anticapitalista, anti Ue e Bce, sovranista e nazionale. Platonico, per i palati fini, stalinista per quelli dal giudizio facile e scontato.
Insomma un pensiero eterodosso alla sinistra supina del mercato, dei governi a direzione bancaria, a quella sinistra così ostinatamente intellettuale nel rubare ai poveri per dare ai padroni: padroni del vapore, ovviamente, finanziario. Una politica, quella di Rizzo, che noi, senza pregiudizi di sorta, vogliamo vedere per quella che effettivamente è: schmittiana nel saper riconoscere i nomos della terra, gli amici e i nemici.
E’ dunque questo radicalismo a spaventare i più: il radicalismo della politica che si innalza a etica e sistema, in un mondo diretto verso il baratro dell’insostenibilità dei modelli produttivi liberali e liberisiti. Spaventa tanta consapevolezza e lo sprezzo dell’isolamento imposto. Alba di nuove sintesi?

Idee in movimento

domenica 25 dicembre 2011

L'OLOCAUSTO DIMENTICATO

Nikolas Sarkozy ne sa una più del diavolo. E’ in caduta libera nei sondaggi ma riesce sempre a cercare un modo per “far quadrare i conti”. Prima lo vediamo in veste di “liberatore”, un Che Guevara in giacca e cravatta, nella guerra in Libia, poi a far la voce grossa contro la Siria; ora il “colpaccio” sono i 500000 armeni residenti in Francia. Negare l’Olocausto armeno del 1915 è diventato un reato penalmente perseguibile.
Ma come una coperta troppo corta, che lascerà sempre una parte del corpo scoperta per quanto la si tiri da una parte e dall’altra, anche questa mossa del Presidente ha avuto delle conseguenze negative: i rapporti diplomatici con Ankara sono stati seriamente compromessi ed anche la comunità turca francese ha protestato.
Sarà stata un’ azione vantaggiosa o svantaggiosa? Saranno gli analisti vicini a Sarkò a stabilirlo. Per quanto ci riguarda non possiamo che trarre ispirazione da tanta nobiltà d’animo. Si, avete capito bene.
E’ arrivato il momento di svolgere anche qui in Italia un’opera di sensibilizzazione contro una delle più grandi tragedie perpetuate dall’uomo. Un orrore che alcuni vorrebbero nascondere perché vicini a certi ambienti politici consapevoli e complici… si tratta del genocidio del più grande branco di renne al mondo!. Lo denuncia Survival International.
Le renne si trovano nel Canada orientale, tra Labrador e Quebec. Fino a pochi anni fa si trattava di quasi un milione di esemplari ma ora, a causa di progetti di “sviluppo” che comprendono l’ampliamento delle miniere di ferro, dei complessi idroelettrici e della rete viaria, ne rimane solo un 10%. Un numero davvero esiguo. L’industrializzazione selvaggia dell’area, in nome di una distorta e malata idea di progresso, ha fatto nuove vittime; perciò esprimiamo a questo animale, tanto amato da grandi e piccini, la nostra solidarietà.
Buon Natale.

Idee in Movimento

venerdì 23 dicembre 2011

CONTRO LA SOLUZIONE LIBERISTA ALLA CRISI

Dopo aver toccato le pensioni i “tecnocrati” capeggiati dal Professor Mario Monti si preparano alla “fase due”. La soluzione alla crisi, il vero leit motiv del 2011, è come al solito l’abbattimento dello Stato sociale (per adeguarsi agli altri paesi europei, si intende). Quindi via libera al solito carosello: liberalizzazioni, flessibilità del lavoro e privatizzazioni. Sul primo punto, l’ex consulente della Goldman Sachs, è pronto ad intervenire con “azioni coraggiose”. Ma più che benessere, codeste soluzioni porterebbero danni da non sottovalutare; quelli che ci andrebbero più di mezzo sarebbero i tassisti che, da un lato, vedrebbero svanire nel nulla il valore della loro licenza (acquistata a prezzo di sacrifici ed unica garanzia di “liquidazione”) e dall’altro avrebbero a che fare con una drastica diminuzione del lavoro.
Per quanto riguarda il capitolo lavoro i fautori del libero mercato hanno dovuto subire un duro scacco: il solo nominare l’articolo 18, norma che tutela il lavoratore nel caso di licenziamento senza giusta causa, ha provocato una reazione compatta dei sindacati che ha portato, in primis, ad un brusco retro front della Fornero. Quindi, per ora, capitolo chiuso.
Resta da analizzare l’ultimo punto, le privatizzazioni. All’Europa non piace la golden share su Eni, Enel e Finmeccanica perché “rappresenta una restrizione ingiustificata alla libera circolazione di capitali”; gli speculatori già si sfregano le mani perché non aspettano altro che vedere sul mercato, svendute, le nostre aziende strategiche. Monti per adesso procrastina ma prima o poi, inevitabilmente, essendo espressione degli stessi poteri forti che impongono diktat al nostro Paese, dovrà piegarsi supino e mettere sul piatto i nostri pezzi da novanta. Il danno per l’Italia, paese che deve prestare particolare attenzione alla politica energetica vista la non autosufficienza , sarebbe incalcolabile. Perdere completamente il controllo di queste aziende significherebbe lasciare nelle mani di investitori, o meglio speculatori (probabilmente maxi gruppi bancari), un settore strategico come quello dell’energia. Luce e gas in mano agli stranieri. Chi vieterebbe loro di imporre tariffe o politiche vicine ai loro interessi, a danno del popolo italiano?
Ai cultori del Libero Mercato, il Dio del XXI secolo, sembreremo come Don Chisciotte che ostinatamente combatte contro i mulini a vento.Di questi arrendevoli figuri ce ne freghiamo. Non ci piegheremo alle logiche del profitto.

Idee in Movimento

giovedì 22 dicembre 2011

LETTERINA A MARIO DRAGHI, BABBO NATALE DELLE BANCHE

Caro Babbo Draghi Natale,
Anche se non siamo state tanto buone, noi banche vorremmo ringraziarti per il regalo che ci hai fatto. Visto che siamo a corto di liquidità sei stato così comprensivo da donarci comunque 116 miliardi di Euro. Papà Monti ha detto che intanto ci pensa lo Stato a garantire per i 40 miliardi di euro di bond emessi. 116 miliardi al tasso dell’1% e non ci obblighi nemmeno ad utilizzarli per prestarli alle aziende ed alle famiglie italiane in difficoltà! Insomma sono tutti per noi questi bei soldini! E poi, caro Babbo Draghi Natale, ne sai una più del diavolo, guarda che lo sappiamo che non spendi nulla nel creare denaro, potresti tranquillamente emettere soldi che vadano direttamente ad alimentare la produzione dei Paesi, potresti incanalare queste enormi somme per infrastrutture, ricerca, sanità..e invece li dai a noi che poi ci ricaviamo un bel profitto strozzando tutti i nostri clienti. Vabbè non ti annoiamo ulteriormente, avrai di certo tante cose da fare.
Grazie ancora Babbo Draghi Natale.

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mercoledì 14 dicembre 2011

MARK TO MARKET. COME TI DEPREZZO IL TITOLO DI STATO

European Banking Autority. È uno di quei nomi altisonanti che non si sentono mai menzionare dai media,e se succede, si fa distrattamente, non ci si sofferma. Bene, questa istituzione sopranazionale obbliga di fatto le banche europee a contabilizzare i debiti sovrani degli Stati membri (leggi titoli di stato) al valore di mercato (mark to market) e non più secondo il costo a cui erano stati acquistati.
Vediamo nei fatti cosa succede. La banca x acquista Titoli di Stato per un valore di, supponiamo, 80 euro che, alla loro scadenza, lo Stato italiano si impegnerà a ripagarli 100 euro; la banca otterrà dunque un rendimento del 25% quinquennale o del 5% annuo.
Il fatto è che questi titoli non sono congelati nei caveu ma vengono scambiati in un mercato secondario dove gli investitori stabiliscono quale sia il giusto rendimento di un titolo in base al rischio che viene attribuito ad essi. Ne deriva che se il mercato fa scendere il prezzo, le banche si vedono costrette a rifinanziare un buco inesistente frutto della speculazione finanziaria che, ovviamente, non trova riscontro nel reale; prova ne è che alla scadenza dei titoli la banca otterrà sempre i 100 euro, il 25% del rendimento degli 80 euro di cui sopra.
I dati che fornisce l’EBA, parlano di perdite virtuali sul mercato dei titoli pari a 15,4 miliardi di euro. Soldi veri questi, e non virtuali, che le banche italiane dovranno trovare per evitare il fallimento. 114,7 i miliardi di nuovo capitale che servirebbero invece alle banche europee nel loro complesso.
La spirale perversa di questo sistema, si abbatte come ovvio, sui cittadini, sulle imprese,sul lavoro. Soldi che dovrebbero essere utilizzati per incentivare la produzione, vengono utilizzati per soddisfare il famelico capitalismo finanziario.
Nessun problema, il “golpista” Monti ha la soluzione in tasca. Diminuire le pensioni.

Idee in movimento

martedì 13 dicembre 2011

RIVOLUZIONI DA FACEBOOK

Copione già visto: tam tam che parte dai social network, proteste che sfociano in manifestazioni di piazza e poi… da qualche parte si è parlato di “primavera araba” , movimento che, nell’immaginario comune, figuriamo con una immagine poetica di popoli che dalle piazze (anche con i bombardieri europei in qualche caso)  protestano ed annientano regimi corrotti in nome dei valori trionfanti della democrazia occidentale.  Ma più che Liberté, Égalité e  Fraternité  sono i valori del capitalismo e delle leggi di mercato ad essere venerati, tanto che si dovrebbe parlare di “privatizzazione araba” invece che di “primavera araba”.
Le dichiarazioni del vicepremier libico Moustafa Bou Shagour sono molto eloquenti in questo senso, va caldeggiando infatti misure atte a favorire gli imprenditori della “Nuova Libia” e l’ingresso di capitali stranieri. Discorso un po’ prematuro tenendo conto che le infrastrutture del Paese sono quasi totalmente distrutte e che i ribelli armati girano ancora sul territorio senza controllo.
Dopo il medio Oriente la tempesta destabilizzante si sta spostando in Russia, complici i presunti brogli elettorali e l’entusiasmo per un vittoria non troppo schiacciante del partito di Putin (parliamo “solo” del 50% dei voti). Curiosamente è il segretario di Stato Hillary Clinton a farsi paladino degli scontenti;  prima di aver letto i rapporti ufficiali dell’Osce, s’intende. Augura al popolo russo il raggiungimento di nuove mete, ovviamente all’insegna di un futuro migliore. Forse, in questo radioso avvenire, si cela la supina accettazione del giogo americano?. Non ci sfugge, infatti, che il vero motivo del recente muro contro mura tra USA e Russia sia lo scudo antimissile europeo. Il Cremlino, giustamente, lo vede come una minaccia per la sicurezza del Paese; gli USA, padroni del mondo, ritengono che le paure russe siano infondate, causate da un atteggiamento paranoico da Guerra Fredda. Probabilmente credono che voler mantenere un rapporto d’equilibrio tra gli Stati sia una prerogativa che non spetti alla Russia. Guai a difendere la propria indipendenza, specialmente se non si è allineati sulle posizioni americane!
D’altra parte noi continuiamo a confidare nell’intelligenza del popolo russo che ancora una volta ha saputo dar fiducia a chi vuol mantenere libera e sovrana la propria nazione.

Idee in Movimento.

lunedì 12 dicembre 2011

LE AGENZIE DI RATING E LA CRISI

Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: ne abbiamo sentito parlare sempre di più nel corso degli ultimi anni. Muovono milioni di euro (Moody’s Corporation, il gruppo di cui fa parte l’omonima agenzia, ricava circa due miliardi di euro l’anno) e con le loro analisi dovrebbero fornire un servizio agli investitori, permettendo loro di sapere quali sono le aziende o i titoli di stato più affidabili. E’ veramente così? Dobbiamo ringraziare questi infaticabili e trasparenti analisti? Ovviamente no.
Noi non ci siamo certo dimenticati della crisi dei subprime e del crack della Lehman Brothers, a cui le agenzie di rating diedero il massimo della fiducia (la famosa AAA) fino all’ultimo. I tre colossi, che controllano il 90% del settore, non svolgono un servizio utile per la povera gente ma per i giochi dei grandi speculatori. Chi crede nella buona fede di questi organismi lo fa sostenendo che è nel loro interesse dare valutazioni corrette; gli investitori non seguirebbero certo le indicazioni delle agenzie se queste avessero minato la loro reputazione con gravi errori: insomma il mercato si regola da solo (ah…l’ingenuità liberista). Ma ricordiamo che il solo declassamento del debito USA da parte di Standard & Poor’s bastò a scatenare il panico. Tutto il gotha liberista si scagliò contro la decisione, tanto è vero che c’è chi le vorrebbe “chiudere” e chi, come il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, non vedrebbe male la nascita di un’agenzia di rating europea, forse per far concorrenza agli Americani a colpi di downgrade.
Il punto è che queste “logiche di mercato” ci risultano incomprensibili. Sappiamo che è colpa della “crisi mondiale” se ci troviamo guidati da un governo di banchieri, alla faccia del concetto di sovranità popolare. Ma noi non vogliamo accettare governi solo perché graditi ai mercati. Ristabilire il primato della politica sull’economia è il nostro obiettivo: che il mercante torni al suo posto.

Idee in Movimento. 

mercoledì 7 dicembre 2011

CONSIDERAZIONI...

 Legge 17 del 25 gennaio 1982 in materia di associazioni segrete
ART. 1.
  si considerano 'associazioni segrete', come tali vietate dall'art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprecamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi di organi costituzionali, di enti pubblici anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale.

L' articolo 2 prevede per i promotori di tali associazioni la pena della reclusione da uno a cinque anni.

Mario Monti : massone e membro di Bilderberg e Trilateral Commission.

martedì 6 dicembre 2011

SIRIA NUOVO TERRITORIO DI CONQUISTA


Dopo la Libia, la Siria appare il candidato più probabile per un’ “occidentalizzazione” forzata, ed ancora una volta vediamo la Francia in prima linea a combattere per la democrazia, facendo le veci degli USA in Europa. Il ministro degli esteri francese Alain Juppé sta tuonando da giorni contro il regime di Assad, invocando sanzioni e fantomatici “corridoi umanitari” che forse altro non sono che un fantasioso modo di dire per indicare i bombardieri francesi. Ebbene si, perché dopo aver avuto un ruolo centrale nella caduta di Gheddafi, sono i nostri cugini d’Oltralpe, insieme al governo di Ankara, a fare il ruolo degli “arieti da sfondamento” nei confronti della Siria: “Le Canard enchaîné”, giornale francese, ci informa che agenti francesi starebbero operando sul confine turco-siriano per addestrare i dissidenti dell’Esercito Libero di Damasco guidato dal colonnello Riad al Asad. Per rimpinguare le scarne fila dell’esercito in questione il Cnt libico ha pensato bene di inviare l’islamista Abdelhakim Belhadj in Siria, probabilmente con il duplice scopo di allontanarlo dal paese e con lui gli elementi più pericolosi vicini al fondamentalismo islamico, gli stessi che hanno contribuito, insieme ai bombardamenti NATO, a radere al suolo le città libiche provocando migliaia di morti.
Assad, presidente della Siria
Leggendo le dichiarazioni del leader del Consiglio Nazionale Siriano (organo che raccoglie intorno a se tutte le forze che si oppongono al governo Assad) Burhan Ghalioun possiamo capire quali sono le ragioni che spingono le potenze mondialiste a scontrarsi con Damasco: la “nuova” Siria interromperebbe i rapporti con l’Iran cosa che comporterebbe anche un forte ridimensionamento del movimento Hezbollah (Israele ringrazia). Si tratta di ripercussioni sul piano geopolitico non da poco che danneggerebbero anche la Russia (ricordiamo che in questo momento ha una base navale in Siria) e non solamente l’Iran che perderebbe il suo ruolo egemone nella regione a favore della Turchia, risultando sempre più isolato. Cavalcare ulteriormente l’onda della “primavera araba” rafforzerebbe le posizioni francesi sia nello scacchiere mediterraneo che in Europa: non dimentichiamo che Sarkozy e Merkel vorrebbero proporre al prossimo vertice UE un “nuovo trattato europeo”, valido quantomeno per coloro che aderiscono all’euro.
Le ambizioni di egemonia ci sono tutte, ma chissà che invece di trovare una Libia “parte seconda” la Siria non si riveli un nuovo Afghanistan…

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giovedì 1 dicembre 2011

L'ORO DI CHAVEZ


Ancora una volta il presidente Hugo Chavez ha fatto tremare il gotha liberista mondiale, decidendo di nazionalizzare l’intera filiera dell’estrazione aurifera e di rimpatriare tutto l’oro depositato negli istituti di credito stranieri (in particolare della Gran Bretagna). La nazionalizzazione dell’oro costituisce anche un duro colpo per la mafia venezuelana che lucrava in questo settore grazie ad estrazioni illegali.

Hugo Chavez

E’ notizia recente che i primi lingotti, con un volo partito da Parigi, sono atterrati a Caracas tra il tripudio generale della folla. Ma la situazione ad Agosto sembrava tutt’altro che pacifica: la Banca d’ Inghilterra aveva affidato parte del malloppo venezuelano ad alcune “banche del lingotto”; la cosa divertente è che queste, insieme ad altre banche, hanno venduto o ipotecato quanto dovevano solamente custodire perché non di loro proprietà. Così se oggi il prezzo dell’oro sale, e diviene oggetto di sporchi giochi speculativi, non è colpa di Chavez, che ha solo chiesto ciò che è di proprietà del popolo venezuelano, ma dell’illogicità del sistema capitalistico che permette alle banche di vendere ciò che in realtà non ha (l’oro venduto è maggiore di quello detenuto nei forzieri). Per cui il timore degli istituti di credito è che altri seguano l’ esempio: un senso diffuso di sfiducia potrebbe davvero mettere in crisi il sistema, come se tutti i più grandi detentori di capitale chiedessero alle banche di essere liquidati nello stesso periodo.
In un momento in cui è sempre più palese la volontà dei governi mondialisti, spallegiatori del sistema usurocratico bancario, di ridurre la banconota a pura cartastraccia, con la connivenza dei pennivendoli liberisti che caldeggiano un’ immissione di liquidità tale da “tappare i buchi” del nostro debito, ripartire dall’oro, come sta facendo il Presidente venezuelano, appare la cosa più saggia.

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mercoledì 30 novembre 2011

LA REPUBBLICA ISLAMICA SOTTO ASSEDIO


Teheran sta per essere bersagliata dal fuoco delle sanzioni caldeggiate da Israele e Stati Uniti, seguiti a ruota dai cani da guardia più fedeli del regime mondialista, Gran Bretagna e Canada, che hanno addirittura deciso di interrompere qualsiasi legame economico con le banche iraniane. La Francia del novello Napoleone Sarkozy non poteva certo restare a guardare, ed anzi ha proposto una sorta di embargo sul petrolio di  Teheran.
Per comprendere meglio lo situazione, però, occorre tornare indietro al 2003, anno in cui gli ispettori dell’ Aiea (Agenzia Internzionale per l’Energia Atomica), visionarono l’impianto nucleare di Natanz, ancora in costruzione. La cosa provocò il panico, soprattutto in Israele che temeva una rincorsa verso l’atomica da parte di Ahmadinejad; a questo punto i rapporti tra Iran e le potenze Occidentali si fecero tesi, tanto che vennero applicate tutta una serie di sanzioni, sia da parte dell’Onu, che dell’ UE e gli Stati Uniti.
Poche settimane fa la goccia che ha fatto traboccare il vaso: l’Aiea rispolvera le vecchie accuse sulla possibile dimensione militare del programma nucleare della Repubblica Islamica, ma più che accuse pare trattarsi di vere e proprie illazioni, tali e quali a quelle che riguardavano le “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, che vennero usate come “cavallo di Troia” per la guerra voluta dall’America e la Gran Bretagna in Iraq. Non a caso il ministro degli Esteri Russo, Sergei Lavrov, a proposito del rapporto Aiea  ha parlato di “fatti a cui viene data un’interpretazione politicizzata”, se non di vero e proprio dettato da parte di Washington.

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad

Ad ogni modo tanto è bastato all’amministrazione Obama per decidere “sanzioni unilaterali” e pesanti multe verso chiunque appoggi lo sviluppo petrolchimico e nucleare di Teheran, senza tener conto che in questi anni l’Agenzia non ha trovato uranio utilizzato per scopi militari.
L’escalation a questo punto pare inevitabile: è notizia recentissima che il Parlamento iraniano ha deciso di espellere l’ambasciatore della Gran Bretagna come risposta alle “sanzioni unilaterali” varate da Londra, e di non partecipare al Forum Atomico sul Medio Oriente dell’ Onu per la costituzione di una zona libera dalle armi nucleari, come protesta verso Israele, che detiene un arsenale atomico non ufficiale.
A differenza del nostro ministro degli Esteri Giulio Terzi, che ha dichiarato di essere d’accordo con la linea sanzionatoria espressa dagli Stati Uniti, dimostrando che l’unica cosa che è in grado di esprimere il governo Monti è la genuflessione verso i poteri forti, noi ci schieriamo dalla parte del popolo iraniano e della Repubblica Islamica, tra gli ultimi avamposti non allineati in un mondo alla deriva.

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martedì 29 novembre 2011

MONETA REALE E MONETA VIRTUALE

Il “golpista” Mario Monti annuncia la volontà di mettere al bando le banconote da 500 euro, vietando l’utilizzo di carta moneta per gli acquisti superiori ai 300 euro per combattere, a suo dire,la piaga dell’evasione fiscale. Pensi semmai , signor Monti, a tassare le rendite finanziare, a vietare pratiche criminali come lo short selling e a mettere un tetto massimo agli stipendi dorati dei manager delle aziende pubbliche, crei politiche economiche di redistribuzione dei redditi, e la smetta di prenderci per il culo.
Evidentemente i nostri connazionali non la pensano così. Secondo un sondaggio andato in onda sulla trasmissione “Piazza Pulita”, il 55% degli italiani sarebbe d’accordo con questa manovra; la stessa Milena Gabanelli, conduttrice di Report, proprio lei che troviamo sempre in prima linea per denunciare fatti&misfatti del sistema, si dichiara favorevole a questa operazione.
Come già qualcuno disse, governare gli italiani non è difficile, è inutile.
La tendenza a diminuire carta moneta va ovviamente ad incontrare il favore delle banche che, in questo modo, prenderebbero il controllo assoluto dei nostri risparmi, obbligandoci di fatto a ricorrere ai servizi bancari per ogni pagamento. In merito, è da notare che nella proposta di Monti si parla di abbattimento delle commissioni bancarie per quanto riguarda i pagamenti  effettuati tramite bancomat e carte di credito, mentre dovrebbero aumentare le commissioni sui prelievi di denaro contante dagli sportelli automatici.
La conseguente totale tracciabilità dei nostri pagamenti andrebbe a ridurre drasticamente la già malconcia privacy di ogni cittadino. Le banche infatti, complici con lo Stato, disporrebbero di informazioni su ogni cittadino che, a sua volta, sarebbe ignaro di come potrebbero venire usati questi dati.
La progressiva abolizione di banconote decreta la vittoria della moneta scritturale, quella moneta creata dal nulla dalle banche. È la vittoria dell’usurocrazia; ma attenzione cari strozzini, ricordatevi che in ogni recinto c’è sempre una pecora nera, ostinata e contraria.


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lunedì 28 novembre 2011

L'INTEGRAZIONE FORZATA DI UN PAESE SENZA IDEE

Difficile argomentare contro la forte presa di posizione del presidente della Repubblica sullo ius soli e a favore di un nuovo modello di cittadinanza. Per due ragioni: essa sfrutta il sentire umanitario comune a tutte le società occidentali; si presenta, inoltre, come razionale forma di “premio” per il contrappeso demografico e fiscale offerto dall’immigrazione ad un paese in crisi di debito e di nascite. Difficile, dunque, obiettare alcunchè senza cadere nella trappola del sociologismo meticcio e nella superstizione razionalista contro ogni forma di appartenenza.
Tuttavia, una più attenta analisi del significato storico dello ius soli può aprire ad una diversa prospettiva. In questo senso risulta palese l’anacronismo di un istituto giuridico nato per soddisfare le esigenze di nazioni economicamente “vuote” come gli Usa e il Sud America del passato; o di nazioni post-coloniali a carattere imperialistico-plebiscitario come Francia e Regno Unito.
Ci troviamo di fronte, quindi, ad un’astrazione storica: quella di un occidente in espansione economico-politica, capace di integrare una vasta immigrazione a bassa qualità lavorativa e salariale, con la promessa istituzionale di una rapida mobilità sociale intergenerazionale. E’ questa, nei fatti,  la pericolosa retorica a cui vengono sottoposti gli aspiranti cittadini della “generazione-balotelli”.
Una favola del passato dai risultati poco chiari, come testimoniano le enormi contraddizioni americane, britanniche e francesi, e con la quale gli attuali dati socio-economici stridono impietosamente: quale nuova ricchezza da ridistribuire fra i “nuovi italiani”? Quale prospettiva di partecipazione e realizzazione a lungo termine aldilà dell’allarmismo anti-default?
In questo differente scenario, Giorgio Napolitano e Andrea Riccardi, neo ministro all’integrazione, assomigliano a quel medico orwelliano tanto realista di fronte alle peggiorate condizioni del paziente da raddoppiare le dosi del farmaco nocivo. Non certo per sadismo. Si tratta piuttosto di una visione limitata, incapace di uscire dalle strette stanze della mentalità burocratica.
E’ lo Stato liberal-democratico, assistenziale e irresponsabile, a chiedere e reclamare nuovi cittadini per la sua stessa sopravvivenza, indipendentemente dalle leggi dell’economia, dalle opportunità individuali e dei percorsi storici complessivi. Una sorta di integrazione forzata, come la definisce un pensatore a noi distante come il libertario Hans Hermann Hoppe, finalizzata a mantenere intatte le vecchie forme di clientela e potere.
Vecchi paradigmi, insomma, a cui sfuggono i livelli qualitativi dei nuovi flussi migratori: sempre più studenti provenienti dalle nuove leadership globali (BRIC) destinati a tornare in patria una volta acquisito il livello di conoscenze desiderato; spesso seguiti da un numero importante di laureati italiani privi di sbocchi. Per non parlare dei lavoratori specializzati e degli imprenditori, per loro natura attenti ai flussi di capitale in fuga da italia ed europa. Un saldo decisamente negativo.
I nuovi italiani rischiano così di assomigliare un po’ troppo ai loro solidali autoctoni: privi di idee, a bassa qualifica, basso salario, ipertassati e schiavi di un sistema rappresentativo del tutto autoreferenziale. Un orizzonte temporale non certo fondativo: chi gioca sulla pelle delle masse in fermento a poche miglia da Lampedusa si deve prendere la responsabilità di andare oltre lo spread di domani. Oltre i propri, limitati, interessi mascherati dalla teologia della ragione.
Idee in movimento

sabato 26 novembre 2011

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA GUERRA IN LIBIA

Approfittando della recente cattura di Saif al Islam, delfino del Colonnello Muammar Gheddafi ed ultimo comandante delle forze lealiste, è giunto il momento di fare alcune considerazioni sull’ormai terminata guerra libica. Basta riflettere un momento su questa semplice domanda: cosa abbiamo guadagnato da questo impegno bellico che ci ha visti protagonisti? Cinico forse parlare in questi termini di una guerra, ma la politica estera è anche questo. Lo sanno bene nazioni come l’America o, per rimanere dalle nostre parti, Francia e Germania, “motori pulsanti dell’Unione Europea”; infatti, per quale motivo nessuno, e dico nessuno, ha deciso di impegnarsi in missioni analoghe per richiedere chiarezza e garanzie riguardo alla situazione politica egiziana, che da rivoluzione popolare va mostrando sempre più chiaramente i tratti di un golpe militare?
Ricordare l’esistenza dei ricchi pozzi petrolifici libici non è semplice “dietrologia” o “complottismo”, ma un dato di fatto evidente. La Libia di Gheddafi era uno dei nostri partner economici più importanti, e molte aziende italiane vi operavano: non dimentichiamo, checchè ne dica la classe politica italiana al completo, che la Libia del colonnello era il paese africano con il più alto PIL pro capite (risultato ottenuto anche grazie alla nazionalizzazione delle principali risorse naturali), fattore che attirava immigrati bisognosi di lavoro da tutto il continente.
Purtroppo la nostra classe dirigente ha dimostrato in questo frangente tutta la sua infinita inettitudine e pochezza: come non accorgersi che l’interventismo di Sarkozy mascherava ben altri fini, non certo altruistici. Il presidente francese era certamente consapevole del fatto che le elezioni si stavano avvicinando e che i sondaggi lo davano ai minimi storici e, fatto ancora più importante, che una Libia Nuova, nata sotto l’egida della Francia, poteva portare vantaggi economici non indifferenti (ovviamente a nostro danno).
E così ci siamo imbarcati, titubanti, in una guerra che ci è costata denaro e ha danneggiato la nostra posizione nello scacchiere mediterraneo.
Pare che far parte dell’Unione Europea, oltre a portare sacrifici economici, riforme del sistema previdenziale, tagli, maggiore flessibilità nel lavoro, significhi anche combattere guerre non nostre, per il vantaggio di altri, certo sempre con il benestare dei nostri signori americani. Dopo essere stati, de facto, commissariati con l’arrivo del governo Monti cos’ altro ci toccherà subire?

Idee in Movimento

venerdì 25 novembre 2011

LA MONETA DEI LIBERISTI

Si sente puzza di bruciato. Per non dire di peggio. Negli ultimi giorni, infatti, il mainstream liberista ha dato il via ad una campagna stampa piuttosto particolare: occorre stampare moneta. Tanta e subito. Da Giavazzi ed Alesina sul Corriere, a Ferrara sul Foglio, passando per Oscar Giannino sul Sole 24 Ore, sino a Nicola Porro sul Giornale. Non si salva nessuno: il gotha intellettuale liberista, quello che si veste elegante e che tanto ricorda lo stile framassone del nostro risorgimento anglosassone, si è inginocchiato ai piedi della Bce al fine di pietire cartastraccia. Stampare, stampare e ancora stampare. Non solo eurobond, ma interventi diretti e massicci di nuova liquidità.
Ora, vi sono almeno tre ragioni per cui dubitare di tanta sicumera finanziaria. La prima: troppo facile predicare bene e razzolare male. Troppo facile, cioè, difendere per anni la speculazione finanziaria come barometro del mercato reale per poi farne pagare il prezzo ai tonti cittadini tramite una sonora botta di inflazione ed un’inevitabile riduzione del già basso potere d’acquisto.
Due:  troppo facile criticare per anni le misure di deregolamentazione della Fed e il ridicolo gioco al rialzo del tetto del debito americano, per poi commettere gli stessi errori in Europa sulla pressione di agenzie di rating, guarda caso, americane.
Tre: appare immorale e paradossale, anzi grottesco, atteggiarsi a nuovi baluardi anti-global facendo il gioco, nei fatti, delle grandi banche d’investimento. Se da un lato, infatti, gli sciocchi eredi di Milton Friedman attendono al varco Mario Monti e le sue misure fiscali repressive, dall’altro spingono per il rimbalzo dopato di quei titoli di stato su cui, è probabile, qualcuno sia pronto a far gran cassa. In tutti i casi, vincerà Goldman Sachs: o al governo, o in borsa.
Di questi liberisti, ieri anglosassoni oggi sovranisti, sinceramente, non sappiamo che farcene. Li lasciamo al loro monetarismo d’accatto che tanto assomiglia alla spazzatura messa, con stile, sotto il tappeto del salotto. Perché un conto è stampar moneta per la finanza internazionale, un conto farlo per il lavoro dei popoli.
Idee in movimento

giovedì 24 novembre 2011

FUORI TEMPO MASSIMO

Eh no cari signori, così non vabene. Troppo facile parlare adesso di finanza criminale, di banche usuraie, di commisariamenti e di complotti orditi al di sopra della sovranità nazionale. La vituperata coppia Monti&Draghi non esiste da un mese,e fino a che non scoppiasse questo terremoto, erano da voi considerati rispettabilissimi gentleman super partes.
Questo patetico teatrino è ancora più seccante per chi, come noi, denuncia da decenni il sistema usurocratico, espressione della volontà mondialista.
Ogni volta che abbiamo parlato di sovranità monetaria siamo sempre stati liquidati come utopisti visionari, ogni volta che abbiamo evidenziato come strutture elitarie governassero di fatto sui governi “democraticamente” eletti, siamo stati bollati come complottisti.
Cari signori difensori del regime liberal-democratico, proprio voi, eredi di quella cultura che segregò in manicomio il grande poeta Ezra Pound, colpevole di accusare gli angloamericani e la finanza internazionale, proprio da voi dobbiamo sentire oggi, a giochi fatti, in piena crisi e fuori tempo massimo, filippiche contro questo sistema marcio? No, non possiamo accettarlo.
In piedi, sulle rovine, solo noi.

Idee in movimento

GENERAZIONI A CONFRONTO

lunedì 21 novembre 2011

IL CLUB DEI MONTI (PRIMA PARTE)

SCOOP:Monti, membro del comitato direttivo del Bilderberg, é (stato?) membro dell'agenzia di rating Moody's (cfr. http//seigneuriage.blogspot.com/2011/11/moodysgate-come-monti-ha-ricattato.html), dalla schermata sotto del 10 Maggio 2010 si vede come Monti faccia (o facesse?) parte del Senior European Advisory Board (Comitato consultivo di alto livello per l'Europa) di Moody's:
Sono di quelle notizie scomparse dal net, perciò è difficile sapere con esattezza com'è la situazione allo stato attuale: ha ancora quella carica? E se non ce l'ha, in quali rapporti è con il suo ex datore di lavoro?
Moody's è una delle tre agenzie di rating che da i voti ai debiti dei paesi. Essa è una delle tre agenzie ad avere ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Trani con le accuse di aggiotaggio, manipolazione di mercato e abuso di informazioni privilegiate (cfr.http://rinascita.eu/?action=news&id=9909), notizia che avevo commentato in un articolo, il 7 agosto scorso, come indizio di tendenziosità di Monti - Monti e la tendenziosità - prima di trasformarsi in conflitto di interessi, da quando è diventato Premier. Infatti, soddisfatto per gli ordini impartiti dalla BCE nella famosa lettera al governo con i requisiti della Finanziaria, poi diventata Legge di stabilità, "faceva passare come un’evidenza l’accettazione da parte di governo e maggioranza di “un ‘governo tecnico’” aggiungendo che “le decisioni principali sono state prese da un ‘governo tecnico sopranazionale" quando ancora c'era il governo Berlusconi, glissando palesamente sul fatto che le principali agenzie di rating sospettate di avere provocato le turbolenze del mercato erano state messe sotto inchiesta con un avviso di garanzia, avendo Moody’s e Standard & Poors “diffuso notizie non corrette, dunque false anche in parte, comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano (…) concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari” (cfr. http://www.stampalibera.com/?p=29547 ). La ciliegina è che le ipotesi di reato - aggiotaggio, manipolazione di mercato e di abuso di informazioni privilegiate - sorgono dal fatto che il giudizio negativo delle agenzie di rating sulla manovra finanziaria di Tremonti è stato comunicato prima ancora che quest'ultima fosse resa pubblica.
E mi interrogavo se avessero agito contro l'euro per sostenere il dollaro, o contro i titoli italiani per conquistarci meglio? Magari per entrambi gli scopo, ma se fosse stato accertato il dolo, basterebbe l'opposizione di un singolo Stato membro per bloccare l'autorizzazione delle agenzie di esercitare l'attività di rating. E aggiungevo che un governo tecnico non lo farebbe di sicuro, e adesso che il governo tecnico ossia bancario è al potere, di sicuro non lo farà.

Ero ironica sul fatto che Monti non se ne fosse accorto ma adesso sappiamo con sicurezza che non solo se n'è accorto ma che vi è un indizio supplementare che ciò faccia parte di un piano concordato, di cui Monti sarebbe un fantoccio importante, per attaccare l'euro e l'Italia: attaccare l'euro per conseguire un governo globale attraverso la tecnica dello "shock and awe", colpisci e terrorizza, e la conseguente riforma del governo dell'euro in senso più autoritario ancora e più prodollaro più pro oligarchia globalista (cfr. vedi MES); la seconda per raschiare lo scrigno italico, sempre con la stessa tecnica di appiccare il fuoco per paracadutare i pompieri: aziende, brevetti, terreni agricoli, immobili, ultime municipalizzate, ultime grandi aziende (semi)pubbliche come ENI, FInmeccanica, Enel, Tirrenia, Poste, banche oltre agli ultimi borghi abbandonati da un secolo di emigrazioni italiche indotte, L'Aquila compresa, e conti in banca, il tutto a vantaggio della confraternita del Club dei Monti, il berg di bilderberg, non significa "monte"?

Del resto avevo già rilevato un conflitto di interessi diventato sistemico (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/07/il-conflitto-di-interessi-fatto-sistema.html) all'interno delle istituzioni europee, ad esempio nella persona della bilderberger Kroes, prima commissaria olandese alla Concorrenza e poi alla Digitalizzazione dove la sua lunga lista di interessi e funzioni in società erano stati congelati in un trust i primi e sospese le seconde. Tutto? No, permaneva la carica di membro del consiglio di sorveglianza, dal 1999, di Lucent Technologies (che poi è il nome olandese di Alcatel), enorme TRAVE di CONFLITTO DI INTERESSI per una commissaria alla Digitalizzazione della società...

La Kroes mise i suoi interessi in un trust esattamente come fece Berlusconi, ma allora perché quest'ultimo è stato perseguitato per vent'anni per il presunto conflitto, e lei no? Un commissario alla digitalizzazione che ha una carica nella maggiore multinazionale olandoamericana nel settore! Vero è che è scritto in olandese, troppo difficile per un giornalista, senza parlare dei magistrati...

In un altro articolo, rilevavo come Ryan Air ricevesse un trattamento di riguardo da parte della magistratura europea in un processo in cui era accusata dalla Direzione Concorrenza della Commissione europea di incassare aiuti di Stato dalla Regione Vallonia per il suo scalo di Charleroi. Per la regina del low cost, gli aiuti di stato erano semplicemente diventati, secondo i compiacenti giudici "investimenti produttivi", con un
ragionamento arzigogolato arrampicato sugli specchi, che smontavo punto per punto, mentre il concetto di "controllo analogo" nelle municipalizzate in house italiche - e cioé il criterio determinante per evitare la gara pubblica delle municipalizzate, il fatto che le società siano gestite come un dipartimento interno all'ente locale - viene sistematicamente ignorato dalla nomenkatura di Bruxelles in modo da costringere il belpaese a privatizzare acqua, consumi, manutenzione, illuminazione pubblica, porti, aeroporti, stazioni ecc ecc alle solite multinazionali transalpine.

Per tornare alle agenzie di rating, sappiamo come una riduzione della notazione del debibto di un paese sia capace di provocare gravissimi danni fino a rovesciarne la democrazia o provocare agitazioni sociali, tant'è vero che la Consob francese (AMF) aveva aperto un'indagine su quello che poteva sembrare un errore di Standard and Poors qualche settimana fa ma che poi, con la messa sotto osservazione della Francia da parte di Moodys, si è rivelato essere parte di una vera e propria strategia concordata per ricattare i governi, e metterci dei governi fantocci pilotati dai cosiddetti 'mercati', come denunciato da Nigel Farage al Parlamento europeo per Grecia e Italia (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/11/farage-van-rompi-in-nome-di-dio-chi-le.html), o per imporre, con minacce e manipolazioni di tutti i tipi, governi 'amici' dei 'mercati' alla vigilia di campagne elettorali come in Francia (cfr.http://fr.reuters.com/article/frEuroRpt/idFRL5E7ME21L20111114 ).

Tante guerre sono state provocate dai "mercati" per imporre regimi friendly e "accettati dalla comunità internazionale", con cui i mercati s'identificano. La Moody's di Monti imperversa e minaccia la Francia di declassare la sua tripla A. Attacchi agli Stati. Forse per ridimensionare la parte pubblica nella joint-venture pubblico privato che in Francia è superiore alla media? O forse per mandarle un semplice avvertimento. Messaggi in codice e nient'altro, visto che la Francia ha la forza nucleare...

Articolo gentilmente concesso dalla giornalista Nicoletta Forcheri

giovedì 17 novembre 2011

SEMPLICI DOMANDE, AMARE RISPOSTE

Assodato che tramite strumenti finanziari puramente speculativi, i “signori dei mercati” hanno affossato e stanno affossando decine di economie, che tradotto significa macelleria sociale (tagli alla sanità, tagli alle pensioni, precariato diffuso, difficoltoso accesso ai mutui ecc…), perché a nessuno viene in mente di alzare il ditino ed educatamente proporre la messa al bando di queste pratiche criminali? Perché a nessuno viene in mente di proporre una sovranità monetaria dove gli Stati non siano più costretti a bussare con il capo chino alle porte delle banche per chiedere in prestito i soldi? Perché dobbiamo subire manovre lacrime e sangue per continuare a favorire il comportamento deviato di banchieri, speculatori e marmaglia simile? Perché siamo costretti a sentire dai media che il governo Monti è la soluzione ai nostri problemi?
Perché non c’è peggior servo di chi crede di essere libero.

Idee in movimento

NESSUN COMPLOTTO, SOLO UN SISTEMA STUPIDO

Quel che sta accadendo in questi giorni, fra politica ed economia, non riguarda alcun “complotto”. Il termine “complica” qualcosa che, nella realtà, potrebbe essere più semplice, a dispetto del comportamento “complice” degli attori in commedia.
Chi, su carta o rete, tende a ridurre l’analisi della dittatura monetaria al mero gioco fra complottisti ed anticomplottisti, fra eretici ed ortodossi, alternativi e debunkers, rende uno scarso servizio, spesso interessato, ai propri lettori: confondendoli, spaventandoli o più semplicemente lasciandoli in balia di un apocalittico catastrofismo finanziario.
Nessun complotto, dunque. Piuttosto, ci troviamo di fronte al naturale percorso di un sistema stupido. Stupido, poiché privo di uscita. Come un terminale internet. Stupido, appunto, poiché nato dall’euforia tecnocratica di una “storia finita” (Fukuyama) nella quale non restava in piedi che il mercato globale: fatto al volo, subito, immediatamente, per accumulare l’impossibile, per crescere l’impossibile, quanto il mondo, il giorno dopo la caduta dello spauracchio comunista.
Questo hanno pensato negli anni ’90 le èlite neoliberiste occidentali: aprire il più velocemente possibile nuovi mercati. E aprire al mondo i mercati già esistenti. Da qui la nascita del WTO e il poco noto, sempre troppo poco citato Uruguay Round, sino all’ingresso della Cina nell’Organizzazione stessa. In questi 20 anni l’Occidente ha così trasferito investimenti e produzioni nei nuovi mercati perdendo al suo interno competitività, produttività, risparmio e consumo.
Un’ecatombe nascosta. Fatta di recessioni smentite o, piuttosto, coperte. Da cosa? Indovinato. Da un sistema finanziario che proprio negli anni ’90 veniva deregolamentato e fatto divenire – too big to fail – troppo grosso, troppo grasso, per poter fallire. Così, fra Cds (Credit Default Swap) e Cdo (Collateralized Debt Obligations), le menti del sistema bancario internazionale hanno tentato di  mettere la spazzatura sotto il tappeto, drogando letteralmente i conti di Usa ed Ue.
Ma nel 2007 è bastato un piccolo debito subprime inevaso per far crollare il castello di carte. Nei fatti, e non lo diciamo noi piccoli economisti di strada ma i dati di borsa, l’intero sistema bancario occidentale risultava tecnicamente fallito; e Lehman Brothers il più classico dei capri espiatori, il sacrificio religioso necessario a scongiurare possibili e più profonde prese di coscienza.
Alla fine del mandato di Barack Obama ci troviamo, dunque, di fronte ad un’economia occidentale in recessione e ad un sistema finanziario atlantico a caccia, bava alla bocca, di ricchezze reali. Entrano così in gioco le speculazioni sui debiti sovrani dei paesi periferici, non protetti da un prestatore di ultima istanza come è la Fed (Federal Reserve) ed in balia delle stesse agenzie di rating americane; entrano in gioco i fiduciari periferici di importanti banche d’investimento come Goldman Sachs che, in Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia e Grecia, attraverso meccanismi perfettamente democratici sembrano poter imporre tipiche misure di spoliazione.
Se, quindi, il sistema bancario sostiene virtualmente e da una posizione tecnicamente fallimentare il costo delle obbligazioni dei debiti sovrani (BCE), banche e banchieri “privati” si preoccupano di riscattare, fisicamente, le ricchezze reali per essi e da essi attribuite.
Non ci troviamo, dunque, di fronte ad alcun complotto, ma solo ad un percorso stupido di un sistema stupido, nato per tutelare il debito americano a scapito delle ultime energie produttive della vecchia Europa. Paghiamo così il provincialismo delle nostre classi dirigenti, illogicamente supine a difesa di quel sistema liberale e democratico apertamente fondato sul potere degli istituti finanziari.
E lo facciamo, appunto, senza alcuna coscienza collettiva, ben felici di deprimere il nostro orizzonte temporale e le nostre capacità di crescita, fino a quando non sarà necessario, anzi, obbligatorio, uscire da questa strada senza sbocco. Una strada stupida. Una strada liberal-democratica.
Idee in movimento

martedì 15 novembre 2011

GENDARMI, STROZZINI E SCRIBACCHINI

Non c’è solo l’attacco ai debiti degli Stati dell’area euro; l’Occidente dei credit default swap, infatti, non può più tollerare alcuna manifestazione di indipendenza, figurarsi di sovranità. Per questo Washington e Londra stanno scaldando i motori dell’apparato bellico. Obiettivi: completare i falsi processi mediatici di transizione democratica del vicino oriente, colpendo Iran e Siria; soggiogare, in via definitiva, il sud del Mediterraneo al mercato globale del debito; rastrellare le ultime risorse petrolifere indipendenti.
Un percorso “democratico” e “liberale”, sostenuto dall’intero apparato mediatico che dalla sponda anglosassone uniforma le (in)coscienze europee ed italiane. Sul modello dell’Otpor e della Soros Open Society, dalla primavera araba ad occupy wall-street, ogni movimento sociale globale viene costruito, finanziato ed eterodiretto al sostegno degli interessi usurocratici del capitalismo improduttivo. Chi si pone al di fuori di questa logica, semplicemente, viene cancellato. O peggio, trasformato nel paria della nuova società divisa in caste di pensiero, nel ciandala dello Stato mondiale in via di costruzione.
E’ quello che, in breve, è toccato al rappresentate del Coordinamento Progetto Eurasia, giunto in Siria in questi giorni per verificare di persona la realtà dei fatti all’interno dell’ultimo scenario mediatico scatenato sul fronte arabo. Per punire tanta arroganza, gli attenti giornalisti di Repubblica non si sono fatti scappare l’occasione di provare la fedeltà al circolo di appartenenza del loro Editore, scatenando su CP-Eurasia una serie di insulti e falsità degne del peggior risentimento pregiudiziale. ( http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/14/news/attivista_pro-siria-24987027/?ref=HREC1-7 )
Ad Eurasia, dunque, la nostra solidarietà ed il ringraziamento per il lavoro svolto a sostegno delle ultime posizioni non allineate alla melassa globalista senza più radici, tradizioni e volontà.
Idee in movimento

lunedì 14 novembre 2011

LA DITTATURA MONETARIA

Benvenuti in Italia, paese dell’incerta democrazia e a sovranità popolare limitata.
Mi riferisco all’ abdicazione delle politiche monetarie, nonché dell’emissione monetaria, nei confronti di enti privati a scopo di lucro, altrimenti dette banche.
Per capire più a fondo le dinamiche usuraie di questo sistema occorre però fare un passo indietro; precisamente nel 1694, quando, sotto il regno di Gugliemo III d’Orange, Sir William Paterson, fondò la Old Lady of Threadneedle meglio conosciuta come Banca d’Inghilterra, assumendo l’autorizzazione di emettere moneta da prestare ad usura allo Stato.
"La banca trae beneficio dall'interesse che pretende su tutta la moneta che crea dal nulla" poche parole con le quali l'Enciclopedia Britannica descrisse la funzione della nuova attività della prima banca centrale della storia.
Mario Draghi neo governatore della BCE
Ma torniamo ai giorni nostri. Grazie allo sciagurato trattato di Maastricht, siamo oggi sudditi di sua Maestà BCE, centro di potere molto più distante dal popolo di quanto non lo fosse Luigi XVI nella sua dimora di Versailles.
La BCE,che gode di personalità giuridica propria,vede nelle Banche Centrali Nazionali le uniche autorizzate alla sottoscrizione e alla detenzione del suo capitale sociale (Bankitalia ne detiene il 14,57%). Secondo l'articolo 107 del trattato di Maastricht, la BCE è sottratta a ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell'Unione Europea. a tal proposito è interessante leggere la sentenza della Cassazione che nel 2006 accolse il ricorso di bankitalia nei confronti di un cittadino italiano, dopo che un giudice di pace diede ragione all'uomo che chiese un risarcimento da parte della Banca d'Italia del cosiddetto reddito da signoraggio. La sentenza recita " la pretesa del cittadino nei confronti dell'istituto di emissione esula dall'ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario, o del giudice amministrativo, in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione a organismi sopranazionali..." Per farla breve...Non abbiamo tutele giuridiche di fronte al colosso usurocratico.
Ma cosa si intende per reddito da signoraggio? Cercando di semplificare è in pratica l’interesse che la banca ricava sul prestito, più la differenza tra il valore nominale della moneta e il suo costo di produzione. Se, per fare un esempio, il biglietto da 100 euro è costato fra carta e inchiostro meno di 5 centesimi, la banca lo presta agli stati membri della zona euro per il suo valore nominale ovvero 100 euro più gli interessi, che di volta in volta la BCE, a seconda della fase economica che si attraversa, aumenta o diminuisce a sua discrezione. E’ da aggiungere che la carta moneta rappresenta una esigua minoranza a fronte della moneta virtuale il cui costo è ovviamente zero con il conseguente maggior lucro da parte della banca. Il meccanismo è allo stesso tempo tanto semplice quanto perverso. Lo Stato è infatti in debito costante con la Banca Centrale che acquisisce i Titoli di Stato sul mercato secondario ( il luogo dove sono trattati i titoli già in circolazione) iscrivendoli nei suoi libri contabili come attivi, attivi perché si ritiene che un giorno lo Stato pagherà il suo debito.
L'Euro Tower di Francoforte
Come scrive Maurizio Blondet sul libro Schiavi delle banche:La Banca Centrale dunque non rischia praticamente nulla. Iscrive i Buoni del tesoro come attivi, e può usare questi attivi per aprire un corrispondente passivo. Tale passivo è il conto che la Banca Centrale apre allo Stato emittente, e da cui lo Stato può prelevare”. Esiste poi un signoraggio secondario praticato dalle banche private che, attraverso il sistema del moltiplicatore monetario, creano denaro dal nulla grazie al sistema della riserva frazionaria. Su 100 euro depositati, la banca “x” ha un’obbligo di riserva pari al 2%; ciò significa che i 100 euro verranno messi presso la banca centrale per soddisfare il 2% di riserva andando così a creare dal nulla 5000 euro. Le banche creano in questo modo fino a 50 volte il deposito iniziale andando ovviamente a ricavare interessi enormi a fronte dei più esigui costi derivanti dai vari depositi.
Per Aristotele l’usura rientrava nelle categorie morali negative: nummus nummum parere non potest  (il denaro non può generare denaro) e la cristianità affermò con i concili di Lione e di Vienna rispettivamente del 1274 e del 1331,che, essendo il tempo un bene comune, era da condannare la riscossione degli interessi a fronte della concessione di un mutuo.
La Tradizione ha solcato la via, non ci resta che percorrerla.

Idee in movimento

domenica 13 novembre 2011

IL VERO VOLTO DELLA SECONDA REPUBBLICA

Il governo italiano targato Goldman Sachs avrà l’appoggio di tutti i partiti della Seconda repubblica: dal Pd di De Benedetti, al Pdl di Berlusconi, passando, udite udite, per l’Idv dell’americanissimo Di Pietro, sino al Terzo polo di Confindustria. Persino Grillo e Vendola, non direttamente interessati, hanno chinato la testa, sentita la voce del padrone, dando il loro assenso al governo Monti.
Si mostra così il vero volto della politica italiana: un intreccio maleodorante di interessi personali posti al servizio dei fautori della globalizzazione. Dal ’92 in poi, infatti, tutte le scelte dei partiti in questione hanno corroborato le folli politiche del neoliberismo: cessione di più livelli di sovranità, privatizzazioni, svendite, tagli, “immigrazionismo”, delocalizzazione della produttività, deregolamentazione del sistema bancario e finanziario.
Tutti i partiti hanno contribuito così ai 20 anni di vuoto, di marketing politico privo di contenuti e credibilità, che hanno portato al commissariamento del momento decisionale da parte degli attori economici dominanti: non si salva nemmeno la Lega, oggi unica forza di opposizione “utile” alla falsa democraticità di questo totalitarismo leggero.
Come nei momenti più bui della storia, il servo sciocco, l’invidioso, il deforme nell’animo, apre le porte della città allo straniero e al nemico. In questi 20 lunghi anni i tanti Efialte seduti in parlamento hanno, giorno dopo giorno, definitivamente svenduto l’Italia all’intoccabile logica del mercato assoluto.
Chi intende tornare alla politica, non può che rigettare ogni connessione con l’attualità per affrontare un impegno disinteressato e competente: un impegno militante cosciente del tradimento di quella casta uscita beneficiata dalla falsa  rivoluzione di Tangentopoli. Come sempre, oltre la destra e la sinistra. Per tirare dritto.
Idee in movimento