Non c’è solo l’attacco ai debiti degli Stati dell’area euro; l’Occidente dei credit default swap, infatti, non può più tollerare alcuna manifestazione di indipendenza, figurarsi di sovranità. Per questo Washington e Londra stanno scaldando i motori dell’apparato bellico. Obiettivi: completare i falsi processi mediatici di transizione democratica del vicino oriente, colpendo Iran e Siria; soggiogare, in via definitiva, il sud del Mediterraneo al mercato globale del debito; rastrellare le ultime risorse petrolifere indipendenti.
Un percorso “democratico” e “liberale”, sostenuto dall’intero apparato mediatico che dalla sponda anglosassone uniforma le (in)coscienze europee ed italiane. Sul modello dell’Otpor e della Soros Open Society, dalla primavera araba ad occupy wall-street, ogni movimento sociale globale viene costruito, finanziato ed eterodiretto al sostegno degli interessi usurocratici del capitalismo improduttivo. Chi si pone al di fuori di questa logica, semplicemente, viene cancellato. O peggio, trasformato nel paria della nuova società divisa in caste di pensiero, nel ciandala dello Stato mondiale in via di costruzione.
E’ quello che, in breve, è toccato al rappresentate del Coordinamento Progetto Eurasia, giunto in Siria in questi giorni per verificare di persona la realtà dei fatti all’interno dell’ultimo scenario mediatico scatenato sul fronte arabo. Per punire tanta arroganza, gli attenti giornalisti di Repubblica non si sono fatti scappare l’occasione di provare la fedeltà al circolo di appartenenza del loro Editore, scatenando su CP-Eurasia una serie di insulti e falsità degne del peggior risentimento pregiudiziale. ( http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/14/news/attivista_pro-siria-24987027/?ref=HREC1-7 )Ad Eurasia, dunque, la nostra solidarietà ed il ringraziamento per il lavoro svolto a sostegno delle ultime posizioni non allineate alla melassa globalista senza più radici, tradizioni e volontà.
Nessun commento:
Posta un commento