martedì 6 dicembre 2011

SIRIA NUOVO TERRITORIO DI CONQUISTA


Dopo la Libia, la Siria appare il candidato più probabile per un’ “occidentalizzazione” forzata, ed ancora una volta vediamo la Francia in prima linea a combattere per la democrazia, facendo le veci degli USA in Europa. Il ministro degli esteri francese Alain Juppé sta tuonando da giorni contro il regime di Assad, invocando sanzioni e fantomatici “corridoi umanitari” che forse altro non sono che un fantasioso modo di dire per indicare i bombardieri francesi. Ebbene si, perché dopo aver avuto un ruolo centrale nella caduta di Gheddafi, sono i nostri cugini d’Oltralpe, insieme al governo di Ankara, a fare il ruolo degli “arieti da sfondamento” nei confronti della Siria: “Le Canard enchaîné”, giornale francese, ci informa che agenti francesi starebbero operando sul confine turco-siriano per addestrare i dissidenti dell’Esercito Libero di Damasco guidato dal colonnello Riad al Asad. Per rimpinguare le scarne fila dell’esercito in questione il Cnt libico ha pensato bene di inviare l’islamista Abdelhakim Belhadj in Siria, probabilmente con il duplice scopo di allontanarlo dal paese e con lui gli elementi più pericolosi vicini al fondamentalismo islamico, gli stessi che hanno contribuito, insieme ai bombardamenti NATO, a radere al suolo le città libiche provocando migliaia di morti.
Assad, presidente della Siria
Leggendo le dichiarazioni del leader del Consiglio Nazionale Siriano (organo che raccoglie intorno a se tutte le forze che si oppongono al governo Assad) Burhan Ghalioun possiamo capire quali sono le ragioni che spingono le potenze mondialiste a scontrarsi con Damasco: la “nuova” Siria interromperebbe i rapporti con l’Iran cosa che comporterebbe anche un forte ridimensionamento del movimento Hezbollah (Israele ringrazia). Si tratta di ripercussioni sul piano geopolitico non da poco che danneggerebbero anche la Russia (ricordiamo che in questo momento ha una base navale in Siria) e non solamente l’Iran che perderebbe il suo ruolo egemone nella regione a favore della Turchia, risultando sempre più isolato. Cavalcare ulteriormente l’onda della “primavera araba” rafforzerebbe le posizioni francesi sia nello scacchiere mediterraneo che in Europa: non dimentichiamo che Sarkozy e Merkel vorrebbero proporre al prossimo vertice UE un “nuovo trattato europeo”, valido quantomeno per coloro che aderiscono all’euro.
Le ambizioni di egemonia ci sono tutte, ma chissà che invece di trovare una Libia “parte seconda” la Siria non si riveli un nuovo Afghanistan…

Idee in Movimento

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