giovedì 1 dicembre 2011

L'ORO DI CHAVEZ


Ancora una volta il presidente Hugo Chavez ha fatto tremare il gotha liberista mondiale, decidendo di nazionalizzare l’intera filiera dell’estrazione aurifera e di rimpatriare tutto l’oro depositato negli istituti di credito stranieri (in particolare della Gran Bretagna). La nazionalizzazione dell’oro costituisce anche un duro colpo per la mafia venezuelana che lucrava in questo settore grazie ad estrazioni illegali.

Hugo Chavez

E’ notizia recente che i primi lingotti, con un volo partito da Parigi, sono atterrati a Caracas tra il tripudio generale della folla. Ma la situazione ad Agosto sembrava tutt’altro che pacifica: la Banca d’ Inghilterra aveva affidato parte del malloppo venezuelano ad alcune “banche del lingotto”; la cosa divertente è che queste, insieme ad altre banche, hanno venduto o ipotecato quanto dovevano solamente custodire perché non di loro proprietà. Così se oggi il prezzo dell’oro sale, e diviene oggetto di sporchi giochi speculativi, non è colpa di Chavez, che ha solo chiesto ciò che è di proprietà del popolo venezuelano, ma dell’illogicità del sistema capitalistico che permette alle banche di vendere ciò che in realtà non ha (l’oro venduto è maggiore di quello detenuto nei forzieri). Per cui il timore degli istituti di credito è che altri seguano l’ esempio: un senso diffuso di sfiducia potrebbe davvero mettere in crisi il sistema, come se tutti i più grandi detentori di capitale chiedessero alle banche di essere liquidati nello stesso periodo.
In un momento in cui è sempre più palese la volontà dei governi mondialisti, spallegiatori del sistema usurocratico bancario, di ridurre la banconota a pura cartastraccia, con la connivenza dei pennivendoli liberisti che caldeggiano un’ immissione di liquidità tale da “tappare i buchi” del nostro debito, ripartire dall’oro, come sta facendo il Presidente venezuelano, appare la cosa più saggia.

Idee in Movimento

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