sabato 26 novembre 2011

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA GUERRA IN LIBIA

Approfittando della recente cattura di Saif al Islam, delfino del Colonnello Muammar Gheddafi ed ultimo comandante delle forze lealiste, è giunto il momento di fare alcune considerazioni sull’ormai terminata guerra libica. Basta riflettere un momento su questa semplice domanda: cosa abbiamo guadagnato da questo impegno bellico che ci ha visti protagonisti? Cinico forse parlare in questi termini di una guerra, ma la politica estera è anche questo. Lo sanno bene nazioni come l’America o, per rimanere dalle nostre parti, Francia e Germania, “motori pulsanti dell’Unione Europea”; infatti, per quale motivo nessuno, e dico nessuno, ha deciso di impegnarsi in missioni analoghe per richiedere chiarezza e garanzie riguardo alla situazione politica egiziana, che da rivoluzione popolare va mostrando sempre più chiaramente i tratti di un golpe militare?
Ricordare l’esistenza dei ricchi pozzi petrolifici libici non è semplice “dietrologia” o “complottismo”, ma un dato di fatto evidente. La Libia di Gheddafi era uno dei nostri partner economici più importanti, e molte aziende italiane vi operavano: non dimentichiamo, checchè ne dica la classe politica italiana al completo, che la Libia del colonnello era il paese africano con il più alto PIL pro capite (risultato ottenuto anche grazie alla nazionalizzazione delle principali risorse naturali), fattore che attirava immigrati bisognosi di lavoro da tutto il continente.
Purtroppo la nostra classe dirigente ha dimostrato in questo frangente tutta la sua infinita inettitudine e pochezza: come non accorgersi che l’interventismo di Sarkozy mascherava ben altri fini, non certo altruistici. Il presidente francese era certamente consapevole del fatto che le elezioni si stavano avvicinando e che i sondaggi lo davano ai minimi storici e, fatto ancora più importante, che una Libia Nuova, nata sotto l’egida della Francia, poteva portare vantaggi economici non indifferenti (ovviamente a nostro danno).
E così ci siamo imbarcati, titubanti, in una guerra che ci è costata denaro e ha danneggiato la nostra posizione nello scacchiere mediterraneo.
Pare che far parte dell’Unione Europea, oltre a portare sacrifici economici, riforme del sistema previdenziale, tagli, maggiore flessibilità nel lavoro, significhi anche combattere guerre non nostre, per il vantaggio di altri, certo sempre con il benestare dei nostri signori americani. Dopo essere stati, de facto, commissariati con l’arrivo del governo Monti cos’ altro ci toccherà subire?

Idee in Movimento

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