venerdì 23 dicembre 2011

CONTRO LA SOLUZIONE LIBERISTA ALLA CRISI

Dopo aver toccato le pensioni i “tecnocrati” capeggiati dal Professor Mario Monti si preparano alla “fase due”. La soluzione alla crisi, il vero leit motiv del 2011, è come al solito l’abbattimento dello Stato sociale (per adeguarsi agli altri paesi europei, si intende). Quindi via libera al solito carosello: liberalizzazioni, flessibilità del lavoro e privatizzazioni. Sul primo punto, l’ex consulente della Goldman Sachs, è pronto ad intervenire con “azioni coraggiose”. Ma più che benessere, codeste soluzioni porterebbero danni da non sottovalutare; quelli che ci andrebbero più di mezzo sarebbero i tassisti che, da un lato, vedrebbero svanire nel nulla il valore della loro licenza (acquistata a prezzo di sacrifici ed unica garanzia di “liquidazione”) e dall’altro avrebbero a che fare con una drastica diminuzione del lavoro.
Per quanto riguarda il capitolo lavoro i fautori del libero mercato hanno dovuto subire un duro scacco: il solo nominare l’articolo 18, norma che tutela il lavoratore nel caso di licenziamento senza giusta causa, ha provocato una reazione compatta dei sindacati che ha portato, in primis, ad un brusco retro front della Fornero. Quindi, per ora, capitolo chiuso.
Resta da analizzare l’ultimo punto, le privatizzazioni. All’Europa non piace la golden share su Eni, Enel e Finmeccanica perché “rappresenta una restrizione ingiustificata alla libera circolazione di capitali”; gli speculatori già si sfregano le mani perché non aspettano altro che vedere sul mercato, svendute, le nostre aziende strategiche. Monti per adesso procrastina ma prima o poi, inevitabilmente, essendo espressione degli stessi poteri forti che impongono diktat al nostro Paese, dovrà piegarsi supino e mettere sul piatto i nostri pezzi da novanta. Il danno per l’Italia, paese che deve prestare particolare attenzione alla politica energetica vista la non autosufficienza , sarebbe incalcolabile. Perdere completamente il controllo di queste aziende significherebbe lasciare nelle mani di investitori, o meglio speculatori (probabilmente maxi gruppi bancari), un settore strategico come quello dell’energia. Luce e gas in mano agli stranieri. Chi vieterebbe loro di imporre tariffe o politiche vicine ai loro interessi, a danno del popolo italiano?
Ai cultori del Libero Mercato, il Dio del XXI secolo, sembreremo come Don Chisciotte che ostinatamente combatte contro i mulini a vento.Di questi arrendevoli figuri ce ne freghiamo. Non ci piegheremo alle logiche del profitto.

Idee in Movimento

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