L’anticomunismo italiota si è unito, da destra a sinistra, nello stigmatizzare la solidarietà anti-occidentale dell’ex deputato del Pdci e il suo slancio Juche. Come ogni autore di atti politici fuori dal coro, Rizzo è stato puntualmente deriso, messo all’angolo e posto di fronte all’anatema per eccellenza: il totalitarismo antistorico.
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| Kim Yong- il |
Si imputa infatti al capo-fazione torinese l’appartenenza comunista? Certo che no. Nel paese di Repubblica, del Manifesto, di Vendola, di Gad Lerner, di Scalfari, di Vattimo, dei Telese e dei Parenzo, insomma di tutte le cricche politico-editoriali del radicalismo-chic, sarebbe davvero un gran bel paradosso. No, la colpa di Rizzo sta nel tipo di comunismo da lui difeso e propugnato. Un comunismo inaccettabile per l’establishment in loden, poiché radicalmente antiamericano, anticapitalista, anti Ue e Bce, sovranista e nazionale. Platonico, per i palati fini, stalinista per quelli dal giudizio facile e scontato.
Insomma un pensiero eterodosso alla sinistra supina del mercato, dei governi a direzione bancaria, a quella sinistra così ostinatamente intellettuale nel rubare ai poveri per dare ai padroni: padroni del vapore, ovviamente, finanziario. Una politica, quella di Rizzo, che noi, senza pregiudizi di sorta, vogliamo vedere per quella che effettivamente è: schmittiana nel saper riconoscere i nomos della terra, gli amici e i nemici.
E’ dunque questo radicalismo a spaventare i più: il radicalismo della politica che si innalza a etica e sistema, in un mondo diretto verso il baratro dell’insostenibilità dei modelli produttivi liberali e liberisiti. Spaventa tanta consapevolezza e lo sprezzo dell’isolamento imposto. Alba di nuove sintesi?
Idee in movimento

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