venerdì 25 novembre 2011

LA MONETA DEI LIBERISTI

Si sente puzza di bruciato. Per non dire di peggio. Negli ultimi giorni, infatti, il mainstream liberista ha dato il via ad una campagna stampa piuttosto particolare: occorre stampare moneta. Tanta e subito. Da Giavazzi ed Alesina sul Corriere, a Ferrara sul Foglio, passando per Oscar Giannino sul Sole 24 Ore, sino a Nicola Porro sul Giornale. Non si salva nessuno: il gotha intellettuale liberista, quello che si veste elegante e che tanto ricorda lo stile framassone del nostro risorgimento anglosassone, si è inginocchiato ai piedi della Bce al fine di pietire cartastraccia. Stampare, stampare e ancora stampare. Non solo eurobond, ma interventi diretti e massicci di nuova liquidità.
Ora, vi sono almeno tre ragioni per cui dubitare di tanta sicumera finanziaria. La prima: troppo facile predicare bene e razzolare male. Troppo facile, cioè, difendere per anni la speculazione finanziaria come barometro del mercato reale per poi farne pagare il prezzo ai tonti cittadini tramite una sonora botta di inflazione ed un’inevitabile riduzione del già basso potere d’acquisto.
Due:  troppo facile criticare per anni le misure di deregolamentazione della Fed e il ridicolo gioco al rialzo del tetto del debito americano, per poi commettere gli stessi errori in Europa sulla pressione di agenzie di rating, guarda caso, americane.
Tre: appare immorale e paradossale, anzi grottesco, atteggiarsi a nuovi baluardi anti-global facendo il gioco, nei fatti, delle grandi banche d’investimento. Se da un lato, infatti, gli sciocchi eredi di Milton Friedman attendono al varco Mario Monti e le sue misure fiscali repressive, dall’altro spingono per il rimbalzo dopato di quei titoli di stato su cui, è probabile, qualcuno sia pronto a far gran cassa. In tutti i casi, vincerà Goldman Sachs: o al governo, o in borsa.
Di questi liberisti, ieri anglosassoni oggi sovranisti, sinceramente, non sappiamo che farcene. Li lasciamo al loro monetarismo d’accatto che tanto assomiglia alla spazzatura messa, con stile, sotto il tappeto del salotto. Perché un conto è stampar moneta per la finanza internazionale, un conto farlo per il lavoro dei popoli.
Idee in movimento

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