lunedì 12 dicembre 2011

LE AGENZIE DI RATING E LA CRISI

Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: ne abbiamo sentito parlare sempre di più nel corso degli ultimi anni. Muovono milioni di euro (Moody’s Corporation, il gruppo di cui fa parte l’omonima agenzia, ricava circa due miliardi di euro l’anno) e con le loro analisi dovrebbero fornire un servizio agli investitori, permettendo loro di sapere quali sono le aziende o i titoli di stato più affidabili. E’ veramente così? Dobbiamo ringraziare questi infaticabili e trasparenti analisti? Ovviamente no.
Noi non ci siamo certo dimenticati della crisi dei subprime e del crack della Lehman Brothers, a cui le agenzie di rating diedero il massimo della fiducia (la famosa AAA) fino all’ultimo. I tre colossi, che controllano il 90% del settore, non svolgono un servizio utile per la povera gente ma per i giochi dei grandi speculatori. Chi crede nella buona fede di questi organismi lo fa sostenendo che è nel loro interesse dare valutazioni corrette; gli investitori non seguirebbero certo le indicazioni delle agenzie se queste avessero minato la loro reputazione con gravi errori: insomma il mercato si regola da solo (ah…l’ingenuità liberista). Ma ricordiamo che il solo declassamento del debito USA da parte di Standard & Poor’s bastò a scatenare il panico. Tutto il gotha liberista si scagliò contro la decisione, tanto è vero che c’è chi le vorrebbe “chiudere” e chi, come il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, non vedrebbe male la nascita di un’agenzia di rating europea, forse per far concorrenza agli Americani a colpi di downgrade.
Il punto è che queste “logiche di mercato” ci risultano incomprensibili. Sappiamo che è colpa della “crisi mondiale” se ci troviamo guidati da un governo di banchieri, alla faccia del concetto di sovranità popolare. Ma noi non vogliamo accettare governi solo perché graditi ai mercati. Ristabilire il primato della politica sull’economia è il nostro obiettivo: che il mercante torni al suo posto.

Idee in Movimento. 

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