mercoledì 14 dicembre 2011

MARK TO MARKET. COME TI DEPREZZO IL TITOLO DI STATO

European Banking Autority. È uno di quei nomi altisonanti che non si sentono mai menzionare dai media,e se succede, si fa distrattamente, non ci si sofferma. Bene, questa istituzione sopranazionale obbliga di fatto le banche europee a contabilizzare i debiti sovrani degli Stati membri (leggi titoli di stato) al valore di mercato (mark to market) e non più secondo il costo a cui erano stati acquistati.
Vediamo nei fatti cosa succede. La banca x acquista Titoli di Stato per un valore di, supponiamo, 80 euro che, alla loro scadenza, lo Stato italiano si impegnerà a ripagarli 100 euro; la banca otterrà dunque un rendimento del 25% quinquennale o del 5% annuo.
Il fatto è che questi titoli non sono congelati nei caveu ma vengono scambiati in un mercato secondario dove gli investitori stabiliscono quale sia il giusto rendimento di un titolo in base al rischio che viene attribuito ad essi. Ne deriva che se il mercato fa scendere il prezzo, le banche si vedono costrette a rifinanziare un buco inesistente frutto della speculazione finanziaria che, ovviamente, non trova riscontro nel reale; prova ne è che alla scadenza dei titoli la banca otterrà sempre i 100 euro, il 25% del rendimento degli 80 euro di cui sopra.
I dati che fornisce l’EBA, parlano di perdite virtuali sul mercato dei titoli pari a 15,4 miliardi di euro. Soldi veri questi, e non virtuali, che le banche italiane dovranno trovare per evitare il fallimento. 114,7 i miliardi di nuovo capitale che servirebbero invece alle banche europee nel loro complesso.
La spirale perversa di questo sistema, si abbatte come ovvio, sui cittadini, sulle imprese,sul lavoro. Soldi che dovrebbero essere utilizzati per incentivare la produzione, vengono utilizzati per soddisfare il famelico capitalismo finanziario.
Nessun problema, il “golpista” Monti ha la soluzione in tasca. Diminuire le pensioni.

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