venerdì 27 aprile 2012

LA BATTAGLIA PER L'ELISEO (PARTE SECONDA)


Fuori dai giochi il partito anti sistema di Marie Le Pen, rimangono due possibilità.
Hollande o Sarkozy?
Hollande.
I 4 punti in materia economica sui quali il leader socialista punta sono di grande interesse. Andiamoli ad analizzare nello specifico.

1)  Ritrattazione del fiscal compact ovvero il patto di bilancio

Le rigide regole imposte dall’Europa con il fiscal compact rischiano di soffocare ogni tentativo di crescita.
Portare il debito al 60% del Pil, limitare il rapporto deficit/pil dello 0,5 annuo (1% per i paesi il cui debito è al di sotto del 60%) e le conseguenti severe pene in caso di non rispetto di questi parametri hanno come unico scopo quello di restare schiavi dell’”economia debito”. La ritrattazione del patto di bilancio è necessaria.

2)  Creazione degli eurobond

Creare Titoli di Stato unici europei permetterebbe di arginare la speculazione dei mercati andando incontro ai Paesi più in difficoltà.

3)  Tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax)

Ottima soluzione per dare un segnale del primato politico sull’economia. Da concordare però a livello globale per evitare il “fuggi fuggi” degli investitori dall’Europa verso mercati più appetibili.
         
4) Utilizzo dei fondi strutturali inutilizzati dell’Europa e  una maggiore attenzione della Banca Europea degli Investimenti (BEI) per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Queste, in sintesi le proposte di Hollande, ovviamente avversate da "Sarkò", chino ai voleri dell'eurocrate Merkel.


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giovedì 26 aprile 2012

LA BATTAGLIA PER L'ELISEO


Il primo turno di queste elezioni presidenziali francesi pare confermare la solita alternanza tra centro-destra e centro-sinistra; dualismo costante da de Gaulle in poi.
Poche le sorprese quindi: Hollande è in vantaggio su Sarkozy per due punti percentuali, come da pronostico. Ora l'obiettivo dei due candidati alla presidenza è quello di far convergere, entro il 6 maggio, il maggior numero di voti alla propria causa. A questo proposito particolarmente ghiotto risulta essere l'elettorato “frontista”.
Con uno stupefacente 18% il partito di Marie Le Pen è ormai la terza forza politica del Paese: un francese su cinque vota Front National. Voti decisivi, quindi, per il futuro presidente di Francia. Ma se Hollande potrà già contare sull' appoggio del massone Jean Luc Mélenchon e del suo Front de Gauche (pseudo partito d'opposizione che per bocca del suo leader, già dopo le prime proiezioni provvisorie, prometteva supporto al Partito Socialista), più difficile sarà per il leader dell'UMP pescare i voti del Front National.
Quella della Le Pen è una formazione politica decisamente “anti-sistema”, anti-mondialista, per nulla allineata ai diktat europei tanto cari all’attuale Presidente franco-ungherese che, con il suo misero carisma, risulta quantomeno improbabile che riuscirà a “sedurre” questi elettori.
Tenendo conto che solo il primo maggio, per la tradizionale sfilata del FN sotto la statua di Giovanna D'Arco a Parigi, scopriremo le intenzioni della leader del partito, possiamo ipotizzare già ora che non ci stupirebbe se decidesse di optare per una linea “astensionista”.
La sconfitta di Sarkò, infatti, potrebbe portare seri problemi in seno al suo stesso partito. Una sua disintegrazione, inoltre, faciliterebbe la nascita di una nuova formazione politica nazional-popolare, magari capeggiata proprio da Marie Le Pen: questa avrebbe i numeri per diventare il secondo partito di Francia. Perciò rimaniamo sintonizzati...


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martedì 24 aprile 2012

IMU E FONDAZIONE BANCARIE


Come già scritto in un nostro precedente articolo, il Patto Europeo sul debito prevede l’obbligo di rientrare verso il tetto del 60% del Pil al ritmo di 1/20 l’anno per la parte eccedente. Tradotto significa che l’Italia, avendo un debito del 120%, e un punto di Pil pari  circa 15 mld, dovrà sborsare ogni anno circa 45 miliardi di euro per i prossimi vent’anni.
45 miliardi frutto di lacrime & sangue, di devastazione del welfare, di cassintegrazione,di suicidi, tanti, troppi suicidi.
Poi si viene a sapere dall’ufficio statistico del Ministero del Tesoro che le banche, tramite le loro fondazioni (enti benefici a sentire le parole dell’usurocrate Monti) posseggono il 67% del patrimonio immobiliare dello Stato. Ma a lorsignori non viene fatto pagare l’Imu.
Considerando che il loro valore di mercato si aggira sui 400 mld di euro, sarebbero 40 i mld che si ricaverebbero tassando anche questi “enti benefici”. Giusti giusti per soddisfare le richieste del Patto Europeo sul debito. E invece no. A pagare saremo sempre noi.

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mercoledì 18 aprile 2012

MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA', ATTENZIONE!

L'Europa ha bisogno di crisi, di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessione di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario”. Queste le testuali parole di Mario Monti tratte da un'intervista reperibile tranquillamente sul web (vedi video http://www.youtube.com/watch?v=HORaWaxi6io&feature=player_embedded#!). Parole profetiche. Però, anziché parlare di “passi avanti”, il professore avrebbe dovuto dire “passi da gigante”.
Il M.E.S. (o E.S.M. per gli anglofoni) è un fondo di salvataggio europeo nato dalle modifiche al Trattato Europeo approvate nel marzo 2011. Avrebbe dovuto entrare in funzione a partire dal 2013, ma la crisi finanziaria in atto, ha portato il Consiglio di Bruxelles a decidere di anticiparne l'entrata in vigore a luglio. Peccato che il 99% dei cittadini europei, complice il silenzio dei mass-media, ne ignori totalmente l'esistenza e le finalità.
Lo scopo che tale organismo si prefigge è quello di erogare prestiti ai paesi della zona Euro che non possono più adempiere ai loro obblighi finanziari. I più informati tra di voi penseranno che sostituisca semplicemente il vecchio Meccanismo europeo di Stabilità finanziaria (MESF) e il Fondo europeo di Stabilità finanziaria (FESF), ma non c'è nulla di più sbagliato.
Se è vero che inizialmente disporrà di un capitale di 700 miliardi di euro, all'articolo 10 del trattato del MES (testo integrale consultabile al seguente link: http://www.european-council.europa.eu/media/582311/05-tesm2.en12.pdf), si precisa che tale importo potrà essere mutato dal Consiglio dei Governatori (i 17 ministri delle Finanze dell'eurozona); inoltre, all'articolo 7, si chiarifica che gli stati facenti parte del trattato, si impegneranno a pagare qualsiasi somma irrevocabilmente, a sette giorni dalla richiesta. Ciò implica che il MES potrà esigere, immediatamente, qualsiasi cifra senza che nessun parlamento nazionale si possa opporre! Nessun governo o legge potrà farlo. Incredibile?
No, e per rendersene conto basta leggere direttamente l'articolo 27 del trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità: l'MSE avrà piena capacità legale e giudiziaria per domandare e godere di qualunque immunità di fronte a qualunque provvedimento giuridico. Infatti: “Il MES, i suoi beni, conti e risorse, ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario se non nella misura che il MES rinuncia espressamente alla sua immunità ai fini di eventuali procedimenti o dalle condizioni di qualsiasi contratto, compresa la documentazione degli strumenti di finanziamento”. Ma non solo: “La proprietà, i conti, e le attività del MES, ovunque si trovino e chiunque li detenga, sono esenti da perquisizione, requisizione, confisca, espropriazione o qualunque altra forma di sequestro, prelievo o preclusione da dirigente, l'azione giudiziaria, amministrativa o legislativa”.
Come se non bastasse, tutti i governatori e i membri dello staff, saranno immuni da ogni tipo di provvedimento legale riguardo alle loro azioni e potranno beneficiare del fatto che, tutti gli archivi del MES e tutti i documenti da esso detenuti, saranno inviolabili.
L' applicazione di queste norme permetterà all'Europa delle banche di dotarsi di una vera e propria corazza di ferro, assolutamente inscalfibile. Corazza che, sottolineiamolo, sarà pagata in gran parte dai cittadini italiani con il versamento dei 129 miliardi di euro necessari alla creazione del nuovo organo sovranazionale europeo (la nostra è la cifra più alta dopo Germania e Francia).
Sappiamo bene che per competere contro USA e Cina non ci si può asserragliare dietro uno sterile e vetusto campanilismo, ma l'UE, nata sotto l'ombra dell'Alleanza Atlantica e creata a immagine e somiglianza del modello americano, non è l'Europa che vogliamo. Essa sarà libera e indipendente, non schiava dell'usura internazionale.


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martedì 17 aprile 2012

NUOVA E...VITA PER L'ARGENTINA

La “presidenta” argentina Kirchner ha chiuso il conto con la Repsol. Ypf, una delle principali aziende petrolifere del paese, fino ad oggi controllata dal colosso multinazionale spagnolo, è stata definitivamente nazionalizzata. La Kirchener riporta così l'Argentina nel solco della tradizione peronista, confermando il blocco social-nazionale dell'america latina.
Alla crisi imposta dai soliti guru della ciclicità finanziaria si risponde così: con la politica, coi fatti, con la difesa degli interessi popolari e nazionali. Le chiacchiere stanno a zero. Que te vaya bien, Presidenta!

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lunedì 16 aprile 2012

LAUREA IN MEDICINA? UNO STATUS SYMBOL

Pochi giorni fa abbiamo avuto modo di assistere ad uno strano spettacolo. Una marea di giovani, più di 8000, hanno congestionato il traffico di Roma. Qualcuno ha  addirittura parlato di 22 km di coda,  una sorta di record insomma. Ma a cosa si doveva questo straordinario concentramento? Alle prove d'ammissione per la Facoltà di Medicina dell'università Cattolica. L'ateneo, infatti, registra un incremento dei partecipanti del 13% rispetto al primato dell'anno precedente. Un successo dunque, come giustamente ha rimarcato il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università romana, ma vediamo di fare un ragionamento più ampio.
Dal 2010 sono sempre di più gli studenti che decidono di puntare su corsi di studio pertinenti all'area sanitaria (26,3%) o a quella scientifica (20,8%). Ben lungi dall'essere folgorati sulla via di Damasco dalla nobile vocazione di curare i malati, questi aspiranti medici compiono un ragionamento ben più pragmatico. In tempi di crisi economica e di materialismo imperante, dove lo spread e gli indici borsistici la fanno da padrone, si ricerca nel “pezzo di carta” l'indubbia garanzia d'accesso al mondo del lavoro. Senza dubbio sono gli studi medici a permettere un discorso di questo tipo; gli stessi garantiscono una quasi totale corrispondenza tra titolo di studio e ambito lavorativo in cui trovare sbocco. Al contrario lauree di tipo umanistico, quando permettono di trovare un posto di lavoro, non è nel campo di specializzazione per cui ci si è formati. Anzi, molti laureati, in particolar modo “triennalisti”, ricoprono ruoli nei quali la laurea non è nemmeno richiesta.
Tenendo presente ciò non è sbagliato vedere in questi test d'ingresso dei “viaggi della speranza”, termine che forse richiama alla mente “barconi” carichi di migranti nel mezzo del Mediterraneo, ma tuttavia calzante. Non a caso, se osserviamo ancora una volta i dati forniti dalla Cattolica, ciò che salta all'occhio è che gli iscritti al test provengono da ogni regione d'Italia e in particolare dal Sud.
Quanto detto finora dovrebbe far riflettere sulla qualità delle riforme avvenute nel campo dell'istruzione pubblica dal dopoguerra ad oggi. Pur procedendo ultimamente quasi a ritmo di una all'anno, queste“riforme” non hanno fatto che tradursi in una serie di tagli, sempre più decisi, dei fondi destinati all'istruzione e alla ricerca. Nell'immaginario collettivo si è inoltre formata l'idea che l'università sia una tappa forzata per entrare nel mondo del lavoro; ciò è dimostrato dal fatto che tra i neo-diplomati quelli che decidono di non intraprendere una carriera universitaria siano una netta minoranza (sarà  indice del fatto che le scuole superiori non formano più precise figure professionali?).
Se queste sono le vere problematiche relative alla scuola, uno stato “ragioniere”, non in grado di pensare in maniera astratta alle problematiche relative all'educazione e alla formazione dell'individuo, ma preoccupato solamente di risolvere situazioni contingenti e perciò non volto al futuro, non può essere la soluzione.
Abbiamo bisogno di una svolta radicale, di slancio rivoluzionario. Piaccia o meno a tutti coloro che sono ancora affetti da cretinismo parlamentare.

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sabato 14 aprile 2012

MARIO MONTI VOLONTARIO?

Ieri, intervenendo agli stati generali del volontariato della Protezione Civile, dopo avere annunciato l’aumento della benzina di 5 centesimi al litro per fronteggiare le emergenze, il premier ha avuto anche l’ardire di fare questa considerazione:

«Colgo un'assonanza tra la vostra funzione di volontari per la messa in sicurezza del territorio e la mia funzione di volontario, assieme al sistema politico e parlamentare, per la messa in sicurezza del Paese»

Mario Monti vaffanculo.

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giovedì 12 aprile 2012

MONTI NON E' PIU UN TECNICO

Secondo Mario Monti le nuove tensioni sullo spread fra titoli italiani e tedeschi andrebbero imputate alla Confindustria e alla Spagna. Un ragionamento molto poco tecnico, molto poco accademico, e molto, troppo politico per una specie di dictator finanziario privo di sostegno popolare. A Monti non è andato giù l'imbarazzo degli imprenditori, per una riforma del lavoro giudicata drammatica per le tasche delle piccole e medie imprese, costrette a sostenere indenizzi fuori dal mondo, data l'attuale crisi economica. La Spagna è un di più, buttato lì per gettare lo sguardo sull'erba del vicino, come nelle peggiori sitcom demagogiche degli ultimi vent'anni. Chi si salva da ogni manovra e critica, sono sempre loro, gli istituti finanziari. Unici intaccabili per un governo sempre meno tecnico e sempre più, cialtronescamente, politico.


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mercoledì 11 aprile 2012

DEBITO PUBBLICO E SCIOPERO FISCALE

Il debito pubblico italiano è composto per oltre l’80% dalla cosiddetta  spesa per interessi il cui ammontare è direttamente proporzionale ai titoli di debito in circolazione ed al livello dei tassi di interesse. Significa, in poche parole, che il disavanzo annuale del bilancio dello Stato è provocato in larghissima parte dalla posizione debitoria che ci ritroviamo ad avere con i creditori che sono formati per ¾ da banche e istituti finanziari di cui più della metà non italiani.
In buona sostanza i sacrifici che vengono imposti al popolo servono per pagare gli interessi imposti dalle scellerate politiche economiche prese sopra la testa di tutti noi.
L’unica soluzione per uscire da questo impasse è riappropriarsi della sovranità monetaria. Lavorare e fare sacrifici lacrime&sangue per pagare gli interessi è invece quello che ci obbligano a fare. E intanto dall’inizio dell’anno sono già una ventina i suicidi figli della crisi.
Un forte segnale, che deve però essere unitario, è quello dello sciopero fiscale.
In Irlanda i cittadini sono scesi in piazza rifiutandosi di pagare la nuova imposta sulla proprietà immobiliare tanto caldeggiata dalla troika composta da Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.
Imprenditori, operai, artigiani, liberi professionisti,cassintegrati,disoccupati non è più il tempo delle divisioni, uniti facciamo paura.
Siamo ad un punto di non ritorno, o si combatte il sistema o ne si è complici.

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martedì 10 aprile 2012

ARTICOLO 18, IL PASTICCIO E' SERVITO.

Il licenziamento per motivi economici diventa possibile in Italia. I professori esultano, Cgil e Pd pure; Confindustria un po' meno. Perciò vediamo di fare un po' di chiarezza.
Le critiche mosse dagli industriali riguardano il tema del “reintegro”, parola che avrebbero volentieri fatto sparire dal vocabolario. In realtà, come giustamente ha sottolineato Monti, “sarà possibile solo in casi estremi e improbabili”. Il giudice, al quale spetta l'ultima parola in merito al licenziamento, se tra lavoratore licenziato e imprenditore non si è trovato un accordo davanti alla Direzione territoriale del lavoro, ha 30 giorni di tempo per fissare la prima udienza ed arrivare rapidamente ad una decisione. Il magistrato ha quindi poco tempo per risolvere un problema che si presenta estremamente complesso; avrà sì il massimo potere di accertamento sui motivi addotti dall'azienda in “crisi”, ma il reintegro rimarrà sempre uno strumento secondario nelle sue mani, a fronte di un risarcimento predeterminato dalla legge. Infatti solo se il licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori il reintegro è obbligatorio; per motivi disciplinari, invece, il reintegro non lo è e si può disporre anche del solo indennizzo .
Sintetizzando quindi, anche se non sussistono ragioni economiche, e l'azienda non ha fatto nulla per ricollocare il lavoratore in un altro ruolo o in un altro luogo (ad esempio una filiale in un'altra città), a quest'ultimo non spetta altro che un indennizzo compreso tra le 12 e le 24 mensilità e valutato secondo le contingenze del caso. Se l'imprenditore, però, riesce a giustificare e motivare in maniera adeguata il licenziamento, al dipendente non spetta né il reintegro né l'indennizzo.
Arrivati a questo punto non capiamo l'esultanza dei cosiddetti partiti e sindacati “di sinistra” che a parole dovrebbero essere dalla parte dei poveri lavoratori.
Per il licenziato sarà arduo trovare una nuova occupazione perché non esiste in Italia un adeguato sistema di tutele sociali che permetta o favorisca una ricollocazione nel breve termine.
Poiché le imprese avranno maggiore interesse ad abbassare i “costi” assumendo giovani, meno pretenziosi in termini economici e maggiormente sfruttabili, per un uomo di mezza età licenziato oggi la situazione sarà a dir poco disperata. Poche prospettive di trovare una nuova occupazione, età pensionabile ancora lontana, depressione; le premesse per farla finita, purtroppo, ci sono tutte.


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venerdì 6 aprile 2012

LEGA LADRONA?

Dopo il “caso” Lusi lo scandalo sui rimborsi elettorali è piombato sulla Lega. La creazione di Umberto Bossi che è riuscita ad uscire indenne da “mani pulite” e, per anni, ha fatto della battaglia contro la corruzione politica un vero e proprio leitmotiv, è probabilmente affetta dagli stessi vizi denunciati negli avversari politici.
“Gli manteniamo moglie e figli. Se lo sanno i militanti è finito”. Così parlava Belsito, ex tesoriere della Lega, in un'intercettazione, riferendosi al Senatùr. L'ex buttafuori, nella stessa conversazione intercettata, parla di soldi elargiti alla Bossi's Family; denaro servito per pagare tre lauree, il diploma del “Trota”, macchine di lusso e, dulcis in fundo, le ristrutturazioni della villa a Gemonio. Pochi spiccioli forse, ma le accuse (tutte da dimostrare, ricordiamolo), hanno portato alle dimissioni del “padre” della Lega Nord. Gesto comprensibile per salvare la faccia, visto che, volente o nolente, la sua famiglia sembra pesantemente coinvolta.
Eppure il coup de théâtre probabilmente non basterà perché il danno d'immagine sembra già fatto; ne avremo conferma alle prossime amministrative. Sempre se ci sarà qualcuno a votare...


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giovedì 5 aprile 2012

Caos IMU

L'acconto dell' Imu, Imposta Municipale Unica, dovrà pagarsi a giugno. Questa è una delle poche certezze che riguardano la sostituta della vecchia Ici, candidata, già da ora, ad essere la tassa più odiata dagli italiani.
Per ora conosciamo le aliquote di riferimento del primo pagamento: 0,4% per quanto riguarda la prima casa e 0,76% per gli altri immobili. Fin qui tutto chiaro. Il problema sta nel fatto che, per garantirsi i 21 miliardi di euro previsti dal pagamento dell'imposta, il Governo calcolerà in un secondo momento le aliquote definitive (quelle necessarie per il saldo di fine anno), tenendo conto di quanto “incassato” a giugno. Ai Comuni, inoltre, sarà lasciata la possibilità, a dicembre, di far variare le aliquote per l'abitazione principale dallo 0,2% allo 0,6%. Dato che le casse comunali sono notoriamente “a secco”, crediamo improbabile la scelta di un prelievo minimo.
Questo significa che a fine anno potrebbe accadere di tutto. I proprietari di case, infatti, si troveranno di fronte ad un'incognita non da poco; oltre a non sapere come il Governo potrebbe comportarsi e quali regole potrebbe decidere di varare durante l'estate, già da questo momento, conti alla mano, è prevedibile un elevato divario tra tributo minimo e massimo possibile. Quando si parlava di “lacrime e sangue”, quindi, non si esagerava.
Il mondo del lavoro e dell’impresa anche su questo fronte sarà il più tartassato; saranno in media 1.500 euro in più quelli che dovranno sborsare le imprese manifatturiere artigiane e industriali. Va un po’ meglio per uffici e negozi commerciali che dovranno pagare in più rispettivamente 949 e 569 euro. Retro front del Governo invece,dopo le pressioni di Coldiretti, per quanto riguarda stalle, capannoni e fienili montani, per loro il gettito non dovrà superare un contributo aggiuntivo pari a 224 milioni di euro, un quarto rispetto alla stima iniziale di un miliardo.
Gli unici a non rimetterci saranno i proprietari di case sfitte, si parla, per una casa di 100 mq, di un risparmio fra i 12 euro di Bari e i 18 euro di Roma.
Curiosità: le fondazioni bancarie, perché riconosciute come associazioni no-profit, non dovranno pagare l'Imu; gli anziani ricoverati in ospizio, invece, dovranno pagare l'Imu se proprietari di una casa. Non solo, pagheranno anche un'aliquota più elevata qualora avessero spostato la loro residenza nella casa di riposo, perché l'abitazione di proprietà risulterebbe una seconda casa. Inquietante,no?


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lunedì 2 aprile 2012

GIBSON, MATTEO E LA TRADUZIONE MANCATA

Ieri sera, in occasione della domenica delle palme, La 7 ha trasmesso The Passion, pellicola del 2004 firmata Mel Gibson. Ai tempi della sua uscita, negli Usa, le polemiche furono feroci. Gibson, sospettato di simpatie antisemite, venne accusato dalla Anti Defamation League di veicolare nel ricordo della passione, i peggiori stereotipi antiebraici. Vi era una frase, in particolare, al centro delle accuse: il noto passo evangelico di Matteo (27, 25), nel quale "tutto il popolo" di Caifa rispondendo al rito ebraico di Pilato (il lavarsi le mani come rinuncia a qualsiasi responsabilità), accetta che "il suo sangue" ricada su di esso e sulla sua discendenza. Ebbene, minuziosamente tradotto da aramaico, ebraico e latino, il film di GIbson andato in onda ieri su La7 ha subito un piccolo taglio didascalico, lasciandoci privi delle parole di risposta del popolo eletto alla condanna di Gesù. Piccole censure, postconciliari.
 
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