L'Italia è ufficialmente in recessione: meno 1,5 % del pil per quest'anno. Scarse le possibilità di crescita per il 2013. La disoccupazione è al 9%, ben al di sopra del tasso naturale; quella giovanile (15-29) si attesta al 31%, seconda solo a quella spagnola. Il mercato del credito è bloccato: fidi, mutui e prestiti sono crollati negli utlimi mesi per un totale di - 20 miliardi di euro. Senza credito, le piccole e medie imprese sono destinate alla chiusura (- 12.000 unità nel solo 2011): si prevedono 625mila posti bruciati alla fine dell'anno in corso. Secondo l'Istat il 25 % della popolazione è sulla soglia del livello di povertà. Il tutto mentre da Berlusconi a Bersani, passando per Casini, il sistema politico fa a gara per ricandidare Monti alla guida del paese. La sensazione è che l'attuale "classe dirigente" abbia definitivamente accettato il dictat bancario d'oltreoceano, garantendosi così il potere nel nuovo assetto neo-democristiano, con buona pace del futuro del paese. A meno di inattese mobilitazioni.
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