mercoledì 15 febbraio 2012

NON E' UN PAESE PER VECCHI

La disoccupazione giovanile in Italia ha toccato quota 31% sul finire del 2011. E’ questo il dato allarmante fornito dall’Istat. Probabilmente si tratterà di ragazzi poco annoiati, forse felici, soprattutto se rapportatati con quei grigi figuri detentori del posto fisso, paralizzati dalla monotona routine. Ironia a parte è un dato di fatto che, a pagare il prezzo della crisi, siano principalmente i giovani tra i 15 e i 24 anni; troppo poche le prospettive di lavoro per loro. Non ci stupiamo, dunque, se abbandonare la casa dei genitori diviene sempre più difficile e costituire un nuovo nucleo familiare praticamente un miraggio.
Di chi è la colpa? Delle scuole e delle università che non formano a dovere le nuove leve, o del mercato del lavoro che, checché ne pensino i famigerati e latitanti investitori stranieri, è più flessibile e precario che mai? I politici dovrebbero capire che le uniche speranze di cambiamento devono essere riposte nello Stato, non nella Borsa; abbracciare il sistema capitalistico americano, vacuo ed aleatorio, non potrà far altro che farci sprofondare in un baratro profondo, senza via di scampo.
Purtroppo non paiono pensarla allo stesso modo quelli dei palazzi del potere, felici, anzi, di aver lasciato la patata bollente delle riforme “lacrime e sangue” a Monti, per potersi presentare “vergini”, con la coscienza pulita, alle prossime elezioni.
Non a caso proprio qui in casa nostra, a Genova, a stravincere le primarie del PD, valide per scegliere il nuovo candidato per le amministrative, è stato Marco Doria, sempre molto critico verso il governo Monti. Sarà un gioco facile anche per i partiti “responsabili”, che hanno sostenuto l’attuale “tecnocrazia”, criticare a posteriori questa riforme e fare i dovuti distinguo, utilizzando le ben note pratiche sofiste di cui un buon politico non può fare a meno.
Certo, in chiusura è proprio il caso di dirlo: fortuna che i giovani hanno buona memoria.

Idee in Movimento

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