venerdì 24 febbraio 2012

RECENSIONE "DER NAZI-SOZI"

Effepi, 2011.
“Der Nazi-Sozi” è un agile libello ad opera di Joseph Goebbels (uscito originariamente alla fine degli anni ’20), ed ora tradotto in italiano per i tipi di Effepi.
Si tratta di un dialogo ipotetico che il futuro Ministro della Propaganda ha con un lavoratore tedesco, e costituisce una sorta di piccolo opuscolo di propaganda, un’estrema sintesi del programma rivoluzionario Nazionalsocialista.
In pochissime pagine il Gauleiter di Berlino, con un modo di scrivere chiaro e schietto, esaltato dallo stile dialogico, espone i problemi della Germania di Weimar, corrotta e strozzata dai debiti verso le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale. L’Uomo Nuovo Nazionalsocialista sa che la soluzione è semplice: marciare contro lo Stato. Ma solo pochi posseggono questa “volontà di potenza”, questa brutalità dell’agire, che è in grado di portare al risultato finale, anche se armi, denaro e potere sono nelle mani di chi vuol difendere lo status quo. Inutile dire che il concetto stesso di rivoluzione, fondamentale momento creativo, è totalmente avverso alla mentalità borghese, che, terminato il suo ruolo storico, era diventata facile preda della mentalità ebraica, materialista e disgregatrice. Anche l’ipotetica volontà “rivoluzionaria” marxista è rapidamente smontata: essa è portatrice degli stessi germi distruttivi che affliggono la borghesia, non di Socialismo. Per Goebbels, infatti, Socialismo non è assistenzialismo sociale, ma una dottrina totalizzante, in grado di liberare il lavoro, forza trainante della storia, ed assicurare per intero i diritti di ciascuno.
Certamente ciò che più colpisce del libretto è l’estrema attualità di certi concetti (“Il destino di un Popolo non è l’economia, ma la Politica! Una politica sana crea la necessaria economia. Un’economia solida senza il sano fondamento di un vigoroso sistema politico è totalmente impensabile”) e l’analogia con la situazione politica attuale. Non pare quindi azzardato un paragone tra l’odierna Grecia, ormai non più uno Stato sovrano ma uno Stato guidato da organismi internazionali (la Troika), e la Germania uscita sconfitta dalla Prima guerra mondiale. Anche allora ci furono prestiti internazionali, anche allora la recessione pareva inarrestabile con 25 milioni di disoccupati. Poi? La rivoluzione. Historia magistra vitae

Idee in Movimento 

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