Sessant’anni di oblio, sessant’anni omertosi, ma 300.000 esuli e migliaia (le cifre degli storici variano da 5 mila a 11 mila) fra infoibati, morti di stenti nei campi di concentramento jugoslavi e vittime di eccidi, da qualche anno a questa parte hanno finalmente trovato pace, una giustizia storica arrivata in ritardo, troppo in ritardo, ma arrivata, finalmente. I guardiani della storia stiano tranquilli, non ci nascondiamo dietro un dito, non vogliamo scheletri nell’armadio, onoriamo semplicemente degli italiani come noi vittime dell’ideologia comunista. I partigiani del 2012 si sollevano in moti di piazza, scandalizzati dal fatto che vengano ricordati dei fratelli uccisi. Una giusta reazione ai soprusi fascisti in terra dalmata-giuliana vanno sostenendo i fans di Marx. La colpa che dunque ricade sempre e comunque sulle camicie nere. E’ un’odio antropologico che annebbia la ragione.
Si, ci sono stati soprusi, come purtroppo avvenivano ovunque, anche da parte di regimi democratici intoccabili come Francia ed Inghilterra; ma allora, se si vuole proprio scavare, scaviamo.
Quel fazzoletto di terra intrappolato fra il mar Adriatico e i monti è sempre stato un miscuglio di varie etnie che hanno sempre convissuto senza problemi, prevalenza italiana nelle zone marittime e urbane, e una maggioranza slava nell’entroterra.
I primi conflitti si ebbero col sorgere dei nazionalismi a partire dal Congresso di Vienna. L’impero asburgico represse con forza le comunità italiane andando a fomentare un nazionalismo croato che spinse ad una prima emigrazione italiana verso nord (Trieste,Zara..)
Come si può evincere da questa breve analisi, le tensioni presenti in quell’area non furono certo figlie del fascismo, bensì preesistenti, dunque, almeno il 10 febbraio,cari gendarmi della memoria (a volte smemorati) rispettiamo e ricordiamo insieme i nostri morti.
Idee in Movimento
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