giovedì 23 febbraio 2012

NON VOGLIONO FARLA FALLIRE

L'accordo è stato raggiunto. Saranno 130 i miliardi di euro che l'Unione europea drenerà verso Atene nel distopico tentativo di mettere in ordine i conti greci. Al 2020, lo stato ellenico dovrà presentare una pagella debito/pil non superiore al 120%. Morale della favola? L'Ue stringe il cappio nonostante l'evidente default del paese mediterraneo. Piuttosto che restituire ad una nazione piuttosto piccola e provinciale (la Grecia ha, all'incirca, il pil del Veneto) la sua legittima sovranità monetaria, la Troika al servizio dell'alta finanza mondiale è pronta all'ennesimo "esborso" miliardario.
Il fatto ha dell'incredibile: per il popolo greco questo prestito si tradurrà in 20 anni di piena recessione, sacrifici, abbattimento del welfare e salari da fame. Si prospetta, quindi, l'attuazione di quel piano illuministico (ricordate le direttive Bolkenstein di fine anni '90?) creato per "cinesizzare" l'Europa, rendendo la sua forza lavoro competitiva con il resto del mondo globalizzato.
Una follia neo-conservatrice a cui la Grecia dovrebbe opporsi con tutta se stessa. Un default controllato, infatti, le permetterebbe di tornare alla dracma e superare con investimenti pubblici l'iniziale crollo svalutativo. I Greci tornerebbero così alla piena sovranità, rilanciando un'economia indipendente e competitiva nello scenario europeo. Pericolo di libertà che i camerieri della Ue vogliono assolutamente impedire.
A New York s'incazzerebbero non poco.



Idee in Movimento 

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