mercoledì 29 febbraio 2012
venerdì 24 febbraio 2012
RECENSIONE "DER NAZI-SOZI"
Effepi, 2011.
“Der Nazi-Sozi” è un agile libello ad opera di Joseph Goebbels (uscito originariamente alla fine degli anni ’20), ed ora tradotto in italiano per i tipi di Effepi.
Si tratta di un dialogo ipotetico che il futuro Ministro della Propaganda ha con un lavoratore tedesco, e costituisce una sorta di piccolo opuscolo di propaganda, un’estrema sintesi del programma rivoluzionario Nazionalsocialista.
In pochissime pagine il Gauleiter di Berlino, con un modo di scrivere chiaro e schietto, esaltato dallo stile dialogico, espone i problemi della Germania di Weimar, corrotta e strozzata dai debiti verso le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale. L’Uomo Nuovo Nazionalsocialista sa che la soluzione è semplice: marciare contro lo Stato. Ma solo pochi posseggono questa “volontà di potenza”, questa brutalità dell’agire, che è in grado di portare al risultato finale, anche se armi, denaro e potere sono nelle mani di chi vuol difendere lo status quo. Inutile dire che il concetto stesso di rivoluzione, fondamentale momento creativo, è totalmente avverso alla mentalità borghese, che, terminato il suo ruolo storico, era diventata facile preda della mentalità ebraica, materialista e disgregatrice. Anche l’ipotetica volontà “rivoluzionaria” marxista è rapidamente smontata: essa è portatrice degli stessi germi distruttivi che affliggono la borghesia, non di Socialismo. Per Goebbels, infatti, Socialismo non è assistenzialismo sociale, ma una dottrina totalizzante, in grado di liberare il lavoro, forza trainante della storia, ed assicurare per intero i diritti di ciascuno.
Certamente ciò che più colpisce del libretto è l’estrema attualità di certi concetti (“Il destino di un Popolo non è l’economia, ma la Politica! Una politica sana crea la necessaria economia. Un’economia solida senza il sano fondamento di un vigoroso sistema politico è totalmente impensabile”) e l’analogia con la situazione politica attuale. Non pare quindi azzardato un paragone tra l’odierna Grecia, ormai non più uno Stato sovrano ma uno Stato guidato da organismi internazionali (la Troika), e la Germania uscita sconfitta dalla Prima guerra mondiale. Anche allora ci furono prestiti internazionali, anche allora la recessione pareva inarrestabile con 25 milioni di disoccupati. Poi? La rivoluzione. Historia magistra vitae…
Idee in Movimento
giovedì 23 febbraio 2012
NON VOGLIONO FARLA FALLIRE
L'accordo è stato raggiunto. Saranno 130 i miliardi di euro che l'Unione europea drenerà verso Atene nel distopico tentativo di mettere in ordine i conti greci. Al 2020, lo stato ellenico dovrà presentare una pagella debito/pil non superiore al 120%. Morale della favola? L'Ue stringe il cappio nonostante l'evidente default del paese mediterraneo. Piuttosto che restituire ad una nazione piuttosto piccola e provinciale (la Grecia ha, all'incirca, il pil del Veneto) la sua legittima sovranità monetaria, la Troika al servizio dell'alta finanza mondiale è pronta all'ennesimo "esborso" miliardario.
Il fatto ha dell'incredibile: per il popolo greco questo prestito si tradurrà in 20 anni di piena recessione, sacrifici, abbattimento del welfare e salari da fame. Si prospetta, quindi, l'attuazione di quel piano illuministico (ricordate le direttive Bolkenstein di fine anni '90?) creato per "cinesizzare" l'Europa, rendendo la sua forza lavoro competitiva con il resto del mondo globalizzato.
Una follia neo-conservatrice a cui la Grecia dovrebbe opporsi con tutta se stessa. Un default controllato, infatti, le permetterebbe di tornare alla dracma e superare con investimenti pubblici l'iniziale crollo svalutativo. I Greci tornerebbero così alla piena sovranità, rilanciando un'economia indipendente e competitiva nello scenario europeo. Pericolo di libertà che i camerieri della Ue vogliono assolutamente impedire.
A New York s'incazzerebbero non poco.
Idee in Movimento
martedì 21 febbraio 2012
IRAN CONTRO TUTTI
E’ notizia recentissima che l’Iran abbia deciso di interrompere la fornitura del petrolio a Francia e Gran Bretagna, per protestare contro le sanzioni decise dall’Unione Europea , varate per scongiurare la “minaccia” costituita dal programma nucleare di Ahmadinejad, e caldeggiate, in primis, dalle due superpotenze europee.
Inutile dire che se le sanzioni venissero estese anche all’Italia saremmo noi a pagare il prezzo più alto per decisioni volute prepotentemente da altri. Il petrolio iraniano costituisce, infatti, il 13% delle nostre importazioni; questa crisi (come già sta facendo quella libica e siriana) comporterebbe sicure ripercussioni sulla nostra economia, causate dal caro benzina e dal conseguente aumento dei prezzi dei generi alimentari, prevalentemente trasportate su gomma. Inoltre, un ulteriore aumento del costo dell’energia, costituirebbe un danno veramente notevole per le famiglie italiane, che già, ora come ora, faticano per arrivare alla fine del mese.
Certo, dovremmo attendere per capire se la Repubblica islamica vorrà andare fino in fondo. Gli economisti ci rassicurano: per loro sarebbe un vero e proprio suicidio. Però, se la Cina decidesse di assorbire, per foraggiare la sua crescita, tutti questi barili di greggio in circolazione, vano sarebbe il tentativo di sdrammatizzare sulla situazione.
Ovviamente è in questi momenti che ci sarebbe la necessità di un governo forte e veramente responsabile (ma non come il governo Monti), in grado di prendere in mano la situazione. E’ chiaro che l’area mediterranea dell’Unione Europea, un tempo culla dell’idea stessa di Occidente, ma oggi lontana anni luce dai gloriosi fasti del passato, sia quella che sta affondando sotto il peso della crisi. Non a caso, proprio come l’Italia, anche Spagna e Grecia dipendono fortemente dal petrolio di Theran.
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lunedì 20 febbraio 2012
UN PO' DI DATI
L'Italia è ufficialmente in recessione: meno 1,5 % del pil per quest'anno. Scarse le possibilità di crescita per il 2013. La disoccupazione è al 9%, ben al di sopra del tasso naturale; quella giovanile (15-29) si attesta al 31%, seconda solo a quella spagnola. Il mercato del credito è bloccato: fidi, mutui e prestiti sono crollati negli utlimi mesi per un totale di - 20 miliardi di euro. Senza credito, le piccole e medie imprese sono destinate alla chiusura (- 12.000 unità nel solo 2011): si prevedono 625mila posti bruciati alla fine dell'anno in corso. Secondo l'Istat il 25 % della popolazione è sulla soglia del livello di povertà. Il tutto mentre da Berlusconi a Bersani, passando per Casini, il sistema politico fa a gara per ricandidare Monti alla guida del paese. La sensazione è che l'attuale "classe dirigente" abbia definitivamente accettato il dictat bancario d'oltreoceano, garantendosi così il potere nel nuovo assetto neo-democristiano, con buona pace del futuro del paese. A meno di inattese mobilitazioni.
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venerdì 17 febbraio 2012
NUOVI PRESTITI ALLE BANCHE
Vi ricordate il regalino che fece a Dicembre Mario Draghi alle banche? Quei 500 miliardi di euro all’1%? Bene, a fine Febbraio il governatore della BCE raddoppia.
Indiscrezioni parlano di un prestito pari a quasi 1000 miliardi di euro, sempre al tasso dell’1%.
Gli economisti schierati nelle fila del pensiero liberista plaudono a queste iniziative sostenendo a gran voce che grazie a queste operazioni si evita un credit crunch a livello europeo; ma il guadagno per i cittadini dov’è? Semplicemente non c’è. Questa cascata di prestiti non sono vincolati, e le banche useranno questa liquidità per acquistare titoli di stato ad alto rendimento (come i Bpt italiani) per lucrare la differenza di rendimento rispetto al tasso agevolato concesso dalla BCE.
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mercoledì 15 febbraio 2012
NON E' UN PAESE PER VECCHI
La disoccupazione giovanile in Italia ha toccato quota 31% sul finire del 2011. E’ questo il dato allarmante fornito dall’Istat. Probabilmente si tratterà di ragazzi poco annoiati, forse felici, soprattutto se rapportatati con quei grigi figuri detentori del posto fisso, paralizzati dalla monotona routine. Ironia a parte è un dato di fatto che, a pagare il prezzo della crisi, siano principalmente i giovani tra i 15 e i 24 anni; troppo poche le prospettive di lavoro per loro. Non ci stupiamo, dunque, se abbandonare la casa dei genitori diviene sempre più difficile e costituire un nuovo nucleo familiare praticamente un miraggio.
Di chi è la colpa? Delle scuole e delle università che non formano a dovere le nuove leve, o del mercato del lavoro che, checché ne pensino i famigerati e latitanti investitori stranieri, è più flessibile e precario che mai? I politici dovrebbero capire che le uniche speranze di cambiamento devono essere riposte nello Stato, non nella Borsa; abbracciare il sistema capitalistico americano, vacuo ed aleatorio, non potrà far altro che farci sprofondare in un baratro profondo, senza via di scampo.
Purtroppo non paiono pensarla allo stesso modo quelli dei palazzi del potere, felici, anzi, di aver lasciato la patata bollente delle riforme “lacrime e sangue” a Monti, per potersi presentare “vergini”, con la coscienza pulita, alle prossime elezioni.
Non a caso proprio qui in casa nostra, a Genova, a stravincere le primarie del PD, valide per scegliere il nuovo candidato per le amministrative, è stato Marco Doria, sempre molto critico verso il governo Monti. Sarà un gioco facile anche per i partiti “responsabili”, che hanno sostenuto l’attuale “tecnocrazia”, criticare a posteriori questa riforme e fare i dovuti distinguo, utilizzando le ben note pratiche sofiste di cui un buon politico non può fare a meno.
Certo, in chiusura è proprio il caso di dirlo: fortuna che i giovani hanno buona memoria.
Idee in Movimento
lunedì 13 febbraio 2012
DISPACCI DA USUROLANDIA (PARTE TERZA), ATENE BRUCIA.
130 miliardi. E’ questo il prestito che la troika (BCE, UE, FMI) intende prestare alla Grecia in cambio della distruzione dell’ormai inesistente stato sociale ellenico.
E Atene brucia. E’ il fuoco della rivolta di un popolo fiero che si sta ribellando all’usurocrazia, al dogma liberista, alla schiavitù dell’interesse.
I tempi sono maturi, è giunta l’ora di riappropriarsi della sovranità monetaria, di quel diritto inalienabile che dovrebbe essere alla base di uno Stato.
Sangue contro oro, oggi più che mai.
Idee in Movimento
venerdì 10 febbraio 2012
LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA
Sessant’anni di oblio, sessant’anni omertosi, ma 300.000 esuli e migliaia (le cifre degli storici variano da 5 mila a 11 mila) fra infoibati, morti di stenti nei campi di concentramento jugoslavi e vittime di eccidi, da qualche anno a questa parte hanno finalmente trovato pace, una giustizia storica arrivata in ritardo, troppo in ritardo, ma arrivata, finalmente. I guardiani della storia stiano tranquilli, non ci nascondiamo dietro un dito, non vogliamo scheletri nell’armadio, onoriamo semplicemente degli italiani come noi vittime dell’ideologia comunista. I partigiani del 2012 si sollevano in moti di piazza, scandalizzati dal fatto che vengano ricordati dei fratelli uccisi. Una giusta reazione ai soprusi fascisti in terra dalmata-giuliana vanno sostenendo i fans di Marx. La colpa che dunque ricade sempre e comunque sulle camicie nere. E’ un’odio antropologico che annebbia la ragione.
Si, ci sono stati soprusi, come purtroppo avvenivano ovunque, anche da parte di regimi democratici intoccabili come Francia ed Inghilterra; ma allora, se si vuole proprio scavare, scaviamo.
Quel fazzoletto di terra intrappolato fra il mar Adriatico e i monti è sempre stato un miscuglio di varie etnie che hanno sempre convissuto senza problemi, prevalenza italiana nelle zone marittime e urbane, e una maggioranza slava nell’entroterra.
I primi conflitti si ebbero col sorgere dei nazionalismi a partire dal Congresso di Vienna. L’impero asburgico represse con forza le comunità italiane andando a fomentare un nazionalismo croato che spinse ad una prima emigrazione italiana verso nord (Trieste,Zara..)
Come si può evincere da questa breve analisi, le tensioni presenti in quell’area non furono certo figlie del fascismo, bensì preesistenti, dunque, almeno il 10 febbraio,cari gendarmi della memoria (a volte smemorati) rispettiamo e ricordiamo insieme i nostri morti.
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mercoledì 8 febbraio 2012
MULTINAZIONALI E DINTORNI
Fino al XIX secolo era indubbiamente incontrastata l’egemonia politico-economica che la Gran Bretagna esercitava nei confronti del resto del pianeta, ma gli Stati Uniti erano oramai pronti per riceverne l’eredità. Con l’inizio del XX secolo l’asse dei poteri forti si spostò da Londra a New York, evento di cui ne presero atto i finanzieri. Lord Milner (massone e banchiere) creò il semi-segreto sodalizio della Round Table. Il secondo atto fu quello di estenderlo agli USA e ai paesi del Commonwealth.
La Round Table americana comprendeva i maggiori finanzieri che controllavano letteralmente le istituzioni. Fu in questo contesto e ad opera di questi signori che venne istituito il CFR (council on foreign relations) ovvero il “governo ombra” degli U.S.A., guidato dai gruppi finanziari Morgan e Rockefeller.
A partire dalla creazione del CFR, l’alta finanza abbandona il classico schema delle influenze sui governi per accedere ad una più silenziosa ma diretta conduzione della cosa pubblica. E’ importante notare come queste associazioni siano enti privati e NON istituzioni U.S.A. .
Si arriva cosi alla Conferenza di Bretton Woods (1944) che vede come regista dietro le quinte il solito CFR.
Gli obiettivi della Conferenza furono sostanzialmente la totale libertà degli scambi internazionali, facilitazioni per gli investimenti privati all’estero e libero accesso alle materie prime (quelle che abbondano nei paesi poveri). I documenti ufficiali di apertura indicavano come priorità la costituzione di un fondo monetario internazionale e di una banca mondiale.
Attualmente la procedura prevede che ogni paese abbia la possibilità di ritirare il 25% del capitale a sua volta versato. Superata la quota del 25% si richiede un prestito alla Banca Mondiale.
Esistono diverse tipologie di prestito:
Prestiti per progetti,prestiti istituzionali, prestiti per settore e prestiti di aggiustamento strutturale. Quest’ultimo è il punto di forza della B.M. che orienta le produzioni locali all’esportazione e favorisce l’intervento delle multinazionali agendo in questo modo :
Privatizzazione delle compagnie statali.
Ridimensionamento del pubblico impiego e conseguente licenziamento di personale.
Tagli alle spese di pubblica utilità.
Riduzione degli stipendi per contenere l’inflazione.
Liberalizzazione delle importazioni ed eliminazione delle barriere doganali.
La multinazionale ha due obiettivi fondamentali: la conquista di nuovi mercati aggirando le barriere commerciali degli Stati, e la dislocazione degli impianti produttivi in paesi dove i costi sono più bassi. Per le filiali delle multinazionali non si prevede la veste giuridica di società straniera, godendo pertanto dei vantaggi riservati alle società locali.
Questo è, in sintesi, il cappio che l’usurocrazia ha stretto per bene intorno al collo del terzo mondo.
Un sistema che affama l’80% della popolazione mondiale per soddisfare le esigenze materialistico- consumistiche del cosiddetto occidente.
A noi questo sistema fa ribrezzo.
Dati bibliografici: “indagine sul mondialismo”
Idee in Movimento
domenica 5 febbraio 2012
DISPACCI DA USUROLANDIA (PARTE SECONDA)
Due miliardi e cinquecentosessantasette milioni di euro.
E’ questa la cifra che il 3 gennaio scorso il Tesoro italiano ha dovuto sborsare alla banca d’affari americana Morgan Stanley.
Questioni di derivati, operazioni finanziarie che si consumano nella più totale scarsa lucentezza.
Nel frattempo Monti ci illumina con perle di saggezza liberista, il lavoro fisso è noioso dice l’usurocrate, continuando con attacchi frontali all’articolo 18 reo di castrare gli investimenti nel nostro Paese.
Bene, avanti così.
Ne vedremo delle belle.
Idee in Movimento
venerdì 3 febbraio 2012
DISPACCI DA USUROLANDIA
Mario Monti esce dall’incontro di Bruxelles soddisfatto, l’Italia ha evitato brutte sorprese nel Patto Europeo sul debito.
Follia. Lucida follia.
Il Patto Europeo sul debito prevede l’obbligo di rientrare verso il tetto del 60% del Pil al ritmo di 1/20 l’anno per la parte eccedente. Tradotto significa che l’Italia, avendo un debito del 120%, e un punto di Pil pari a circa 15 miliardi, dovrà sborsare ogni anno circa 45 miliardi di euro per i prossimi vent’anni.
Ma dove sta dunque la soddisfazione dell’usurocrate Monti? Sta nel fatto che avendo il nostro Paese seguito i diktat di sua Maestà BCE (leggi macelleria sociale), avremo degli sconti, bontà loro, di ancora non si sa quanto, anche se difficilmente saranno decine di miliardi.
In buona sostanza verremo ancora più stritolati dal perverso meccanismo dell’usurocrazia.
Fino a quando il popolo riuscirà a sopportare tutto questo?
La corda, del cappio in questo caso, prima o poi si spezza.
Idee in Movimento
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