mercoledì 30 novembre 2011

LA REPUBBLICA ISLAMICA SOTTO ASSEDIO


Teheran sta per essere bersagliata dal fuoco delle sanzioni caldeggiate da Israele e Stati Uniti, seguiti a ruota dai cani da guardia più fedeli del regime mondialista, Gran Bretagna e Canada, che hanno addirittura deciso di interrompere qualsiasi legame economico con le banche iraniane. La Francia del novello Napoleone Sarkozy non poteva certo restare a guardare, ed anzi ha proposto una sorta di embargo sul petrolio di  Teheran.
Per comprendere meglio lo situazione, però, occorre tornare indietro al 2003, anno in cui gli ispettori dell’ Aiea (Agenzia Internzionale per l’Energia Atomica), visionarono l’impianto nucleare di Natanz, ancora in costruzione. La cosa provocò il panico, soprattutto in Israele che temeva una rincorsa verso l’atomica da parte di Ahmadinejad; a questo punto i rapporti tra Iran e le potenze Occidentali si fecero tesi, tanto che vennero applicate tutta una serie di sanzioni, sia da parte dell’Onu, che dell’ UE e gli Stati Uniti.
Poche settimane fa la goccia che ha fatto traboccare il vaso: l’Aiea rispolvera le vecchie accuse sulla possibile dimensione militare del programma nucleare della Repubblica Islamica, ma più che accuse pare trattarsi di vere e proprie illazioni, tali e quali a quelle che riguardavano le “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, che vennero usate come “cavallo di Troia” per la guerra voluta dall’America e la Gran Bretagna in Iraq. Non a caso il ministro degli Esteri Russo, Sergei Lavrov, a proposito del rapporto Aiea  ha parlato di “fatti a cui viene data un’interpretazione politicizzata”, se non di vero e proprio dettato da parte di Washington.

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad

Ad ogni modo tanto è bastato all’amministrazione Obama per decidere “sanzioni unilaterali” e pesanti multe verso chiunque appoggi lo sviluppo petrolchimico e nucleare di Teheran, senza tener conto che in questi anni l’Agenzia non ha trovato uranio utilizzato per scopi militari.
L’escalation a questo punto pare inevitabile: è notizia recentissima che il Parlamento iraniano ha deciso di espellere l’ambasciatore della Gran Bretagna come risposta alle “sanzioni unilaterali” varate da Londra, e di non partecipare al Forum Atomico sul Medio Oriente dell’ Onu per la costituzione di una zona libera dalle armi nucleari, come protesta verso Israele, che detiene un arsenale atomico non ufficiale.
A differenza del nostro ministro degli Esteri Giulio Terzi, che ha dichiarato di essere d’accordo con la linea sanzionatoria espressa dagli Stati Uniti, dimostrando che l’unica cosa che è in grado di esprimere il governo Monti è la genuflessione verso i poteri forti, noi ci schieriamo dalla parte del popolo iraniano e della Repubblica Islamica, tra gli ultimi avamposti non allineati in un mondo alla deriva.

Idee in Movimento

martedì 29 novembre 2011

MONETA REALE E MONETA VIRTUALE

Il “golpista” Mario Monti annuncia la volontà di mettere al bando le banconote da 500 euro, vietando l’utilizzo di carta moneta per gli acquisti superiori ai 300 euro per combattere, a suo dire,la piaga dell’evasione fiscale. Pensi semmai , signor Monti, a tassare le rendite finanziare, a vietare pratiche criminali come lo short selling e a mettere un tetto massimo agli stipendi dorati dei manager delle aziende pubbliche, crei politiche economiche di redistribuzione dei redditi, e la smetta di prenderci per il culo.
Evidentemente i nostri connazionali non la pensano così. Secondo un sondaggio andato in onda sulla trasmissione “Piazza Pulita”, il 55% degli italiani sarebbe d’accordo con questa manovra; la stessa Milena Gabanelli, conduttrice di Report, proprio lei che troviamo sempre in prima linea per denunciare fatti&misfatti del sistema, si dichiara favorevole a questa operazione.
Come già qualcuno disse, governare gli italiani non è difficile, è inutile.
La tendenza a diminuire carta moneta va ovviamente ad incontrare il favore delle banche che, in questo modo, prenderebbero il controllo assoluto dei nostri risparmi, obbligandoci di fatto a ricorrere ai servizi bancari per ogni pagamento. In merito, è da notare che nella proposta di Monti si parla di abbattimento delle commissioni bancarie per quanto riguarda i pagamenti  effettuati tramite bancomat e carte di credito, mentre dovrebbero aumentare le commissioni sui prelievi di denaro contante dagli sportelli automatici.
La conseguente totale tracciabilità dei nostri pagamenti andrebbe a ridurre drasticamente la già malconcia privacy di ogni cittadino. Le banche infatti, complici con lo Stato, disporrebbero di informazioni su ogni cittadino che, a sua volta, sarebbe ignaro di come potrebbero venire usati questi dati.
La progressiva abolizione di banconote decreta la vittoria della moneta scritturale, quella moneta creata dal nulla dalle banche. È la vittoria dell’usurocrazia; ma attenzione cari strozzini, ricordatevi che in ogni recinto c’è sempre una pecora nera, ostinata e contraria.


Idee in movimento

lunedì 28 novembre 2011

L'INTEGRAZIONE FORZATA DI UN PAESE SENZA IDEE

Difficile argomentare contro la forte presa di posizione del presidente della Repubblica sullo ius soli e a favore di un nuovo modello di cittadinanza. Per due ragioni: essa sfrutta il sentire umanitario comune a tutte le società occidentali; si presenta, inoltre, come razionale forma di “premio” per il contrappeso demografico e fiscale offerto dall’immigrazione ad un paese in crisi di debito e di nascite. Difficile, dunque, obiettare alcunchè senza cadere nella trappola del sociologismo meticcio e nella superstizione razionalista contro ogni forma di appartenenza.
Tuttavia, una più attenta analisi del significato storico dello ius soli può aprire ad una diversa prospettiva. In questo senso risulta palese l’anacronismo di un istituto giuridico nato per soddisfare le esigenze di nazioni economicamente “vuote” come gli Usa e il Sud America del passato; o di nazioni post-coloniali a carattere imperialistico-plebiscitario come Francia e Regno Unito.
Ci troviamo di fronte, quindi, ad un’astrazione storica: quella di un occidente in espansione economico-politica, capace di integrare una vasta immigrazione a bassa qualità lavorativa e salariale, con la promessa istituzionale di una rapida mobilità sociale intergenerazionale. E’ questa, nei fatti,  la pericolosa retorica a cui vengono sottoposti gli aspiranti cittadini della “generazione-balotelli”.
Una favola del passato dai risultati poco chiari, come testimoniano le enormi contraddizioni americane, britanniche e francesi, e con la quale gli attuali dati socio-economici stridono impietosamente: quale nuova ricchezza da ridistribuire fra i “nuovi italiani”? Quale prospettiva di partecipazione e realizzazione a lungo termine aldilà dell’allarmismo anti-default?
In questo differente scenario, Giorgio Napolitano e Andrea Riccardi, neo ministro all’integrazione, assomigliano a quel medico orwelliano tanto realista di fronte alle peggiorate condizioni del paziente da raddoppiare le dosi del farmaco nocivo. Non certo per sadismo. Si tratta piuttosto di una visione limitata, incapace di uscire dalle strette stanze della mentalità burocratica.
E’ lo Stato liberal-democratico, assistenziale e irresponsabile, a chiedere e reclamare nuovi cittadini per la sua stessa sopravvivenza, indipendentemente dalle leggi dell’economia, dalle opportunità individuali e dei percorsi storici complessivi. Una sorta di integrazione forzata, come la definisce un pensatore a noi distante come il libertario Hans Hermann Hoppe, finalizzata a mantenere intatte le vecchie forme di clientela e potere.
Vecchi paradigmi, insomma, a cui sfuggono i livelli qualitativi dei nuovi flussi migratori: sempre più studenti provenienti dalle nuove leadership globali (BRIC) destinati a tornare in patria una volta acquisito il livello di conoscenze desiderato; spesso seguiti da un numero importante di laureati italiani privi di sbocchi. Per non parlare dei lavoratori specializzati e degli imprenditori, per loro natura attenti ai flussi di capitale in fuga da italia ed europa. Un saldo decisamente negativo.
I nuovi italiani rischiano così di assomigliare un po’ troppo ai loro solidali autoctoni: privi di idee, a bassa qualifica, basso salario, ipertassati e schiavi di un sistema rappresentativo del tutto autoreferenziale. Un orizzonte temporale non certo fondativo: chi gioca sulla pelle delle masse in fermento a poche miglia da Lampedusa si deve prendere la responsabilità di andare oltre lo spread di domani. Oltre i propri, limitati, interessi mascherati dalla teologia della ragione.
Idee in movimento

sabato 26 novembre 2011

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA GUERRA IN LIBIA

Approfittando della recente cattura di Saif al Islam, delfino del Colonnello Muammar Gheddafi ed ultimo comandante delle forze lealiste, è giunto il momento di fare alcune considerazioni sull’ormai terminata guerra libica. Basta riflettere un momento su questa semplice domanda: cosa abbiamo guadagnato da questo impegno bellico che ci ha visti protagonisti? Cinico forse parlare in questi termini di una guerra, ma la politica estera è anche questo. Lo sanno bene nazioni come l’America o, per rimanere dalle nostre parti, Francia e Germania, “motori pulsanti dell’Unione Europea”; infatti, per quale motivo nessuno, e dico nessuno, ha deciso di impegnarsi in missioni analoghe per richiedere chiarezza e garanzie riguardo alla situazione politica egiziana, che da rivoluzione popolare va mostrando sempre più chiaramente i tratti di un golpe militare?
Ricordare l’esistenza dei ricchi pozzi petrolifici libici non è semplice “dietrologia” o “complottismo”, ma un dato di fatto evidente. La Libia di Gheddafi era uno dei nostri partner economici più importanti, e molte aziende italiane vi operavano: non dimentichiamo, checchè ne dica la classe politica italiana al completo, che la Libia del colonnello era il paese africano con il più alto PIL pro capite (risultato ottenuto anche grazie alla nazionalizzazione delle principali risorse naturali), fattore che attirava immigrati bisognosi di lavoro da tutto il continente.
Purtroppo la nostra classe dirigente ha dimostrato in questo frangente tutta la sua infinita inettitudine e pochezza: come non accorgersi che l’interventismo di Sarkozy mascherava ben altri fini, non certo altruistici. Il presidente francese era certamente consapevole del fatto che le elezioni si stavano avvicinando e che i sondaggi lo davano ai minimi storici e, fatto ancora più importante, che una Libia Nuova, nata sotto l’egida della Francia, poteva portare vantaggi economici non indifferenti (ovviamente a nostro danno).
E così ci siamo imbarcati, titubanti, in una guerra che ci è costata denaro e ha danneggiato la nostra posizione nello scacchiere mediterraneo.
Pare che far parte dell’Unione Europea, oltre a portare sacrifici economici, riforme del sistema previdenziale, tagli, maggiore flessibilità nel lavoro, significhi anche combattere guerre non nostre, per il vantaggio di altri, certo sempre con il benestare dei nostri signori americani. Dopo essere stati, de facto, commissariati con l’arrivo del governo Monti cos’ altro ci toccherà subire?

Idee in Movimento

venerdì 25 novembre 2011

LA MONETA DEI LIBERISTI

Si sente puzza di bruciato. Per non dire di peggio. Negli ultimi giorni, infatti, il mainstream liberista ha dato il via ad una campagna stampa piuttosto particolare: occorre stampare moneta. Tanta e subito. Da Giavazzi ed Alesina sul Corriere, a Ferrara sul Foglio, passando per Oscar Giannino sul Sole 24 Ore, sino a Nicola Porro sul Giornale. Non si salva nessuno: il gotha intellettuale liberista, quello che si veste elegante e che tanto ricorda lo stile framassone del nostro risorgimento anglosassone, si è inginocchiato ai piedi della Bce al fine di pietire cartastraccia. Stampare, stampare e ancora stampare. Non solo eurobond, ma interventi diretti e massicci di nuova liquidità.
Ora, vi sono almeno tre ragioni per cui dubitare di tanta sicumera finanziaria. La prima: troppo facile predicare bene e razzolare male. Troppo facile, cioè, difendere per anni la speculazione finanziaria come barometro del mercato reale per poi farne pagare il prezzo ai tonti cittadini tramite una sonora botta di inflazione ed un’inevitabile riduzione del già basso potere d’acquisto.
Due:  troppo facile criticare per anni le misure di deregolamentazione della Fed e il ridicolo gioco al rialzo del tetto del debito americano, per poi commettere gli stessi errori in Europa sulla pressione di agenzie di rating, guarda caso, americane.
Tre: appare immorale e paradossale, anzi grottesco, atteggiarsi a nuovi baluardi anti-global facendo il gioco, nei fatti, delle grandi banche d’investimento. Se da un lato, infatti, gli sciocchi eredi di Milton Friedman attendono al varco Mario Monti e le sue misure fiscali repressive, dall’altro spingono per il rimbalzo dopato di quei titoli di stato su cui, è probabile, qualcuno sia pronto a far gran cassa. In tutti i casi, vincerà Goldman Sachs: o al governo, o in borsa.
Di questi liberisti, ieri anglosassoni oggi sovranisti, sinceramente, non sappiamo che farcene. Li lasciamo al loro monetarismo d’accatto che tanto assomiglia alla spazzatura messa, con stile, sotto il tappeto del salotto. Perché un conto è stampar moneta per la finanza internazionale, un conto farlo per il lavoro dei popoli.
Idee in movimento

giovedì 24 novembre 2011

FUORI TEMPO MASSIMO

Eh no cari signori, così non vabene. Troppo facile parlare adesso di finanza criminale, di banche usuraie, di commisariamenti e di complotti orditi al di sopra della sovranità nazionale. La vituperata coppia Monti&Draghi non esiste da un mese,e fino a che non scoppiasse questo terremoto, erano da voi considerati rispettabilissimi gentleman super partes.
Questo patetico teatrino è ancora più seccante per chi, come noi, denuncia da decenni il sistema usurocratico, espressione della volontà mondialista.
Ogni volta che abbiamo parlato di sovranità monetaria siamo sempre stati liquidati come utopisti visionari, ogni volta che abbiamo evidenziato come strutture elitarie governassero di fatto sui governi “democraticamente” eletti, siamo stati bollati come complottisti.
Cari signori difensori del regime liberal-democratico, proprio voi, eredi di quella cultura che segregò in manicomio il grande poeta Ezra Pound, colpevole di accusare gli angloamericani e la finanza internazionale, proprio da voi dobbiamo sentire oggi, a giochi fatti, in piena crisi e fuori tempo massimo, filippiche contro questo sistema marcio? No, non possiamo accettarlo.
In piedi, sulle rovine, solo noi.

Idee in movimento

GENERAZIONI A CONFRONTO

lunedì 21 novembre 2011

IL CLUB DEI MONTI (PRIMA PARTE)

SCOOP:Monti, membro del comitato direttivo del Bilderberg, é (stato?) membro dell'agenzia di rating Moody's (cfr. http//seigneuriage.blogspot.com/2011/11/moodysgate-come-monti-ha-ricattato.html), dalla schermata sotto del 10 Maggio 2010 si vede come Monti faccia (o facesse?) parte del Senior European Advisory Board (Comitato consultivo di alto livello per l'Europa) di Moody's:
Sono di quelle notizie scomparse dal net, perciò è difficile sapere con esattezza com'è la situazione allo stato attuale: ha ancora quella carica? E se non ce l'ha, in quali rapporti è con il suo ex datore di lavoro?
Moody's è una delle tre agenzie di rating che da i voti ai debiti dei paesi. Essa è una delle tre agenzie ad avere ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Trani con le accuse di aggiotaggio, manipolazione di mercato e abuso di informazioni privilegiate (cfr.http://rinascita.eu/?action=news&id=9909), notizia che avevo commentato in un articolo, il 7 agosto scorso, come indizio di tendenziosità di Monti - Monti e la tendenziosità - prima di trasformarsi in conflitto di interessi, da quando è diventato Premier. Infatti, soddisfatto per gli ordini impartiti dalla BCE nella famosa lettera al governo con i requisiti della Finanziaria, poi diventata Legge di stabilità, "faceva passare come un’evidenza l’accettazione da parte di governo e maggioranza di “un ‘governo tecnico’” aggiungendo che “le decisioni principali sono state prese da un ‘governo tecnico sopranazionale" quando ancora c'era il governo Berlusconi, glissando palesamente sul fatto che le principali agenzie di rating sospettate di avere provocato le turbolenze del mercato erano state messe sotto inchiesta con un avviso di garanzia, avendo Moody’s e Standard & Poors “diffuso notizie non corrette, dunque false anche in parte, comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano (…) concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari” (cfr. http://www.stampalibera.com/?p=29547 ). La ciliegina è che le ipotesi di reato - aggiotaggio, manipolazione di mercato e di abuso di informazioni privilegiate - sorgono dal fatto che il giudizio negativo delle agenzie di rating sulla manovra finanziaria di Tremonti è stato comunicato prima ancora che quest'ultima fosse resa pubblica.
E mi interrogavo se avessero agito contro l'euro per sostenere il dollaro, o contro i titoli italiani per conquistarci meglio? Magari per entrambi gli scopo, ma se fosse stato accertato il dolo, basterebbe l'opposizione di un singolo Stato membro per bloccare l'autorizzazione delle agenzie di esercitare l'attività di rating. E aggiungevo che un governo tecnico non lo farebbe di sicuro, e adesso che il governo tecnico ossia bancario è al potere, di sicuro non lo farà.

Ero ironica sul fatto che Monti non se ne fosse accorto ma adesso sappiamo con sicurezza che non solo se n'è accorto ma che vi è un indizio supplementare che ciò faccia parte di un piano concordato, di cui Monti sarebbe un fantoccio importante, per attaccare l'euro e l'Italia: attaccare l'euro per conseguire un governo globale attraverso la tecnica dello "shock and awe", colpisci e terrorizza, e la conseguente riforma del governo dell'euro in senso più autoritario ancora e più prodollaro più pro oligarchia globalista (cfr. vedi MES); la seconda per raschiare lo scrigno italico, sempre con la stessa tecnica di appiccare il fuoco per paracadutare i pompieri: aziende, brevetti, terreni agricoli, immobili, ultime municipalizzate, ultime grandi aziende (semi)pubbliche come ENI, FInmeccanica, Enel, Tirrenia, Poste, banche oltre agli ultimi borghi abbandonati da un secolo di emigrazioni italiche indotte, L'Aquila compresa, e conti in banca, il tutto a vantaggio della confraternita del Club dei Monti, il berg di bilderberg, non significa "monte"?

Del resto avevo già rilevato un conflitto di interessi diventato sistemico (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/07/il-conflitto-di-interessi-fatto-sistema.html) all'interno delle istituzioni europee, ad esempio nella persona della bilderberger Kroes, prima commissaria olandese alla Concorrenza e poi alla Digitalizzazione dove la sua lunga lista di interessi e funzioni in società erano stati congelati in un trust i primi e sospese le seconde. Tutto? No, permaneva la carica di membro del consiglio di sorveglianza, dal 1999, di Lucent Technologies (che poi è il nome olandese di Alcatel), enorme TRAVE di CONFLITTO DI INTERESSI per una commissaria alla Digitalizzazione della società...

La Kroes mise i suoi interessi in un trust esattamente come fece Berlusconi, ma allora perché quest'ultimo è stato perseguitato per vent'anni per il presunto conflitto, e lei no? Un commissario alla digitalizzazione che ha una carica nella maggiore multinazionale olandoamericana nel settore! Vero è che è scritto in olandese, troppo difficile per un giornalista, senza parlare dei magistrati...

In un altro articolo, rilevavo come Ryan Air ricevesse un trattamento di riguardo da parte della magistratura europea in un processo in cui era accusata dalla Direzione Concorrenza della Commissione europea di incassare aiuti di Stato dalla Regione Vallonia per il suo scalo di Charleroi. Per la regina del low cost, gli aiuti di stato erano semplicemente diventati, secondo i compiacenti giudici "investimenti produttivi", con un
ragionamento arzigogolato arrampicato sugli specchi, che smontavo punto per punto, mentre il concetto di "controllo analogo" nelle municipalizzate in house italiche - e cioé il criterio determinante per evitare la gara pubblica delle municipalizzate, il fatto che le società siano gestite come un dipartimento interno all'ente locale - viene sistematicamente ignorato dalla nomenkatura di Bruxelles in modo da costringere il belpaese a privatizzare acqua, consumi, manutenzione, illuminazione pubblica, porti, aeroporti, stazioni ecc ecc alle solite multinazionali transalpine.

Per tornare alle agenzie di rating, sappiamo come una riduzione della notazione del debibto di un paese sia capace di provocare gravissimi danni fino a rovesciarne la democrazia o provocare agitazioni sociali, tant'è vero che la Consob francese (AMF) aveva aperto un'indagine su quello che poteva sembrare un errore di Standard and Poors qualche settimana fa ma che poi, con la messa sotto osservazione della Francia da parte di Moodys, si è rivelato essere parte di una vera e propria strategia concordata per ricattare i governi, e metterci dei governi fantocci pilotati dai cosiddetti 'mercati', come denunciato da Nigel Farage al Parlamento europeo per Grecia e Italia (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/11/farage-van-rompi-in-nome-di-dio-chi-le.html), o per imporre, con minacce e manipolazioni di tutti i tipi, governi 'amici' dei 'mercati' alla vigilia di campagne elettorali come in Francia (cfr.http://fr.reuters.com/article/frEuroRpt/idFRL5E7ME21L20111114 ).

Tante guerre sono state provocate dai "mercati" per imporre regimi friendly e "accettati dalla comunità internazionale", con cui i mercati s'identificano. La Moody's di Monti imperversa e minaccia la Francia di declassare la sua tripla A. Attacchi agli Stati. Forse per ridimensionare la parte pubblica nella joint-venture pubblico privato che in Francia è superiore alla media? O forse per mandarle un semplice avvertimento. Messaggi in codice e nient'altro, visto che la Francia ha la forza nucleare...

Articolo gentilmente concesso dalla giornalista Nicoletta Forcheri

giovedì 17 novembre 2011

SEMPLICI DOMANDE, AMARE RISPOSTE

Assodato che tramite strumenti finanziari puramente speculativi, i “signori dei mercati” hanno affossato e stanno affossando decine di economie, che tradotto significa macelleria sociale (tagli alla sanità, tagli alle pensioni, precariato diffuso, difficoltoso accesso ai mutui ecc…), perché a nessuno viene in mente di alzare il ditino ed educatamente proporre la messa al bando di queste pratiche criminali? Perché a nessuno viene in mente di proporre una sovranità monetaria dove gli Stati non siano più costretti a bussare con il capo chino alle porte delle banche per chiedere in prestito i soldi? Perché dobbiamo subire manovre lacrime e sangue per continuare a favorire il comportamento deviato di banchieri, speculatori e marmaglia simile? Perché siamo costretti a sentire dai media che il governo Monti è la soluzione ai nostri problemi?
Perché non c’è peggior servo di chi crede di essere libero.

Idee in movimento

NESSUN COMPLOTTO, SOLO UN SISTEMA STUPIDO

Quel che sta accadendo in questi giorni, fra politica ed economia, non riguarda alcun “complotto”. Il termine “complica” qualcosa che, nella realtà, potrebbe essere più semplice, a dispetto del comportamento “complice” degli attori in commedia.
Chi, su carta o rete, tende a ridurre l’analisi della dittatura monetaria al mero gioco fra complottisti ed anticomplottisti, fra eretici ed ortodossi, alternativi e debunkers, rende uno scarso servizio, spesso interessato, ai propri lettori: confondendoli, spaventandoli o più semplicemente lasciandoli in balia di un apocalittico catastrofismo finanziario.
Nessun complotto, dunque. Piuttosto, ci troviamo di fronte al naturale percorso di un sistema stupido. Stupido, poiché privo di uscita. Come un terminale internet. Stupido, appunto, poiché nato dall’euforia tecnocratica di una “storia finita” (Fukuyama) nella quale non restava in piedi che il mercato globale: fatto al volo, subito, immediatamente, per accumulare l’impossibile, per crescere l’impossibile, quanto il mondo, il giorno dopo la caduta dello spauracchio comunista.
Questo hanno pensato negli anni ’90 le èlite neoliberiste occidentali: aprire il più velocemente possibile nuovi mercati. E aprire al mondo i mercati già esistenti. Da qui la nascita del WTO e il poco noto, sempre troppo poco citato Uruguay Round, sino all’ingresso della Cina nell’Organizzazione stessa. In questi 20 anni l’Occidente ha così trasferito investimenti e produzioni nei nuovi mercati perdendo al suo interno competitività, produttività, risparmio e consumo.
Un’ecatombe nascosta. Fatta di recessioni smentite o, piuttosto, coperte. Da cosa? Indovinato. Da un sistema finanziario che proprio negli anni ’90 veniva deregolamentato e fatto divenire – too big to fail – troppo grosso, troppo grasso, per poter fallire. Così, fra Cds (Credit Default Swap) e Cdo (Collateralized Debt Obligations), le menti del sistema bancario internazionale hanno tentato di  mettere la spazzatura sotto il tappeto, drogando letteralmente i conti di Usa ed Ue.
Ma nel 2007 è bastato un piccolo debito subprime inevaso per far crollare il castello di carte. Nei fatti, e non lo diciamo noi piccoli economisti di strada ma i dati di borsa, l’intero sistema bancario occidentale risultava tecnicamente fallito; e Lehman Brothers il più classico dei capri espiatori, il sacrificio religioso necessario a scongiurare possibili e più profonde prese di coscienza.
Alla fine del mandato di Barack Obama ci troviamo, dunque, di fronte ad un’economia occidentale in recessione e ad un sistema finanziario atlantico a caccia, bava alla bocca, di ricchezze reali. Entrano così in gioco le speculazioni sui debiti sovrani dei paesi periferici, non protetti da un prestatore di ultima istanza come è la Fed (Federal Reserve) ed in balia delle stesse agenzie di rating americane; entrano in gioco i fiduciari periferici di importanti banche d’investimento come Goldman Sachs che, in Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia e Grecia, attraverso meccanismi perfettamente democratici sembrano poter imporre tipiche misure di spoliazione.
Se, quindi, il sistema bancario sostiene virtualmente e da una posizione tecnicamente fallimentare il costo delle obbligazioni dei debiti sovrani (BCE), banche e banchieri “privati” si preoccupano di riscattare, fisicamente, le ricchezze reali per essi e da essi attribuite.
Non ci troviamo, dunque, di fronte ad alcun complotto, ma solo ad un percorso stupido di un sistema stupido, nato per tutelare il debito americano a scapito delle ultime energie produttive della vecchia Europa. Paghiamo così il provincialismo delle nostre classi dirigenti, illogicamente supine a difesa di quel sistema liberale e democratico apertamente fondato sul potere degli istituti finanziari.
E lo facciamo, appunto, senza alcuna coscienza collettiva, ben felici di deprimere il nostro orizzonte temporale e le nostre capacità di crescita, fino a quando non sarà necessario, anzi, obbligatorio, uscire da questa strada senza sbocco. Una strada stupida. Una strada liberal-democratica.
Idee in movimento

martedì 15 novembre 2011

GENDARMI, STROZZINI E SCRIBACCHINI

Non c’è solo l’attacco ai debiti degli Stati dell’area euro; l’Occidente dei credit default swap, infatti, non può più tollerare alcuna manifestazione di indipendenza, figurarsi di sovranità. Per questo Washington e Londra stanno scaldando i motori dell’apparato bellico. Obiettivi: completare i falsi processi mediatici di transizione democratica del vicino oriente, colpendo Iran e Siria; soggiogare, in via definitiva, il sud del Mediterraneo al mercato globale del debito; rastrellare le ultime risorse petrolifere indipendenti.
Un percorso “democratico” e “liberale”, sostenuto dall’intero apparato mediatico che dalla sponda anglosassone uniforma le (in)coscienze europee ed italiane. Sul modello dell’Otpor e della Soros Open Society, dalla primavera araba ad occupy wall-street, ogni movimento sociale globale viene costruito, finanziato ed eterodiretto al sostegno degli interessi usurocratici del capitalismo improduttivo. Chi si pone al di fuori di questa logica, semplicemente, viene cancellato. O peggio, trasformato nel paria della nuova società divisa in caste di pensiero, nel ciandala dello Stato mondiale in via di costruzione.
E’ quello che, in breve, è toccato al rappresentate del Coordinamento Progetto Eurasia, giunto in Siria in questi giorni per verificare di persona la realtà dei fatti all’interno dell’ultimo scenario mediatico scatenato sul fronte arabo. Per punire tanta arroganza, gli attenti giornalisti di Repubblica non si sono fatti scappare l’occasione di provare la fedeltà al circolo di appartenenza del loro Editore, scatenando su CP-Eurasia una serie di insulti e falsità degne del peggior risentimento pregiudiziale. ( http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/14/news/attivista_pro-siria-24987027/?ref=HREC1-7 )
Ad Eurasia, dunque, la nostra solidarietà ed il ringraziamento per il lavoro svolto a sostegno delle ultime posizioni non allineate alla melassa globalista senza più radici, tradizioni e volontà.
Idee in movimento

lunedì 14 novembre 2011

LA DITTATURA MONETARIA

Benvenuti in Italia, paese dell’incerta democrazia e a sovranità popolare limitata.
Mi riferisco all’ abdicazione delle politiche monetarie, nonché dell’emissione monetaria, nei confronti di enti privati a scopo di lucro, altrimenti dette banche.
Per capire più a fondo le dinamiche usuraie di questo sistema occorre però fare un passo indietro; precisamente nel 1694, quando, sotto il regno di Gugliemo III d’Orange, Sir William Paterson, fondò la Old Lady of Threadneedle meglio conosciuta come Banca d’Inghilterra, assumendo l’autorizzazione di emettere moneta da prestare ad usura allo Stato.
"La banca trae beneficio dall'interesse che pretende su tutta la moneta che crea dal nulla" poche parole con le quali l'Enciclopedia Britannica descrisse la funzione della nuova attività della prima banca centrale della storia.
Mario Draghi neo governatore della BCE
Ma torniamo ai giorni nostri. Grazie allo sciagurato trattato di Maastricht, siamo oggi sudditi di sua Maestà BCE, centro di potere molto più distante dal popolo di quanto non lo fosse Luigi XVI nella sua dimora di Versailles.
La BCE,che gode di personalità giuridica propria,vede nelle Banche Centrali Nazionali le uniche autorizzate alla sottoscrizione e alla detenzione del suo capitale sociale (Bankitalia ne detiene il 14,57%). Secondo l'articolo 107 del trattato di Maastricht, la BCE è sottratta a ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell'Unione Europea. a tal proposito è interessante leggere la sentenza della Cassazione che nel 2006 accolse il ricorso di bankitalia nei confronti di un cittadino italiano, dopo che un giudice di pace diede ragione all'uomo che chiese un risarcimento da parte della Banca d'Italia del cosiddetto reddito da signoraggio. La sentenza recita " la pretesa del cittadino nei confronti dell'istituto di emissione esula dall'ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario, o del giudice amministrativo, in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione a organismi sopranazionali..." Per farla breve...Non abbiamo tutele giuridiche di fronte al colosso usurocratico.
Ma cosa si intende per reddito da signoraggio? Cercando di semplificare è in pratica l’interesse che la banca ricava sul prestito, più la differenza tra il valore nominale della moneta e il suo costo di produzione. Se, per fare un esempio, il biglietto da 100 euro è costato fra carta e inchiostro meno di 5 centesimi, la banca lo presta agli stati membri della zona euro per il suo valore nominale ovvero 100 euro più gli interessi, che di volta in volta la BCE, a seconda della fase economica che si attraversa, aumenta o diminuisce a sua discrezione. E’ da aggiungere che la carta moneta rappresenta una esigua minoranza a fronte della moneta virtuale il cui costo è ovviamente zero con il conseguente maggior lucro da parte della banca. Il meccanismo è allo stesso tempo tanto semplice quanto perverso. Lo Stato è infatti in debito costante con la Banca Centrale che acquisisce i Titoli di Stato sul mercato secondario ( il luogo dove sono trattati i titoli già in circolazione) iscrivendoli nei suoi libri contabili come attivi, attivi perché si ritiene che un giorno lo Stato pagherà il suo debito.
L'Euro Tower di Francoforte
Come scrive Maurizio Blondet sul libro Schiavi delle banche:La Banca Centrale dunque non rischia praticamente nulla. Iscrive i Buoni del tesoro come attivi, e può usare questi attivi per aprire un corrispondente passivo. Tale passivo è il conto che la Banca Centrale apre allo Stato emittente, e da cui lo Stato può prelevare”. Esiste poi un signoraggio secondario praticato dalle banche private che, attraverso il sistema del moltiplicatore monetario, creano denaro dal nulla grazie al sistema della riserva frazionaria. Su 100 euro depositati, la banca “x” ha un’obbligo di riserva pari al 2%; ciò significa che i 100 euro verranno messi presso la banca centrale per soddisfare il 2% di riserva andando così a creare dal nulla 5000 euro. Le banche creano in questo modo fino a 50 volte il deposito iniziale andando ovviamente a ricavare interessi enormi a fronte dei più esigui costi derivanti dai vari depositi.
Per Aristotele l’usura rientrava nelle categorie morali negative: nummus nummum parere non potest  (il denaro non può generare denaro) e la cristianità affermò con i concili di Lione e di Vienna rispettivamente del 1274 e del 1331,che, essendo il tempo un bene comune, era da condannare la riscossione degli interessi a fronte della concessione di un mutuo.
La Tradizione ha solcato la via, non ci resta che percorrerla.

Idee in movimento

domenica 13 novembre 2011

IL VERO VOLTO DELLA SECONDA REPUBBLICA

Il governo italiano targato Goldman Sachs avrà l’appoggio di tutti i partiti della Seconda repubblica: dal Pd di De Benedetti, al Pdl di Berlusconi, passando, udite udite, per l’Idv dell’americanissimo Di Pietro, sino al Terzo polo di Confindustria. Persino Grillo e Vendola, non direttamente interessati, hanno chinato la testa, sentita la voce del padrone, dando il loro assenso al governo Monti.
Si mostra così il vero volto della politica italiana: un intreccio maleodorante di interessi personali posti al servizio dei fautori della globalizzazione. Dal ’92 in poi, infatti, tutte le scelte dei partiti in questione hanno corroborato le folli politiche del neoliberismo: cessione di più livelli di sovranità, privatizzazioni, svendite, tagli, “immigrazionismo”, delocalizzazione della produttività, deregolamentazione del sistema bancario e finanziario.
Tutti i partiti hanno contribuito così ai 20 anni di vuoto, di marketing politico privo di contenuti e credibilità, che hanno portato al commissariamento del momento decisionale da parte degli attori economici dominanti: non si salva nemmeno la Lega, oggi unica forza di opposizione “utile” alla falsa democraticità di questo totalitarismo leggero.
Come nei momenti più bui della storia, il servo sciocco, l’invidioso, il deforme nell’animo, apre le porte della città allo straniero e al nemico. In questi 20 lunghi anni i tanti Efialte seduti in parlamento hanno, giorno dopo giorno, definitivamente svenduto l’Italia all’intoccabile logica del mercato assoluto.
Chi intende tornare alla politica, non può che rigettare ogni connessione con l’attualità per affrontare un impegno disinteressato e competente: un impegno militante cosciente del tradimento di quella casta uscita beneficiata dalla falsa  rivoluzione di Tangentopoli. Come sempre, oltre la destra e la sinistra. Per tirare dritto.
Idee in movimento

ITALIA COLPITA E AFFONDATA

L’Italia è sotto attacco. Siamo stati circondati dall’elite finanziaria liberista che gioca al ribasso con i nostri Titoli di Stato.
Gli speculatori si muovono liberamente nascosti dietro le loro solide mura, sono le mura composte dalle copertine dell’Economist, del Financial Times, e di tutte le loro avanguardie mediatiche che giocano in prima fila a contatto diretto con i cittadini-burattini.
Creano le crisi e le pilotano per guadagnarci, riassettando poi gli scenari geopolitici come più gli aggrada.
Hanno l’ardire di chiederci sacrifici, di stringere la cinghia e di pagare più tasse per onorare i debiti contratti con la banca centrale.
Loro invece, i “signori del mercato”, perseverano con la loro famelica avidità creando sempre nuovi strumenti finanziari per lucrare e lucrare sempre più. Quando poi si stancano di scrivere letterine in stile padrino sui consigli da dare al governo, che paiono tanto “ci faccio una proposta che lui non può rifiutare”, piazzano alla guida del governo i loro uomini.
Un po’ come affidare il sistema d’allarme di casa al ladro che fino alla sera prima ci ha derubati…

Idee in movimento

venerdì 11 novembre 2011

ISLANDA, LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

Si è fatto un gran parlare delle rivolte che hanno infiammato il nord Africa, rivolte “popolari“con il placet e l’aiuto di servizi segreti e reparti speciali di vari Paesi. Un carosello di titoloni e articoli sui giornali, approfondimenti televisivi e speculazioni politiche hanno fatto da contorno a questi avvenimenti. Niente di strano e niente di male; viene solo da chiedersi perché, parallelamente a tutto questo, sia calato un assordante silenzio intorno alle vicende che hanno stravolto la fisionomia socio-politica di un paese europeo, l’Islanda.
Facciamo un passo indietro, nel 2008. La crisi economica mondiale è all’apice, scenari apocalittici si affacciano sul globo come minacciose nubi prima di una tempesta. Importanti banche d’ affari chiudono i battenti, migliaia sono i licenziamenti ma, come al solito, gli unici a pagare sono sempre gli stessi, i cittadini qualunque, la gente della strada come si suol dire, che in strada c’è finita veramente. Dall’altro lato della steccata invece, gli intoccabili, la casta che ha causato la crisi. Per loro solo laute liquidazioni e un pronto reinserimento nel circuito perverso della speculazione finanziaria.
Lo tsunami di questo disfacimento economico non tarda ad approdare anche sulle coste europee. La Landsbanki, principale banca islandese, e, a seguire, gli altri due più grandi istituti di credito, la Kaupthing e la Glitnir,  vengono nazionalizzati. Il debito che queste banche avevano contratto con Gran Bretagna ed Olanda ammontava a 3 miliardi e 700 milioni di euro e, dopo un crollo della Borsa del 76%, il Paese fu costretto a dichiarare bancarotta. A questo punto entra in scena il Fondo Monetario Internazionale che elargisce un prestito di 2 miliardi e 200 milioni di dollari, integrato da altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici.
La tensione sociale aumenta e le continue proteste dei cittadini sotto il Parlamento di Reykjavik provocano,nel marzo 2009, le dimissioni del Primo Ministro Geir H. Haarden.
Il nuovo governo, formato da una coalizione di sinistra, non riesce però a raddrizzare una situazione che pare compromessa. Il 2009 si chiude con un – 7% del PIL. Una legge discussa largamente in Parlamento che determina, tramite il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro, la restituzione del debito a Gran Bretagna e Olanda porta nuovamente la popolazione a scendere in piazza; la somma doveva essere pagata da tutte le famiglie islandesi per 15 anni con un interesse del 5,5%. Si invoca a questo punto a gran voce un referendum atto ad abrogare questa legge. Il NO ottiene un plebiscito pari al 93% dei voti e il FMI blocca immediatamente gli aiuti economici. Il  Governo, stretto fra due fuochi, il FMI da una parte e l’ira della popolazione dall’altra, prende una posizione netta contro gli artefici della crisi. Iniziano così gli arresti di diversi banchieri, nomi illustri come Sigurdur Einarsson, ex Presidente della già citata Kaupthing (la seconda banca più importante d’ Islanda) cadono sotto i colpi dell’Interpool che emana un mandato internazionale di arresto contro l’ex uomo d’affari. Sull’onda dell’entusiasmo che sta traghettando la piccola isola fuori dalla crisi, a novembre del 2010 si è eletta una assemblea costituente per riscrivere la Costituzione ricorrendo direttamente al popolo sovrano, 25 cittadini tra i 522 che hanno proposto la loro candidatura (era necessaria solo la maggiore età e l’appoggio di 30 persone) presenteranno dunque al Parlamento un progetto di carta magna sulle basi di questa esperienza. Un altro interessante progetto di legge è quello sulla libertà di informazione, una legge questa che farà del piccolo paese terra dei vikingi, il bunker del giornalismo di inchiesta tramite una protezione delle fonti che garantirà di mettere in rete segreti e notizie di interesse pubblico, dal settore militare passando per quello giudiziario e finanziario.
Chissà che non inizi proprio dall’estremo nord la riscossa dei popoli europei, nel frattempo, buona fortuna Islanda!


Idee in movimento

MARIO MONTI E IL GOLPE FINANZIARIO

E’ talmente palese il paradosso, che se non facesse piangere ci sarebbe quasi da ridere. Sono mesi, anzi anni che è consolidata la certezza, tesi appoggiata trasversalmente da media, istituzioni politiche e gente comune,che la crisi economica sia frutto delle scellerate mosse dell’alta finanza,che, speculazione su speculazione ha fatto esplodere la bolla.
A lor signori però non basta aver piegato le economie reali di mezzo mondo per poi essere salvati dai governi, no, loro i governi se li prendono direttamente. Super Mario Monti è l’uomo che piace ai mercati, e le testate giornalistiche, salvo rarissime eccezioni, ne tessono subito le lodi. Un golpe di stato finanziario bello e buono. Il tecnico liberista usurpatore della sovranità popolare è uomo di spicco della Goldman Sachs, si, proprio quella banca d’affari che prima fra tutte ha speculato sui mutui subprime mettendo in ginocchio migliaia di poveri cittadini.
Il signor Monti è altresì presidente europeo della Trilateral Commission e membro del comitato direttivo del Bilderberg Group nonché primo presidente del "Bruegel", un think-tank  nato a Bruxelles nel 2005, composto e finanziato da 16 Stati membri dell'UE e 28 multinazionali. Cari italiani, probabilmente per vostro sommo gaudio non si ballerà più il bunga bunga, sarete troppo impegnati ad inchinarvi a sua maestà Banca Centrale Europea.

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IL PUNTO SULLA CRISI GRECA


La Grecia si rivela il laboratorio politico più caldo sul fronte europeo. Per un semplice motivo: i riti comunicativi della liberal-democrazia sembrano essere ormai giunti al capolinea. Il dramma economico greco, infatti, evidenzia due scelte di campo storiche: da un lato il ritorno allo stato-nazione, all’autarchia, ad una forma comunitaria e forte di democrazia; dall’altro l’emergere chiaro, senza maschere e in prima persona della tecnocrazia finanziaria internazionale.

manifestanti contro la polizia

Così se Papandreou, cambiati i vertici dell’esercito, si apprestava fino a pochi giorni fa a sostenere un referendum popolare di tipo plebiscitario, sostanzialmente programmato per uscire dall’euro e riconquistare la propria sovranità monetaria, impedendo ulteriori impoverimenti salariali e svendite industriali, le classi dirigenti greche emanazione del sistema bancario globale hanno saputo bloccare il “golpe”, raggiungendo un accordo che suona tanto di inciucio.
Finisce la dinastia dei Papandreou, con l’elezione a premier di Lucas Papademos, ex vice-presidente Bce, alla guida di un governo di larghe intese pronto ad accettare ed organizzare le “riforme” imposte da Bruxelles e Francoforte. La tecnocrazia scende dunque in campo e in prima persona: addio camerieri, da oggi i banchieri si servono da soli.
Ma tutto questo reggerà di fronte al voto popolare previsto fra 5 lunghi mesi? Sorgeranno alternative politiche e comunitarie in grado di reggere l’urto delle misure previste dalla Banca Centrale e di ricostruire così quella sovranità nazionale palesemente oggetto di minacce e terrore da parte degli “agenti speculatori”?
Domande che, vista la situazione italiana, fanno della Grecia un esperimento politico-sociale di estremo rilievo, ovviamente, ben oscurato dai nostri media mainstream.

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