mercoledì 28 dicembre 2011

POMPEI. PIU' DEL VESUVIO FECE L'INCURIA.

E’ da poco passato Natale ma Coldiretti e Codacons ci informano che per i regali sono stati spesi 400 milioni di euro in meno rispetto all’anno scorso. Tragico, no? Per questo, in un clima da “recessione”,  parlare di altro, ad esempio di cultura, sembrerà fuori luogo. Ad ogni modo pensiamo che sia giusto dare risalto ad una situazione paradossale: si tratta dei nuovi crolli di Pompei.
Non stiamo parlando di quello relativo alla celeberrima Scuola dei Gladiatori, ma di quelli recentissimi della casa di Loreio Tiburtino e di un muro romano realizzato nei pressi di Porta di Nola; la soprintendente speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei si è premurata a dire che si tratta di elementi dallo scarso valore artistico ed archeologico. Probabile, ma la credibilità ormai è ai minimi storici. E’ incredibile che uno dei siti archeologici più importanti e famosi del mondo, con una media di oltre due milioni di visitatori l’anno, non abbia (o non riceva?) i soldi per la manutenzione ordinaria. Siamo consapevoli che la situazione degli altri siti archeologici italiani è probabilmente peggiore, ma ovviamente questo non fa notizia ed i giornali non ne parlano.
Ma se già i vari governi degli anni passati, eletti democraticamente, hanno lavorato male, puntando sull’immagine e tagliando i fondi necessari alla cura, fondamentali, dei beni culturali, come possiamo pensare che questo governo “golpista” agisca in modo differente? Ovviamente noi conosciamo già la risposta. L’unica speranza, almeno per Pompei, sta nei fondi europei (circa cento milioni di euro) sbloccati dal commissario europeo per le Politiche regionali, Johannes Hahn, ed in arrivo nel 2012. Per le altre situazioni “a rischio” si vedrà. Magari una volta date in pasto ai mercati le ultime quote statali di Eni, Enel e Finmeccanica si sbloccherà qualche altro maxi-fondo speciale europeo…

Idee in Movimento

LA POLITICA CHE FA PAURA

 La lettera di condoglianze al popolo coreano scritta da Marco Rizzo, segretario dei Comunisti-Sinistra popolare, ha creato il panico fra i media nazionali.
L’anticomunismo italiota si è unito, da destra a sinistra, nello stigmatizzare la solidarietà anti-occidentale dell’ex deputato del Pdci e il suo slancio Juche. Come ogni autore di atti politici fuori dal coro, Rizzo è stato puntualmente deriso, messo all’angolo e posto di fronte all’anatema per eccellenza: il totalitarismo antistorico.
Kim Yong- il
Si imputa infatti al capo-fazione torinese l’appartenenza comunista? Certo che no. Nel paese di Repubblica, del Manifesto, di Vendola, di Gad Lerner, di Scalfari, di Vattimo, dei Telese e dei Parenzo, insomma di tutte le cricche politico-editoriali del radicalismo-chic, sarebbe davvero un gran bel paradosso. No, la colpa di Rizzo sta nel tipo di comunismo da lui difeso e propugnato. Un comunismo inaccettabile per l’establishment in loden, poiché radicalmente antiamericano, anticapitalista, anti Ue e Bce, sovranista e nazionale. Platonico, per i palati fini, stalinista per quelli dal giudizio facile e scontato.
Insomma un pensiero eterodosso alla sinistra supina del mercato, dei governi a direzione bancaria, a quella sinistra così ostinatamente intellettuale nel rubare ai poveri per dare ai padroni: padroni del vapore, ovviamente, finanziario. Una politica, quella di Rizzo, che noi, senza pregiudizi di sorta, vogliamo vedere per quella che effettivamente è: schmittiana nel saper riconoscere i nomos della terra, gli amici e i nemici.
E’ dunque questo radicalismo a spaventare i più: il radicalismo della politica che si innalza a etica e sistema, in un mondo diretto verso il baratro dell’insostenibilità dei modelli produttivi liberali e liberisiti. Spaventa tanta consapevolezza e lo sprezzo dell’isolamento imposto. Alba di nuove sintesi?

Idee in movimento

domenica 25 dicembre 2011

L'OLOCAUSTO DIMENTICATO

Nikolas Sarkozy ne sa una più del diavolo. E’ in caduta libera nei sondaggi ma riesce sempre a cercare un modo per “far quadrare i conti”. Prima lo vediamo in veste di “liberatore”, un Che Guevara in giacca e cravatta, nella guerra in Libia, poi a far la voce grossa contro la Siria; ora il “colpaccio” sono i 500000 armeni residenti in Francia. Negare l’Olocausto armeno del 1915 è diventato un reato penalmente perseguibile.
Ma come una coperta troppo corta, che lascerà sempre una parte del corpo scoperta per quanto la si tiri da una parte e dall’altra, anche questa mossa del Presidente ha avuto delle conseguenze negative: i rapporti diplomatici con Ankara sono stati seriamente compromessi ed anche la comunità turca francese ha protestato.
Sarà stata un’ azione vantaggiosa o svantaggiosa? Saranno gli analisti vicini a Sarkò a stabilirlo. Per quanto ci riguarda non possiamo che trarre ispirazione da tanta nobiltà d’animo. Si, avete capito bene.
E’ arrivato il momento di svolgere anche qui in Italia un’opera di sensibilizzazione contro una delle più grandi tragedie perpetuate dall’uomo. Un orrore che alcuni vorrebbero nascondere perché vicini a certi ambienti politici consapevoli e complici… si tratta del genocidio del più grande branco di renne al mondo!. Lo denuncia Survival International.
Le renne si trovano nel Canada orientale, tra Labrador e Quebec. Fino a pochi anni fa si trattava di quasi un milione di esemplari ma ora, a causa di progetti di “sviluppo” che comprendono l’ampliamento delle miniere di ferro, dei complessi idroelettrici e della rete viaria, ne rimane solo un 10%. Un numero davvero esiguo. L’industrializzazione selvaggia dell’area, in nome di una distorta e malata idea di progresso, ha fatto nuove vittime; perciò esprimiamo a questo animale, tanto amato da grandi e piccini, la nostra solidarietà.
Buon Natale.

Idee in Movimento

venerdì 23 dicembre 2011

CONTRO LA SOLUZIONE LIBERISTA ALLA CRISI

Dopo aver toccato le pensioni i “tecnocrati” capeggiati dal Professor Mario Monti si preparano alla “fase due”. La soluzione alla crisi, il vero leit motiv del 2011, è come al solito l’abbattimento dello Stato sociale (per adeguarsi agli altri paesi europei, si intende). Quindi via libera al solito carosello: liberalizzazioni, flessibilità del lavoro e privatizzazioni. Sul primo punto, l’ex consulente della Goldman Sachs, è pronto ad intervenire con “azioni coraggiose”. Ma più che benessere, codeste soluzioni porterebbero danni da non sottovalutare; quelli che ci andrebbero più di mezzo sarebbero i tassisti che, da un lato, vedrebbero svanire nel nulla il valore della loro licenza (acquistata a prezzo di sacrifici ed unica garanzia di “liquidazione”) e dall’altro avrebbero a che fare con una drastica diminuzione del lavoro.
Per quanto riguarda il capitolo lavoro i fautori del libero mercato hanno dovuto subire un duro scacco: il solo nominare l’articolo 18, norma che tutela il lavoratore nel caso di licenziamento senza giusta causa, ha provocato una reazione compatta dei sindacati che ha portato, in primis, ad un brusco retro front della Fornero. Quindi, per ora, capitolo chiuso.
Resta da analizzare l’ultimo punto, le privatizzazioni. All’Europa non piace la golden share su Eni, Enel e Finmeccanica perché “rappresenta una restrizione ingiustificata alla libera circolazione di capitali”; gli speculatori già si sfregano le mani perché non aspettano altro che vedere sul mercato, svendute, le nostre aziende strategiche. Monti per adesso procrastina ma prima o poi, inevitabilmente, essendo espressione degli stessi poteri forti che impongono diktat al nostro Paese, dovrà piegarsi supino e mettere sul piatto i nostri pezzi da novanta. Il danno per l’Italia, paese che deve prestare particolare attenzione alla politica energetica vista la non autosufficienza , sarebbe incalcolabile. Perdere completamente il controllo di queste aziende significherebbe lasciare nelle mani di investitori, o meglio speculatori (probabilmente maxi gruppi bancari), un settore strategico come quello dell’energia. Luce e gas in mano agli stranieri. Chi vieterebbe loro di imporre tariffe o politiche vicine ai loro interessi, a danno del popolo italiano?
Ai cultori del Libero Mercato, il Dio del XXI secolo, sembreremo come Don Chisciotte che ostinatamente combatte contro i mulini a vento.Di questi arrendevoli figuri ce ne freghiamo. Non ci piegheremo alle logiche del profitto.

Idee in Movimento

giovedì 22 dicembre 2011

LETTERINA A MARIO DRAGHI, BABBO NATALE DELLE BANCHE

Caro Babbo Draghi Natale,
Anche se non siamo state tanto buone, noi banche vorremmo ringraziarti per il regalo che ci hai fatto. Visto che siamo a corto di liquidità sei stato così comprensivo da donarci comunque 116 miliardi di Euro. Papà Monti ha detto che intanto ci pensa lo Stato a garantire per i 40 miliardi di euro di bond emessi. 116 miliardi al tasso dell’1% e non ci obblighi nemmeno ad utilizzarli per prestarli alle aziende ed alle famiglie italiane in difficoltà! Insomma sono tutti per noi questi bei soldini! E poi, caro Babbo Draghi Natale, ne sai una più del diavolo, guarda che lo sappiamo che non spendi nulla nel creare denaro, potresti tranquillamente emettere soldi che vadano direttamente ad alimentare la produzione dei Paesi, potresti incanalare queste enormi somme per infrastrutture, ricerca, sanità..e invece li dai a noi che poi ci ricaviamo un bel profitto strozzando tutti i nostri clienti. Vabbè non ti annoiamo ulteriormente, avrai di certo tante cose da fare.
Grazie ancora Babbo Draghi Natale.

Idee in Movimento

mercoledì 14 dicembre 2011

MARK TO MARKET. COME TI DEPREZZO IL TITOLO DI STATO

European Banking Autority. È uno di quei nomi altisonanti che non si sentono mai menzionare dai media,e se succede, si fa distrattamente, non ci si sofferma. Bene, questa istituzione sopranazionale obbliga di fatto le banche europee a contabilizzare i debiti sovrani degli Stati membri (leggi titoli di stato) al valore di mercato (mark to market) e non più secondo il costo a cui erano stati acquistati.
Vediamo nei fatti cosa succede. La banca x acquista Titoli di Stato per un valore di, supponiamo, 80 euro che, alla loro scadenza, lo Stato italiano si impegnerà a ripagarli 100 euro; la banca otterrà dunque un rendimento del 25% quinquennale o del 5% annuo.
Il fatto è che questi titoli non sono congelati nei caveu ma vengono scambiati in un mercato secondario dove gli investitori stabiliscono quale sia il giusto rendimento di un titolo in base al rischio che viene attribuito ad essi. Ne deriva che se il mercato fa scendere il prezzo, le banche si vedono costrette a rifinanziare un buco inesistente frutto della speculazione finanziaria che, ovviamente, non trova riscontro nel reale; prova ne è che alla scadenza dei titoli la banca otterrà sempre i 100 euro, il 25% del rendimento degli 80 euro di cui sopra.
I dati che fornisce l’EBA, parlano di perdite virtuali sul mercato dei titoli pari a 15,4 miliardi di euro. Soldi veri questi, e non virtuali, che le banche italiane dovranno trovare per evitare il fallimento. 114,7 i miliardi di nuovo capitale che servirebbero invece alle banche europee nel loro complesso.
La spirale perversa di questo sistema, si abbatte come ovvio, sui cittadini, sulle imprese,sul lavoro. Soldi che dovrebbero essere utilizzati per incentivare la produzione, vengono utilizzati per soddisfare il famelico capitalismo finanziario.
Nessun problema, il “golpista” Monti ha la soluzione in tasca. Diminuire le pensioni.

Idee in movimento

martedì 13 dicembre 2011

RIVOLUZIONI DA FACEBOOK

Copione già visto: tam tam che parte dai social network, proteste che sfociano in manifestazioni di piazza e poi… da qualche parte si è parlato di “primavera araba” , movimento che, nell’immaginario comune, figuriamo con una immagine poetica di popoli che dalle piazze (anche con i bombardieri europei in qualche caso)  protestano ed annientano regimi corrotti in nome dei valori trionfanti della democrazia occidentale.  Ma più che Liberté, Égalité e  Fraternité  sono i valori del capitalismo e delle leggi di mercato ad essere venerati, tanto che si dovrebbe parlare di “privatizzazione araba” invece che di “primavera araba”.
Le dichiarazioni del vicepremier libico Moustafa Bou Shagour sono molto eloquenti in questo senso, va caldeggiando infatti misure atte a favorire gli imprenditori della “Nuova Libia” e l’ingresso di capitali stranieri. Discorso un po’ prematuro tenendo conto che le infrastrutture del Paese sono quasi totalmente distrutte e che i ribelli armati girano ancora sul territorio senza controllo.
Dopo il medio Oriente la tempesta destabilizzante si sta spostando in Russia, complici i presunti brogli elettorali e l’entusiasmo per un vittoria non troppo schiacciante del partito di Putin (parliamo “solo” del 50% dei voti). Curiosamente è il segretario di Stato Hillary Clinton a farsi paladino degli scontenti;  prima di aver letto i rapporti ufficiali dell’Osce, s’intende. Augura al popolo russo il raggiungimento di nuove mete, ovviamente all’insegna di un futuro migliore. Forse, in questo radioso avvenire, si cela la supina accettazione del giogo americano?. Non ci sfugge, infatti, che il vero motivo del recente muro contro mura tra USA e Russia sia lo scudo antimissile europeo. Il Cremlino, giustamente, lo vede come una minaccia per la sicurezza del Paese; gli USA, padroni del mondo, ritengono che le paure russe siano infondate, causate da un atteggiamento paranoico da Guerra Fredda. Probabilmente credono che voler mantenere un rapporto d’equilibrio tra gli Stati sia una prerogativa che non spetti alla Russia. Guai a difendere la propria indipendenza, specialmente se non si è allineati sulle posizioni americane!
D’altra parte noi continuiamo a confidare nell’intelligenza del popolo russo che ancora una volta ha saputo dar fiducia a chi vuol mantenere libera e sovrana la propria nazione.

Idee in Movimento.

lunedì 12 dicembre 2011

LE AGENZIE DI RATING E LA CRISI

Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: ne abbiamo sentito parlare sempre di più nel corso degli ultimi anni. Muovono milioni di euro (Moody’s Corporation, il gruppo di cui fa parte l’omonima agenzia, ricava circa due miliardi di euro l’anno) e con le loro analisi dovrebbero fornire un servizio agli investitori, permettendo loro di sapere quali sono le aziende o i titoli di stato più affidabili. E’ veramente così? Dobbiamo ringraziare questi infaticabili e trasparenti analisti? Ovviamente no.
Noi non ci siamo certo dimenticati della crisi dei subprime e del crack della Lehman Brothers, a cui le agenzie di rating diedero il massimo della fiducia (la famosa AAA) fino all’ultimo. I tre colossi, che controllano il 90% del settore, non svolgono un servizio utile per la povera gente ma per i giochi dei grandi speculatori. Chi crede nella buona fede di questi organismi lo fa sostenendo che è nel loro interesse dare valutazioni corrette; gli investitori non seguirebbero certo le indicazioni delle agenzie se queste avessero minato la loro reputazione con gravi errori: insomma il mercato si regola da solo (ah…l’ingenuità liberista). Ma ricordiamo che il solo declassamento del debito USA da parte di Standard & Poor’s bastò a scatenare il panico. Tutto il gotha liberista si scagliò contro la decisione, tanto è vero che c’è chi le vorrebbe “chiudere” e chi, come il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, non vedrebbe male la nascita di un’agenzia di rating europea, forse per far concorrenza agli Americani a colpi di downgrade.
Il punto è che queste “logiche di mercato” ci risultano incomprensibili. Sappiamo che è colpa della “crisi mondiale” se ci troviamo guidati da un governo di banchieri, alla faccia del concetto di sovranità popolare. Ma noi non vogliamo accettare governi solo perché graditi ai mercati. Ristabilire il primato della politica sull’economia è il nostro obiettivo: che il mercante torni al suo posto.

Idee in Movimento. 

mercoledì 7 dicembre 2011

CONSIDERAZIONI...

 Legge 17 del 25 gennaio 1982 in materia di associazioni segrete
ART. 1.
  si considerano 'associazioni segrete', come tali vietate dall'art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprecamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi di organi costituzionali, di enti pubblici anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale.

L' articolo 2 prevede per i promotori di tali associazioni la pena della reclusione da uno a cinque anni.

Mario Monti : massone e membro di Bilderberg e Trilateral Commission.

martedì 6 dicembre 2011

SIRIA NUOVO TERRITORIO DI CONQUISTA


Dopo la Libia, la Siria appare il candidato più probabile per un’ “occidentalizzazione” forzata, ed ancora una volta vediamo la Francia in prima linea a combattere per la democrazia, facendo le veci degli USA in Europa. Il ministro degli esteri francese Alain Juppé sta tuonando da giorni contro il regime di Assad, invocando sanzioni e fantomatici “corridoi umanitari” che forse altro non sono che un fantasioso modo di dire per indicare i bombardieri francesi. Ebbene si, perché dopo aver avuto un ruolo centrale nella caduta di Gheddafi, sono i nostri cugini d’Oltralpe, insieme al governo di Ankara, a fare il ruolo degli “arieti da sfondamento” nei confronti della Siria: “Le Canard enchaîné”, giornale francese, ci informa che agenti francesi starebbero operando sul confine turco-siriano per addestrare i dissidenti dell’Esercito Libero di Damasco guidato dal colonnello Riad al Asad. Per rimpinguare le scarne fila dell’esercito in questione il Cnt libico ha pensato bene di inviare l’islamista Abdelhakim Belhadj in Siria, probabilmente con il duplice scopo di allontanarlo dal paese e con lui gli elementi più pericolosi vicini al fondamentalismo islamico, gli stessi che hanno contribuito, insieme ai bombardamenti NATO, a radere al suolo le città libiche provocando migliaia di morti.
Assad, presidente della Siria
Leggendo le dichiarazioni del leader del Consiglio Nazionale Siriano (organo che raccoglie intorno a se tutte le forze che si oppongono al governo Assad) Burhan Ghalioun possiamo capire quali sono le ragioni che spingono le potenze mondialiste a scontrarsi con Damasco: la “nuova” Siria interromperebbe i rapporti con l’Iran cosa che comporterebbe anche un forte ridimensionamento del movimento Hezbollah (Israele ringrazia). Si tratta di ripercussioni sul piano geopolitico non da poco che danneggerebbero anche la Russia (ricordiamo che in questo momento ha una base navale in Siria) e non solamente l’Iran che perderebbe il suo ruolo egemone nella regione a favore della Turchia, risultando sempre più isolato. Cavalcare ulteriormente l’onda della “primavera araba” rafforzerebbe le posizioni francesi sia nello scacchiere mediterraneo che in Europa: non dimentichiamo che Sarkozy e Merkel vorrebbero proporre al prossimo vertice UE un “nuovo trattato europeo”, valido quantomeno per coloro che aderiscono all’euro.
Le ambizioni di egemonia ci sono tutte, ma chissà che invece di trovare una Libia “parte seconda” la Siria non si riveli un nuovo Afghanistan…

Idee in Movimento

giovedì 1 dicembre 2011

L'ORO DI CHAVEZ


Ancora una volta il presidente Hugo Chavez ha fatto tremare il gotha liberista mondiale, decidendo di nazionalizzare l’intera filiera dell’estrazione aurifera e di rimpatriare tutto l’oro depositato negli istituti di credito stranieri (in particolare della Gran Bretagna). La nazionalizzazione dell’oro costituisce anche un duro colpo per la mafia venezuelana che lucrava in questo settore grazie ad estrazioni illegali.

Hugo Chavez

E’ notizia recente che i primi lingotti, con un volo partito da Parigi, sono atterrati a Caracas tra il tripudio generale della folla. Ma la situazione ad Agosto sembrava tutt’altro che pacifica: la Banca d’ Inghilterra aveva affidato parte del malloppo venezuelano ad alcune “banche del lingotto”; la cosa divertente è che queste, insieme ad altre banche, hanno venduto o ipotecato quanto dovevano solamente custodire perché non di loro proprietà. Così se oggi il prezzo dell’oro sale, e diviene oggetto di sporchi giochi speculativi, non è colpa di Chavez, che ha solo chiesto ciò che è di proprietà del popolo venezuelano, ma dell’illogicità del sistema capitalistico che permette alle banche di vendere ciò che in realtà non ha (l’oro venduto è maggiore di quello detenuto nei forzieri). Per cui il timore degli istituti di credito è che altri seguano l’ esempio: un senso diffuso di sfiducia potrebbe davvero mettere in crisi il sistema, come se tutti i più grandi detentori di capitale chiedessero alle banche di essere liquidati nello stesso periodo.
In un momento in cui è sempre più palese la volontà dei governi mondialisti, spallegiatori del sistema usurocratico bancario, di ridurre la banconota a pura cartastraccia, con la connivenza dei pennivendoli liberisti che caldeggiano un’ immissione di liquidità tale da “tappare i buchi” del nostro debito, ripartire dall’oro, come sta facendo il Presidente venezuelano, appare la cosa più saggia.

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