martedì 29 maggio 2012

LA GUERRA PRIVATA


La guerra è sempre stata un business per regni e imperi, democrazie, dittature e qualsiasi altra forma di Stato; ma nel tempo d’oggi, dominato dal libero mercato (che poi di libero ha ben poco, visto che tale regime altro non fa che concentrare il capitale nelle mani di poche corporations), la guerra è diventata un business anche per compagnie private. Aziende quotate in borsa che, dall’inizio degli anni 90, stanno facendo veri affari d’oro con i conflitti bellici presenti su tutto il globo.
È stato il forte cambiamento negli ultimi decenni della natura stessa della guerra, nonché la “rivoluzione privatizzatrice” figlia delle politiche liberiste degli anni ’80, i cosiddetti reaganismo e thatcherismo, a favorire la libera azione nella sfera economica riducendo l’intervento statale anche nei gangli vitali della cosa pubblica.
Trovandoci di fronte ad un comparto industriale relativamente giovane, è difficile ad oggi quantificare il numero di PMF presenti sul mercato. Se da un lato c’è una tendenza all’accorpamento di varie aziende, dall’altro lato c’è un costante incremento di nuove aziende tendenzialmente ridotte nelle dimensioni, specie nei Paesi dove ancora il controllo e la regolamentazione di questo settore è carente.
Ma come avviene il reclutamento in queste aziende private? Con la fine della guerra fredda e la scarsa remunerazione delle forze armate di quasi tutti i Paesi, le PMF godono di un continuo flusso di assunzioni. Gli stipendi che offrono poi sono dalle 2 alle 10 volte superiori a quelli degli eserciti o delle polizie ufficiali, se poi a questo si aggiunge un trattamento assicurativo pensionistico di buon livello e la possibilità di divenire comproprietari dell’azienda tramite formule di stock options l’affare è presto che servito.
Un’altra condizione che ha favorito il boom delle aziende militari private è la struttura leggera e dinamica di quest’ultime. Le PMF non essendo costrette a tenere sotto contratto un elevato numero di impiegati, si avvalgono specialmente di personale qualificato disponibile ad incarichi saltuari. Inoltre questa struttura cosi agile e leggera permette loro di piazzare sedi nelle situazioni più favorevoli, dato che una lista di potenziali clienti o impiegati non necessita di essere gestita da un luogo particolare; per di più sempre più PMF stabiliscono la loro sede nei paradisi fiscali come le Cayman o le Seychelles avvicinandosi alle tendenze generali dell’economia mondiale.
I maggiori clienti delle PMF sono individuabili principalmente in due settori: le ONG (organizzazioni non governative) e le multinazionali. Per quanto riguarda il primo caso, sono le stesse ONG che ricercano personale privato altamente specializzato per la difesa dei volontari o i dipendenti e per prevenire eventuali danneggiamenti o saccheggi delle risorse destinate alle popolazioni nelle zone di crisi. Nel caso delle grandi multinazionali, specie del settore industriale estrattivo-minerario, dove bisogna necessariamente estrarre e trattare il materiale sul posto, e visti i crescenti pericoli in quei Paesi e la scarsa disponibilità di protezione delle strutture statali locali, sempre più colossi industriali tendono non solo a servirsi di PMF, ma a integrarle in maniera più stabile nelle loro attività. Veri e propri eserciti di occupazione a difesa degli interessi capitalistici. Compagnie private sono state coinvolte anche nelle tristi vicende dello scandalo di Abu Ghraib, la prigione irachena teatro di torture e abusi fisici e psichici durante la seconda guerra del golfo. Le compagnie in questione sono Titan Corporation, specializzata nella fornitura di traduttori e CACI che usualmente si occupa di information technology. Alcuni dei loro dipendenti in alcuni casi hanno gestito in prima persona interrogatori e attività della prigione. E se i responsabili dell’esercito hanno subito una corte marziale per quanto successo, è probabile che gli operatori di Titan e CACI non saranno mai giudicati a causa di un vuoto di legislazione in merito.

Dati bibliografici: “Mercenari S.p.A.”

Idee in Movimento

giovedì 24 maggio 2012

OLTRE IL DOGMA LIBERISTA


Lavorare e fare sacrifici per finanziare il debito. Un debito infinito.
Infinito perché il denaro è a prestito, e per ogni prestito ci sono interessi da pagare. Semplice, lineare, non fa una grinza.
Quando andiamo a chiedere un mutuo, le banche vogliono garanzie e, come garanzie, per contro di un prestito virtuale, si è virtuale, non erogano soldi veri, chiedono beni reali.
Ora, proviamo a ragionare. Se in questo, che è un sistema bancario privato, i prestiti avvengono dietro garanzia, per quale motivo, nazionalizzando il sistema bancario non si potrebbero usare come garanzie, ad esempio, i lavori pubblici che lo Stato si impegnerebbe a realizzare? Non sono forse più reali i ponti, le scuole o le autostrade rispetto alle riserve auree? Non è forse più economicamente intelligente agganciare la creazione del denaro alla costruzione fisica di una società invece che ai derivati o alle varie forme di speculazione? La risposta è ovviamente si.
Il punto è che in un sistema così strutturato avrebbero troppo da perdere gli squali della finanza, i quali, ovviamente, agiterebbero lo spauracchio dell’inflazione come scoglio insormontabile per l’attuazione di una struttura economica basata sul credito anziché sul debito. Come se lo Stato per dogma, il dogma liberista, non fosse in grado di regolare stabilità dei prezzi e base monetaria circolante. E per Stato, si badi, non si va intendendo quello corrotto e cameriere del potere economico, bensì lo Stato forte, classe dirigente di una Nazione divenuta corpo unico, tendente nella medesima direzione, oltre i particolarismi individuali espressione dell’attuale società-massa.

Idee in Movimento

martedì 22 maggio 2012

ELEZIONI SERBE


Le elezioni serbe hanno immolato sull’altare della crisi finanziaria Boris Tadic. Dopo otto anni alla guida del Paese è stato infatti sconfitto dal suo rivale Tomislav Niklovic.
Con questo risultato si va consolidando  il fronte euro scettico del vecchio continente.
Niklovic dal 2008 è alla guida del Partito Progressista Serbo, una svolta moderata rispetto al suo curriculum politico che lo vide protagonista come vice primo ministro di Milosevic, sul finire degli anni 90.
Nonostante non sia più il leader del Partito Radicale Serbo, il neo Presidente mantiene alcuni paletti, retaggio del suo recente passato iper nazionalista, sia in politica interna che in quella estera.
Anche se non ha dichiarato espressamente la volontà di uscire dall’euro, Niklovic non sarà di certo un alfiere della moneta unica. Vi sarà un forte consolidamento dei rapporti con la Russia e probabilmente si accentueranno le tensioni con il Kosovo. Ma soprattutto il nuovo capo dello Stato dovrà fronteggiare i problemi che attanagliano il Paese; con una disoccupazione al 25%, l’inflazione all’11% e una corruzione smisurata avrà un duro lavoro da fare.

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martedì 15 maggio 2012

GAME OVER ITALIA


E bravo Monti!
L’uomo che doveva portarci fuori dalla crisi, l’uomo che doveva ridare fiducia ai mercati.
Bene, le lacrime&sangue hanno portato solo maggiore povertà e accentuato la sfiducia dei mercati.
L’Istat pubblica oggi dati sconfortanti; il prodotto interno lordo crolla del – 1,3% su base annua e lo spread veleggia sempre al di sopra dei 400 punti, 422 per la precisione.
Magari se il professore scendesse dalla cattedra cercando di capire che il popolo italiano non è costituito da numeri, ma da carne ossa e sangue, forse si renderebbe conto che l’Europa, così come è stata voluta dai suoi colleghi tecnocrati, è stata sconfitta dalla storia.

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mercoledì 9 maggio 2012

GIOVANI E PROFESSORI


Ci sono i professori al governo. E poi ci sono quelli più sfigati, rimasti a fare il loro inutile lavoro nelle Facoltà. Accade così che oggi, alla Cattolica di Milano, il titolare della cattedra di demografia si sia inventato un convegno per risolvere un problema ormai evidente: come possono contare i giovani in politica? La questione nasce da un dato assodato, confermato dall'ultima tornata elettorale: i giovani (sotto i 35) sono demograficamente una minoranza. Non potranno mai più contrastare le decisioni, a spettro assai limitato, degli ultra-sessantenni. Insomma, la sterilità del paese, oltre che sui conti pubblici e privati, incide, scientificamente, anche sulla rappresentatività. Ha senso questa democrazia, dove chi dovrebbe contare di più (naturaliter), invece conta di meno? Come tutelare questa nuova minoranza? Il professor tal dei tali della Cattolica proporrà un complicato calcolo ponderato dei voti under 30, derogando alla sacra e falsa legge democratica - una testa, un voto. A questo punto, diciamo noi, perchè non abolirlo direttamente questo fallimento carnevalesco e lasciar libero corso ai giovani, ai belli e ai forti?
 
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martedì 8 maggio 2012

ELEZIONI COMUNALI: LA DISFATTA DEI PARTITI


224.106.
E’ il numero, vastissimo, degli astenuti alle ultime comunali genovesi, pari al 44,48% degli aventi diritto al voto.
E non sono certo cittadini di serie b, anzi, sono il termometro dell’enorme sfiducia che il popolo nutre verso il sistema politico; e il prossimo sindaco dovrà tenere conto di questa maggioranza relativa della città.
Andando ad analizzare le percentuali, tenendo conto di tutti gli iscritti e non solo dei votanti, ecco come si presenta lo scenario. Desolante per tutti i partiti.

 

ASTENUTI            44,48%

DORIA                25,3%
MUSSO                7,85%
PUTTI                7,26%
VINAI                6,64%
RIXI                 2,46%


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venerdì 4 maggio 2012

LADRI DI NOTTE


I ladri, solitamente, agiscono di notte. Per svariati motivi. Il primo, non essere visti. Non sono da meno gli istituti finanziari. Ladri legalizzati. Così, negli ultimi giorni, per l'ennesima volta in poco tempo, gli accrediti delle banche della zona Ue presso la Bce, i così detti depositi overnight, quelli fatti di notte, al riparo da occhi e tasche indiscrete, sono saliti oltre gli 800 miliardi alla volta.
Ma cos’è un overnight? Un overnight è un deposito interbancario a brevissima scadenza per investire le eccedenze di liquidità. E non è un caso che questi depositi siano saliti cosi vertiginosamente nell’ultimo periodo. Draghi infatti, come ricorderete, ha prestato al sistema bancario circa 1000 miliardi al tasso dell’1%. Le banche, ovviamente, non essendo vincolate all’utilizzo di questa liquidità, hanno deciso di utilizzare questa marea di denaro non già per aiutare famiglie e imprese, ma per tappare i propri buchi di bilancio o per riacquistare le proprie obbligazioni.
Una truffa colossale, su cui si basa la rapacità delle crisi indotte dal circuito finanziario. Una truffa che andrà avanti indistrubata sino a quando l'intero sistema monetario non tornerà nelle mani dei popoli europei. Allora, di notte, sarà depositata giustizia.


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giovedì 3 maggio 2012

LA MORALE DEL BORGHESE


L’allenatore della Fiorentina reagisce in modo scomposto nei confronti di un suo giocatore reo di avergli mancato di rispetto. Due settimane prima gli ultras genoani interrompono la partita per fermare lo scempio calcistico a cui stavano assistendo.
Questo basta ad una società svirilizzata per gridare, tramite gli amplificatori di regime (giornalisti, pseudo intellettuali e opinionisti),  all’allarme violenza.
No cari signori, quella che voi chiamate violenza è, molto più semplicemente, VITA.
C’è ancora qualcuno a cui batte il cuore nonostante i vostri tentativi di intorpidire le coscienze. C’è ancora qualcuno che si ribella alla vostra finta democrazia farcita di parole vuote.
Voi continuate a masturbarvi guardando la vita dallo spioncino. Stupidi borghesi.

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ADELANTE PRESIDENTE!


Evo Morales, seguendo l'esempio dell'argentina Kirchner, ha deciso di procedere con la nazionalizzazione della Transportadora de Electricidad S.A. (la rete elettrica), di proprietà di Red Electrica Internacional, filiale del gruppo spagnolo Red Electrica. La sede dell'azienda a Cochabamba, è stata prontamente presidiata dalle forze militari boliviane dopo l'annuncio ufficiale.
Duro colpo per le multinazionali apolidi: il blocco social-nazionale dell'America latina può realmente costituire una spina nel fianco del capitalismo internazionale. D'altronde, come ebbe a dire lo stesso Peron: “L'ora dei popoli, l'ora delle rivoluzioni nazionali in America Latina prima o poi arriverà, si tratta di un processo irreversibile”.
Avanti così!


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mercoledì 2 maggio 2012

POPULISTI E DEMAGOGHI? PERCHE' NO.


Ultimamente, e forse l'argomento sarebbe più degno di un trattato di sociologia, tutti gli esponenti dei partiti cosiddetti “responsabili”, coadiuvati dall'apparato massmediatico al completo, hanno lanciato il loro anatema contro l'anti-politica.
Napolitano, feticistico guardiano della Costituzione, in occasione dei festeggiamenti del 25 aprile, ha messo in guardia dalla deriva populistica che potrebbe essere messa in scena dal demagogo di turno (leggasi Grillo). Morale: nulla sostituirà i partiti. O meglio, nulla deve sostituire i partiti.
Eppure qualcosa devono temere i guardiani della democrazia se, accendendo la televisione e avendo la ventura di ascoltare le dichiarazioni di un qualsivoglia politico, una battuta contro questi sedicenti capi- popolo non si risparmia mai. E' una tendenza bipartisan che accomuna tutti, da Cicchitto a Vendola.
Lo stesso scandalo Lega, se da una parte ha provato che il sistema democratico è corrotto a tutti i livelli (e ce n'era bisogno?), da un'altra ha mostrato, ancora una volta, la sospetta messa in moto, praticamente sincronica, del tandem magistratura-giornalisti, coeso contro l'unico partito di “pseudo-opposizione”. E con tanto di video-choc rubati da autisti, per giunta. Alto spionaggio, roba da Guerra Fredda. Ma, scherzi a parte, ciò che inquieta è il trovarsi di fronte all'ennesima inchiesta “alla Woodcock”: una bolla di sapone molto scenografica, non in grado di mettere realmente in pericolo il “sistema”, ma capace, se vogliamo, di provocare seri danni d'immagine.
Per cui, quando sentiamo piovere critiche sul Movimento Cinque Stelle e sul suo leader, bollato addirittura come “pericoloso”, pur essendo spiritualmente lontani da quell'afflato democratico che caratterizza i militanti del movimento sotto accusa, non possiamo che provare una certa simpatia per il comico genovese.
Chi è nemico di Monti e di coloro che l'appoggiano è nostro amico.

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